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Inchiesta G8-Maddalena, il procuratore Toro si dimette

Il magistrato indagato per rivelazione del segreto d'ufficio. Coinvolto anche il figlio

Inchiesta G8-Maddalena, il procuratore Toro si dimette
Il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, indagato nell'ambito dell'inchiesta per gli appalti G8 alla Maddalena, si è dimesso dall'ordine giudiziario. Lo ha fatto inviando una lettera al  procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara che giovedì la inoltrerà al ministro Guardasigilli e al ministero di Grazia e  Giustizia e al Consiglio Superiore della Magistratura.
Dando le dimissioni irrevocabili dopo 40 anni di servizio,  Achille Toro evita di essere sottoposto al procedimento disciplinare  che stava per essere avviato come richiesto dalla Procura generale  della Cassazione, alla quale spetta appunto la via dei procedimenti di natura disciplinare riguardanti i magistrati.

Indagati padre e figlio - "Voglio essere libero di difendere la mia onorabilità e quella di mio figlio Camillo (anch'egli indagato dalla procura di Firenze, ndr) -scrive Toro- e nel contempo desidero eliminare ogni ragione di imbarazzo nell’ambiente di lavoro. Così, con grande rammarico, ma con animo sereno, dichiaro la mia volontà di dimettermi  dall’ordine giudiziario con effetto immediato".

Le accuse - 
Rivelazione del segreto d’ufficio. E' questo il reato ipotizzato dalla procura di Firenze (e ora al vaglio della procura di Perugia, per competenza territoriale) per Achille Toro, il procuratore aggiunto della capitale.  Secondo gli investigatori, sarebbero lui e il figlio Camillo le fonti dell’avvocato Edgardo Azzopardi che, a nome degli altri indagati, nell’estate del 2009 cerca di capire se ci sono indagini in corso su di loro. 

In passato Toro era già stato indagato a Perugia insieme con Giovanni Consorte, numero uno della Unipol e braccio armato della finanza rossa, sempre per una ipotesi di rivelazione del segreto d’ufficio. Il procedimento è stato archiviato, ma quel fascicolo ha posto Toro in una situazione difficile. 

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Commenti all'articolo

  • finale

    21 Febbraio 2010 - 23:11

    (da Wickipedia) Maurizio Tortorella 1/6/2000 Settembre 1994: un imprenditore confessa un contributo illecito, il futuro premier conferma, un giudice archiviaper prescrizione. E il pm, cinque anni dopo aver condotto gli accertamenti, va al governo. Con l'ex indagato.

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  • marmolada

    19 Febbraio 2010 - 10:10

    E' facile dimettersi quando si sa che si sarà giudicati da amici:lupo non mangia lupo.Ricorda molto la storia di Di Pietro,quando si dimise dalla magistratura.Aveva accumulato una così grande serie di scorrettezze (prestiti da corrotti,loro assidua frequentazione-il gruppo dei socialisti con a capo Pillitteri- la famosa Mercedes,la protezione accordata a Pacini Battaglia,i favori da lui ricevuti per riconoscenza ecc.) che non avrebbe potuto sostenere la rabbia dei colleghi per il fango che la magistratura milanese avrebbe ricevuto quando tutte queste cose fossero state fatte emergere.Quando emersero,successe una cosa stupefacente:al tribunale di Brescia,nonostante i PM avessero raccolto materiale per andare al processo il GIP ed il GUP operarono per non andarci e fecero loro tutto l'iter processuale fino all'assoluzione.Esempio unico in Italia!!!Quindi i magistrati che si dimettono non mi incantano,restano comunque a galla.

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  • Liberovero

    18 Febbraio 2010 - 20:08

    nel fratempo si è dimesso per essere giudicato. Chi ha degli incarichi istituzionali e non è accusato di reati bagattellari dovrebbe seguire l'esempio di questo magistrato. Difendersi nel pocesso non dal processo.

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  • z.signorini

    18 Febbraio 2010 - 19:07

    Moltissimi magistrati, procutarori, ecc. ecc. dovrebbero far come questa persona. Ormai è agli occhi di tutti che la giustizia è una grande bellinata. Non l'abbiamo portata noi popolo italiano a questo sfacello. Per cui se, teoricamente avessero un bricciolo di coscienza (e cuì ne dubito) si dimetterebbero moltissime persone di queste. D'altronde ormai non è più una questione di lavoro serio concreto professionale di rappresentanza dello stato e del popolo italiano, è semplicemente una questione di stipendi alti, lavoro sicuro, lavorare poco, e potere, e quando fà comodo per farsi vedere alla tv rompere le balle.

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