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"Mi hanno fatto denudare perché ho pubblicato i verbali su Bertolaso"

La nostra cronista interrogata dai carabinieri dopo la pubblicazione dei documenti sulla deposizione del sottosegretario

"Mi hanno fatto denudare perché ho pubblicato i verbali su Bertolaso"
Perquisita e interrogata. La pubblicazione del verbale di Guido Bertolaso, nell’ambito dell’inchiesta sul G8, non è piaciuta alla Procura della Repubblica di Perugia, che ha aperto un fascicolo per violazione del segreto istruttorio. I magistrati volevano che le dichiarazioni rese dal capo della Protezione civile restassero riservate, tanto da avere scelto di non depositare le nove pagine che le contengono. Ma Libero e Il Fatto quotidiano ne sono entrati in possesso e ieri hanno pubblicato l’atto, scatenando la reazione degli inquirenti. È il gioco delle parti: trovata una notizia, i giornalisti la scrivono; dall’altra parte, i carabinieri e i magistrati indagano su un reato. Il procedimento è a carico di ignoti, ma, com’era ovvio che fosse, sono scattate le perquisizioni e gli interrogatori di chi era entrato in possesso di quelle carte. Perciò alle 12.30 ci è stato notificato il decreto di perquisizione.
Ero in procura, sperando di incontrare il pm Sergio Sottani o qualche investigatore che collabora con lui, proprio per avere chiarimenti e novità sull’inchiesta che ha portato a galla una nuova tangentopoli. E ci sono riuscita: ho incrociato i carabinieri del Ros, che si sono fermati a parlare. Solo che non era per dare risposte, erano loro che volevano fare domande. Soprattutto una: dove fosse il verbale coperto da segreto istruttorio. Ma la prima regola di un giornalista (prima ancora di dare una notizia) è garantire la propria fonte, perciò ho risposto la verità, che non avevo più quel verbale. Dopo averne scritto, lo avevo distrutto e me ne ero disfatta. Mi hanno spiegato che se non avessi dato loro la carta (sulla quale compiere accertamenti per risalire da dove provenisse) mi avrebbero perquisito. Perciò, mentre uno saliva a prendere il decreto dal pm Sottani, l’altro è rimasto con me nel parcheggio. Nel frattempo ho avvertito il direttore Maurizio Belpietro, che ha immediatamente contattato avvocati di sua fiducia. Soprattutto, in tempi brevissimi, ha fatto in modo che arrivasse un legale di Perugia, per assistermi sul posto e verificare che tutto avvenisse in modo irreprensibile. Come infatti è stato.  
Con il decreto in mano, gli uomini del Ros mi hanno accompagnata nell’albergo dove alloggio. Per prima cosa gli investigatori hanno esaminato i faldoni che avevo in una busta. Hanno cercato in mezzo alla pila di giornali e altre carte, documenti su questa e altre inchieste, che comunque non hanno toccato. Agendo quindi con grande correttezza. Stavano cercando il verbale, perciò le altre cose non erano di loro interesse. Non trovando l’atto giudiziario, la ricerca si è spostata al bagaglio personale. Due carabinieri hanno tolto le mie cose dalla valigia, le hanno esaminate una ad una, e le hanno rimesse al loro posto, piegando i vestiti nel modo più simile a come li avevano trovati. Gentilmente, e in un clima di grande serenità, l’attenzione si è spostata al computer e agli apparati elettronici (palmare, cellulari, chiavette usb). Anche lì nulla da fare. A quel punto è scattata la perquisizione personale, della quale si è occupata una donna. Il carabiniere mi ha accompagnata in bagno e mi ha chiesto di togliermi i vestiti. Man mano che sfilavo gli indumenti, lei li controllava. Rimasta in biancheria intima, il carabiniere donna mi ha chiesto (scusandosi per il disagio) di togliere anche quella, per essere certa che non custodissi ben celata un’altra chiavetta usb. Questa chiavetta non c’era e il militare ha aspettato che mi rivestissi, riaccompagnandomi dove i colleghi stavano finendo di controllare la borsa del portatile. Dopo la perquisizione della mia macchina, anch’essa andata a vuoto, sono stata portata in procura. Il collega Massari è entrato nella stanza di Sottani prima di me. Si è appellato al segreto professionale ed è uscito. Poi è stato il mio turno. Il magistrato ha anticipato la mia risposta, immaginando che mi sarei appellata anch’io. Ha quindi puntato su chiarimenti di contorno (se avessi avuto il verbale in formato digitale o cartaceo, se sul documento vi fossero le firme e chiedendomi conto di alcuni fax ricevuti e inviati dall’albergo). Ma non ha insistito, di fronte al mio rifiuto a fornire qualunque elemento che potesse restringere il campo attorno alla mia fonte, dopo quasi un’ora, ha chiuso l’incontro. Nel frattempo, mentre ero con lui e il colonnello del Ros, un tecnico della procura ha copiato la memoria del mio computer. L’accesso gliel’ho dato io stessa, digitando la password, tranquilla del fatto che nel pc non troveranno altro che le foto delle mie vacanze e i documenti word degli articoli che mando al giornale quando lavoro come inviata e non mi trovo nella redazione di Roma.
Un’avventura finita bene, per me, che come primario interesse ho quello di tutelare le mie fonti. Forse meno bene per pm e carabinieri, che avranno difficoltà a scoprire da dove sia uscito il verbale. Ma è il gioco delle parti: ognuno ha fatto il proprio mestiere. Ed è stato fatto nel rispetto reciproco.

