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Cuneo fiscale, ripresa e Italicum: tutti i guai dei "figli di Trojka" Renzi e Padoan

Cuneo fiscale, ripresa e Italicum: tutti i guai dei "figli di Trojka" Renzi e Padoan

Guai in vista per i "figli di Trojka". La definizione coniata dal deputato grillino Fabio Sibilia per il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan farà storcere il naso ai più educati (e infatti il presidente della Camera Laura Boldrini s'è infuriata), ma calza a pennello al post-fiducia al Senato. Il discorso dell'ex sindaco di Firenze a Palazzo Madama non ha convinto nessuno. Il Financial Times, per esempio, ha parlato di un manifesto "fiacco" e già si chiede se Renzi sia "una stella cadente destinata a sparire". Detto da chi in queste ultime settimane aveva aperto una linea di credito sulla fiducia al nuovo leader del Pd suona decisamente clamoroso. E sempre dall'Europa, ma da fonti ancora più autorevoli e ufficiali, è arrivato il primo serio ostacolo alle già fumose politiche economiche del governo che martedì sera riceverà la fiducia definitiva a Montecitorio: la crescita per il 2014 sarà leggermente inferiore al previsto, da +0,7 a + 0,6 per cento. Sfumature, ma per chi vorrebbe rimediare 10 miliardi di euro per il taglio del cuneo fiscale anche 500 milioni in meno potrebbero essere un bel problema.

Maggioranza o palude? - Come se non bastasse, Renzi e il suo governo stanno per entrare in una palude, quella parlamentare, finora a loro sconosciuta. Perché la maggioranza c'è, sebbene esigua (al Senato è a quota 169, 4 in meno di quella già scricchiolante di Letta del dicembre 2013). Ma a ben guardare è una maggioranza inesistente, destinata a sfaldarsi appena il premier proverà a schiacciare l'acceleratore. Basta ascoltare i giudizi rilasciati subito dopo il discorso di Renzi al Senato: gelidi quelli dei democratici, più ottimisti quelli di Forza Italia. A Palazzo Madama, Pippo Civati, Corradino Mineo, Felice Casson hanno deciso di votare la fiducia turandosi il naso, ma promettendo che tra 3 mesi ci sarà una resa dei conti. Se le riforme saranno avviate, bene. Altrimenti tutti a casa. Carlo Giovanardi, di Ncd (quindi, della maggioranza), si è detto disgustato dai toni decisamente "sfrontati" del nuovo premier. Michaela Biancofiore al contrario incarna lo spirito di Forza Italia e dei berlusconiani, affascinati dalla "rottura" renziana e disposti a concedergli tempo. Ci mancava solo Stefano Fassina a guidare la rivolta dem alla Camera. A Montecitorio i numeri sono blindati, ma il clima è forse addirittura più pesante che a Palazzo Madama (anche grazie alla nutrita e combattiva pattuglia grillina).

L'agguato Pd all'Italicum - Per fare cosa è tutto da vedere, visto che il primo punto da cui voleva partire Renzi era la legge elettorale. Bene, Miguel Gotor, senatore Pd e bersaniano di ferro, auspica al contrario che ora tutto l'impianto dell'Italicum venga ridiscusso, partendo da un confronto con il Nuovo Centrodestra e facendo carta straccia dell'accordo pre-crisi con Silvio Berlusconi. Vero è che Renzi ha dato la sua parola anche ad Angelino Alfano, promettendogli che prima dell'Italicum si parlerà di riforma di Senato e Titolo V con l'obiettivo di allungare i tempi di questa legislatura. Ma il premier sa anche che se così sarà perderà l'appoggio della sua "maggioranza ombra". Forza Italia è finora l'unico partito che, sia pur all'opposizione, ha accolto con un minimo di calore il suo avvento a Palazzo Chigi. Fino a quando Renzi riuscirà a stare in bilico tra nemici fidati e amici infidissimi?

di Claudio Brigliadori

 

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