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Berlusconi cita il Duce: "Non ho nessun potere"

Durante la conferenza stampa all'Ocse il Cav recita una parte dei diari di Mussolini. Nell'ultimo libro di Vespa denuncia: "I processi politici sono un'anomalia italiana"

Berlusconi cita il Duce: "Non ho nessun potere"
"Io di potere non ne ho. Proprio come Mussolini". Così, Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa dell'Ocse. Il premier, che recentemente si è appassionato alla lettura dei diari del Duce, ha citato una frase degli scritti di Benito Mussolini, in cui si ritrova in pieno. "Io non ho nessun potere - scrive il Duce e racconta Berlusconi - forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma niente altro".  Per il Cavaliere, lo stesso succede a lui. "Io non ho nessun potere, magari lo avevo da imprenditore, ma oggi non ce l'ho...". 
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Io non ho nessun potere - scrive il Duce e racconta Berlusconi - forse ce l'hanno i gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma niente altro.


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Il presidente del Consiglio ha preso spunto da una domanda di un cronista che chiedeva se i governi non si sentano privati della loro sovranità, visto che i mercati non tengono conto delle loro decisioni per fronteggiare la crisi. E' a questo punto che a Berlusconi è tornato in mente Mussolini. "Come primo ministro non ho mai avuto la sensazione di essere al potere, di avere potere. Forse l’ho avuto come imprenditore quando avevo 56 mila collaboratori. Ma adesso non ho nessun potere. Chi è nella posizione di capo di governo, di potere vero non ne ha assolutamente nulla".

Gradimento sempre alto - Nessun canto del cigno, sia chiaro. Silvio non si arrende. E infatti dichiara "Sono fortunato, perché pur avendo fatto una manovra di sacrifici, i sondaggi di questi giorni mi danno ancora sopra il 60% di apprezzamento degli italiani".

Le confessioni a Vespa - 
E' di questa mattina, invece, l'ennesimo attacco alle toghe da parte del premier. Dalle pagine dell'ultimo libro di Bruno Vespa, Nel segno del Cavaliere, Berlusconi dichiara: "Nessuno di questi processi politici può portare a una condanna. Sono semplicemente processi costruiti sul nulla per inchiodare il presidente del Consiglio sulla graticola mediatica. Questo è il vero scandalo. Una magistratura politicizzata che usa i processi come strumento di lotta politica contro chi è stato eletto democraticamente dalla maggioranza degli italiani".

E' lo stesso giornalista a ricordare, in tema di riforme della giustizia, che l'approvazione del legittimo impedimento sembrava aver riposto in archivio la legge destinata ad accorciare la durata dei processi, ma il Cav non sembra averci rinunciato: "Il provvedimento approvato al Senato sulla 'ragionevole durata del processo', che non è affatto breve, può durare purtroppo fino a 15-16 anni, nei casi peggiori, consentirà di fissare una data limite, oltre la quale non si potrà più continuare nella finzione di una giustizia giusta. Dai limiti introdotti sono esclusi i reati più gravi, come mafia, terrorismo, criminalità organizzata, e questo dovrebbe dare a tutti le necessarie garanzie circa un provvedimento che non significa né impunità, né amnistia mascherata.
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La magistratura politicizzata ha un potere enorme, privo di contrappesi, che purtroppo abbiamo visto all’opera anche nelle recenti elezioni regionali, quando le toghe politicizzate hanno dettato i tempi e perfino i contenuti della campagna elettorale

Ricordiamoci che i procedimenti arretrati, tra penale e civile, sono quasi 9 milioni. E che i tempi della nostra giustizia sono talmente lenti che l’Italia è al 156esimo posto su 180 considerati da una classifica stilata dalla Banca Mondiale, una graduatoria che ci vede dietro perfino a diversi Paesi africani. E' proprio per la lentezza della nostra giustizia civile - sottolinea ancora Berlusconi - che molti investitori stranieri non vengono in Italia. Come si può attendere più di dieci anni per farsi rimborsare un credito? E’ una vergogna che vogliamo cancellare. Prima ci riusciremo, meglio sarà per tutti".   Il problema è che "si facciano passare per leggi 'ad personam' provvedimenti approvati democraticamente dalla maggioranza parlamentare e che sono oggettivamente a favore della collettività". Sia chiaro, ad esempio,"nessuno ha mai pensato di sottoporre i pubblici ministeri al potere politico", assicura il premier, "ed è solo l’ultima delle accuse che ci vengono lanciate per metterci i bastoni nelle ruote".
Inoltre "sui miei processi con giudici super partes io non ho alcuna preoccupazione. Quei processi però sono la vera anomalia italiana: le aggressioni pretestuose e a getto continuo contro un presidente del Consiglio che ha giurato la sua innocenza in processi che non hanno fondamento alcuno".

Occorrerà dunque mettere mano alla Costituzione?. "Sicuramente. Questi cambiamenti presuppongono una riforma della giustizia di tipo costituzionale, che porterà a cambiamenti non più rinviabili. Per esempio, non più un solo Csm, ma due distinti organismi, uno per gli avvocati dell’accusa e uno per i giudici che giudicano. Questo si legherà al fatto che le carriere, e non solo le funzioni, saranno separate. Il risultato dovrà essere tale da porre sullo stesso livello l’avvocato dell’accusa e quello della difesa, mentre oggi non è così e soprattutto si dovrà fare in modo di porre fine all’uso politico della giustizia da parte di una minoranza di toghe politicizzate".