(Roberta Catania)

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Commenti all'articolo

  • LoZioTazio

    23 Maggio 2010 - 08:08

    A me quersta storia del segreto professionale e del tutelare le fonti non mi convince nemmeno un poco, mi sembra una scusa legalizzata per sottrarsi in maniera omertosa al dovere civico di denunciare un malfattore, perché chi sottrae un fascicolo coperto dal segreto istruttorio e lo passa/cede/vende a un giornalista per me nient' altro é che un ladro, ovvero un malfattore, e il giornalista cher lo riceve é un ricettatore, o come minimo un omertoso che copre col proprio silenzio le malefatte altrui. E quindi, siccome la legge deve essere uguale per tutti, i giornalisti ricettatori e omertosi andrebbero inquadrati nei rigori di legge come tutti i cittadini, senza tutti questi privilegi di casta dietro i quali si trincerano col risultato di perpetuare illecite, anzi, criminali sottrazioni di documenti proteti dal segreto istruttorio.

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  • rebarbaro

    19 Maggio 2010 - 15:03

    I CARABINIERI DEBBONO SOLO OBEDIRE (OBEDIR TACENDO...) AI PROPRI SUPERIORI E A NESSUN ALTRI OPPURE I CANCELLI DEI MANICOMI SI APRONO AL CONTRARIO. CIOÉ I CORPI DI POLIZIA SONO AGLI ORDINI DELLA MAGISTRATURA ? E CHI IMPEDISCE ALLORA A QUESTI GIUDICI O A QUEGLI ALTRI DI MOBILITARE LA TERZA FORZA TETTICA, DEI CARABINIERI APPUNTO, E DI SCATENARE IL FINIMONDO TRAVOLGENDO CHIUNQUE SI FRAPPONGA. MA SIAMO IMPAZZITI. MA PROPRIO TUTTI QUESTA CONGERIE DI MECCANISMI AUTOMATICI CREATI DAI GOVERNI CANAGLIA DI SINISTRA É CHE BISOGNAVA CANCELLARE E STRITOLARE BLINDANDO I PROVVEDIMENTI IN MODO IRREVERSIBILE, ALTRO CHE DIALOGO E PANNICELLI. IERI SONO RIMASTO BLOCCATO PER PIÚ DI UN QUARTO D'ORA DA DUE GROSSE AUTO DI SCORTA PIAZZATE IN CORSIA PRIVILEGGIATA E CHE HANNO BLOCCATO IL TRAFFICO IN MODO SCONSIDERATO E STRAFOTTENTE PER PRELEVARE QUALCHE MAGISTRATO E FAMIGLIA E PORTARLO, DATA L'ORA FORSE A PRANZO. TUTTO QUESTO É INAUDITO ANCHE NELLA REPUBLICA DI PANCIO VILLA E PREPARA VIOLENZA E LUDIBRIO.

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  • daniloilo

    18 Maggio 2010 - 10:10

    Penso che la giornalista non doveva pubblicare il fascicolo coperto da segreto istruttorio.Se qualcosa non deve essere pubblicato,non vedo che differenza passa tra lei e la persona che glielo ha consegnato(illegalmente).Il giornalista ha diritto di violare la legge?

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  • PIETROARC

    18 Maggio 2010 - 09:09

    Gent.ma Signora condivido la Sua opinione. Il Suo mestiere è quello di pubblicare le notizie, i magistrati di indagare. I Magistrati dovrebbero indagare prima su di sè ed i propri collaboratori. E' possibile mai ogni volta meravigliarsi dei giornalisti??? Perchè non si indaga su chi è pagato per fare indagini (Magistrati, Suoi collaboratori, forze dell'ordine che ascoltano e verbalizzano..etc...) e passa le notizie ???? Troppo comodo prendersela con i giornalisti. Si incominci a mandatre in galera chi passa le notizie e poi vediamo quante notizie escono. Cordiali saluti

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