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Brigate verdi

Rinviati a giudizio 36 leghisti: parteciparono alle Camicie verdi. Per il gup "un'associazione di carattere militare con scopi politici e mezzi violenti".

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Brigate verdi
Ci hanno messo 14 anni per stabilire che le Camicie Verdi create da Bossi nel 1996 erano un'associazione militare. E poi dici che non serve la legge sul processo breve. Nulla di grave è accaduto da quando la guardia padana fu creata, ma oggi il gup Barbaglio ha deciso di rinviare a processo 36 leghisti del tempo che fu perché pericolosi come brigate verdi. Le camicie erano «un'associazione di carattere militare con scopi politici (...) poi confluita in altra più complessa struttura denominata Guardia Nazionale Padana», ha detto infatti il Gup di Verona. Fra i36, il segretario veneto e sindaco di Treviso Gian Paolo Gobbo e il veneziano Alberto Mazzonetto. Saranno processati a Verona l'1 ottobre.
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L’associazione composta da una pluralità di persone aveva un carattere di stabilità, rivolta al perseguimento di uno scopo politico e dotata di forza di intervento, in ragione del dispiego di forza fisica o intimidazione improntata all’uso di mezzi violenti



Il giudice veronese Barbaglio ha preso atto della mancata autorizzazione nei confronti di dieci parlamentari, tra cui gli attuali ministri Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, una volta implicati anche loro nell'indagine. Ma ha rinviato a giudizio gli altri 36. Scrivendo che l’associazione «composta da una pluralità di persone aveva un carattere di stabilità, rivolta al perseguimento di uno scopo politico e dotata di forza di intervento, in ragione del dispiego di forza fisica o intimidazione improntata all’uso di mezzi violenti».

Il rinvio a giudizio è stato deciso dal Gup di Verona al termine dell'udienza preliminare nel procedimento che aveva subito due lunghi momenti di pausa per attendere il pronunciamento dapprima di Strasburgo e poi della Corte Costituzionale, sulla posizione degli indagati che all'epoca ricoprivano la carica di eurodeputati o di parlamentari.

L'indagine, che aveva preso in esame l'operato delle cosiddette «camicie verdi» e che aveva coinvolto anche i vertici del Carroccio,  fa riferimento al periodo tra il 1996 e il 1997. L'inchiesta era stata avviata dall'allora procuratore Guido Papalia.

 Secondo l'accusa - che nel corso delle udienze ha prodotto una lunga serie di intercettazioni telefoniche - la Guardia Nazionale Padana sarebbe stata allestita con l'obiettivo anche di organizzare attraverso un'organizzazione armata la resistenza e pianificare l'eventuale secessione. I 36 imputati, in gran lombardi e veneti, ma anche piemontesi, friulani, liguri ed emiliani, dovranno comparire in aula davanti al collegio presieduto da Marzio Bruno Guidorizzi.

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Commenti all'articolo

  • futuro libero

    26 Gennaio 2010 - 12:12

    come certe sentenze siano veloci ed altre no. Sono 60 anni che stanno ancora indagando su certi partigiani e stabilire se erano colpevoli o assassini, con le foibe è finito in prescrizione.

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  • lrinaldo

    26 Gennaio 2010 - 11:11

    Secondo me,questi magistrati,cercano di attizzare il popolo affinchè qualcuno passi dalle parole ai fatti,per poter poi dire che hanno ragione loro. Ci deve pensare il Governo,con una riforma Pesante che inchiodi la Casta e li faccia lavorare seriamente. Chi vuol fare politica non deve fare il magistrato. E chi sbaglia paga di tasca sua...

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  • andy_mer

    25 Gennaio 2010 - 10:10

    DUNQUE' RICAPITOLANDO..... PER I NS MAGISTRATI I TERRORISTI MUSSULMANI SAREBBERO DEI VERI "PATRIOTI" MENTRE I LEGHISTI UN''ORGANIZZAZIONE PARA-MILITARE SOVVERSIVA. LOGICO NO ?

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