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Le indagini puntano all'appalto del Sisde

L'inchiesta si concentra sui lavori di ristrutturazione della caserma degli 007 affidati ad Anemone, quando l'ex ministro era al viminale

Le indagini puntano all'appalto del Sisde
Nel mirino della procura di Perugia c’è il vecchio incarico di Claudio Scajola come ministro dell’Interno. Due anni prima che comprasse la casa di nove vani con vista sul Colosseo (con l’acquisto del 6 luglio 2004 a cui si sospetta abbia contribuito Diego Anemone con 900mila euro), il titolare del Viminale avrebbe infatti elargito «preziosi favori» all’imprenditore. Addirittura, si vocifera nei corridoi degli uffici giudiziari, sarebbe stato l’esponente del PdL a far diventare l’indagato un grande imprenditore, che a sua volta si sarebbe quindi sdebitato con il regalo in mattoni.
 
Servizi segreti
Agli atti ci sarebbe l’incarico di costruire una delle più importanti sedi dei Servizi segreti: la palazzina del Sisde in piazza Zama, a Roma, con relativo conferimento del Nos (il nulla osta sicurezza che permette di lavorare in posti sensibili e, quindi, nei cantieri per il G8). Una circostanza che chiuderebbe il cerchio dei favori immobiliari venuti pochi giorni fa allo scoperto. Il giovane costruttore, all’epoca, si sarebbe infatti mosso anche grazie al benestare del responsabile dell’ufficio logistico degli 007, che all’epoca era il generale della guardia di finanza Francesco Pittorru, finito nel mirino per gli altri due appartamenti comprati sei anni fa all’Esquilino grazie ad Anemone.
Nel capoluogo umbro i magistrati stanno lottando contro il tempo per tracciare tutti i movimenti di denaro della cricca. Soprattutto quelli che legherebbero Diego Anemone ai due ex ministri, il dimissionario Claudio Scajola e Pietro Lunardi, che nel precedente governo Berlusconi era a capo delle Infrastrutture. La scadenza è già segnata: tra otto giorni, venerdì 14 maggio, l’ex titolare dello Sviluppo Economico è atteso negli uffici giudiziari per spiegare la presunta compartecipazione dell’imprenditore all’acquisto della casa di via Fagutale. Dall’altra parte, invece, i colleghi di Firenze sono già un passo avanti. Ieri il gip Rosario Lupo ha accolto la richiesta di giudizio immediato per i quattro indagati della Scuola dei Marescialli e ha fissato la prima udienza per il 15 giugno prossimo. Una decisione che significa solo una cosa: è stata confermata l’evidenza delle prove, nonostante gli interessati abbiano sempre negato qualunque coinvolgimento. 

Il filone toscano
Con l’avvio del processo toscano, gli inquirenti depositeranno le carte del filone rimasto loro dopo l’apertura dello stralcio perugino (per l’incompetenza territoriale che mandava le carte a Roma e il conseguente conflitto di interessi generato dalla presenza tra gli indagati del procuratore aggiunto Achille Toro) . Con l’imminente deposito in cancelleria di 33 faldoni, senza contare i 24 già usciti e che a febbraio svelavano il «sistema gelatinoso della cricca», i magistrati fiorentini annunciano sorprese. Voci impazzite parlano di altri nomi importanti che sarebbero rimasti «incastrati» in quei nove dossier tuttora inediti. Gli avvocati che difendono i protagonisti (i funzionari della Protezione civile Angelo Balducci e Fabio De Santis, in carcere, e gli imprenditori Guido Cerruti e Francesco Maria De Vito Piscicelli, ai domiciliari) non hanno potuto fare nulla contro i togati. L’altro ieri è arrivata la richiesta dei pm di procedere con la massima urgenza, in serata loro hanno inviato delle memorie che si opponevano all’ipotesi, ma già ieri mattina il gip ha spazzato via ogni dubbio accogliendo la richiesta del rito immediato. I difensori, tra le altre cose, contestavano la scelta di procedere in tempi brevi solo per i loro assistiti e non per gli altri indagati della stessa vicenda. «In un processo per corruzione», spiegano, «non si può giudicare il presunto corruttore separatamente dal presunto corrotto». Eppure, così sarà. Una decisione, tra l’altro, che ha bloccato l’imminente scarcerazione prevista al termine dei tre mesi per la custodia cautelare in carcere che, in casi del genere, raddoppia. Fuori da questa tornata, invece, e dunque a piede libero già domenica prossima, il funzionario Mauro Della Giovampaola e l’imprenditore Diego Anemone.

(Roberta Catania)

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Commenti all'articolo

  • giuliab09

    07 Maggio 2010 - 12:12

    avrebbe dovuto dire" io non ci sto", forse questa parolina magica, sarebbe bastata a bloccare ogni rumors...e l'inchiesta,sopratutto, come accade a Scalfaro ....allorchè a rete unificate...e così per magia anche l'architetto Saladino che aveva ristrutturato ecc.ecc....ma allora , magistratura batti in testa o batti i colpi che preferisci battere?

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  • blues188

    06 Maggio 2010 - 20:08

    In fondo Anemone ha rifatto l'unità d'Italia. Ha unito gli imbroglioni e i corrotti. Merita un premio e il discorso del nostro Presidente

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  • agostino.vaccara

    06 Maggio 2010 - 13:01

    Mi sembra di ricordare che molti anni fa un altro inquilino del viminale ebbe problemi con certi fondi occulti e da lui, presumibilmente, incamerati. Non se ne fece niente perchè nel frattempo questo inquilino cambiò casa. Così tutto fu "dimenticato". Io ho stima per la magistratura in generale, però mi chiedo perchè certe inchieste proseguono ed altre vengono messe in un binario morto.

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