"Il tema dell’immunità riguarda a maggior ragione le cariche più alte dello Stato e i membri del governo. Per questo cercheremo di arrivare a una soluzione il più possibile condivisa, ma senza sottostare a veti di alcun tipo. Molti settori politici, della maggioranza e dell’opposizione - osserva il leader Pdl - hanno manifestato nei mesi scorsi di essere d’accordo sul ripristino dell’immunità per chi viene eletto in Parlamento, immunità incautamente cancellata nel 1993, con il risultato di consegnare alla magistratura politicizzata un potere enorme. Un potere privo di contrappesi, che purtroppo abbiamo visto all’opera anche nelle recenti elezioni regionali, quando le toghe politicizzate hanno dettato i tempi e perfino i contenuti della campagna elettorale".

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  • fonty

    fonty

    31 Maggio 2010 - 16:04

    Il mio plauso, perchè nel bailamme della retorica presidenziale sui 150 anni della (Dis)Unità d'Italia vedo che sei una dei pochi con le idee chiare (scusami il tu confidenziale permesso nel blog). Sono d'accordo che questa cosiddetta unità dovuta alla conquista forzata del sud con le armi fu una jattura sia per il sud che per il neonato regno d'Italia, che se ne pentì amaramente quando esplose il "brigantaggio" o meglio l'insurrezione popolare che causò centinaia di migliaia di morti da una parte nella popolazione e dall'altra nell'esercito mandato a domarla e che non fu altro che la delusione e il risentimento per essere stati colonizzati a forza dai "Piemontesi". Anche Garibaldi sembra che nelle sue memorie abbia ammesso che la conquista del Sud fu un errore e ancora di più averlo consegnato su un piatto d'argento al re. Lui, come Mazzini, Cattaneo ed altri antimonarchici volevano una nuova Italia sul modello federale e non certo centralistica, con dei governi locali e federati sul tipo degli USA proprio come vuole ora la Lega, erede del pensiero di Cattaneo ma che invece non fu fatto per le smanie di grandezza di V.E.II il quale invece pensò bene di impadronirsi subito di tutto quello che c'era, come l'oro del banco di Napoli. E non fu fatto nessun referendum per l'annessione onde sentire il popolo; cinque anni più tardi fu invece fatto per l'annessione del Veneto, ma anche qui sembra che si sia trattato più di una forzata annessione mascherata che di un vero referendum confermativo. Dopodichè per i Veneti come per i meridionali iniziò la diaspora dell'emigrazione verso tutti i paesi del mondo, è toccato lo stesso destino agli uni e agli altri, io lo dico da Veneto che ha voluto studiare e approfondire la memoria storica di quegli avvenimenti e che ha tra gli antenati tanti di quegli emigranti.Cordialmente.

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  • Cicilia

    31 Maggio 2010 - 12:12

    ..quando ci avrebbe dovuto pensare lo stato direttamente, che spendeva invece il 35% del PIL per il nord e solo lo 0,5% per il sud (l'inchiesta fatta a suo tempo da Luigi Barzini fa chiarezza sulla Casmez). La mafia in tutto questo si colloca come uno strumento aggiunto al sistema: per i rifiuti di Napoli hanno più colpa i Settentrionali che hanno venduto i rifiuti alla camorra, che i napoletani che se li sono beccati. Non le pare? Concludendo, fermorestando che anche da voi c'è stato chi con la magistratura ha avuto qualche problema (tangentopoli, crack parmalat, ecc..), mi chiede se ho mai visto un bergamasco fregare un siciliano? Si. Spedizione dei mille, conquista di carattere colonizzatrice del Regno delle Due Sicilie. E' così che nasce la questione meridionale, sa? Prima non si emigrava, prima la mafia era un fenomeno ridotto, prima eravamo il terzo stato più industrializzato d'Europa (fonte:Exposition Universelle de Paris de 1856).. Poi siete arrivati voi...Ma grazie, eh!

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  • Cicilia

    31 Maggio 2010 - 11:11

    premessa: non ne faccio una questione di chi è meglio tra terroni e polentoni, non nego le responsabilità dei meridionali, e sono daccordo con il federalismo (osteggiato dai meridionali? Ora si hanno le idee più chiare). Farò un torto alla mia gente, ma c'è una cosa chiamata "verità" dalla quase non si può prescindere, se si ha un minimo di onestà intellettuale e per questo ribadisco, mi spiace, è così che è andata: nel secondo dopo guerra, il rilancio dell'economia meridionale fu affidato alla Casmez che non ha rilanciato l'economia del territorio, ha reso possibile l'impiantarsi della grande impresa (statale o di grandi privati del nord) con vecchi macchinari che dal nord ci vendevano a prezzo pieno e con funzione di mercato di sbocco per le aziende settentrionali. La Casmez si è anche occupata della creazione delle infrastrutture necessarie, cioè ha fatto si che gli imprenditori interessati del nord costruissero le infrastrutture di base agevolatamente, quando ci avrebbe dovuto...

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  • blues188

    29 Maggio 2010 - 20:08

    ...mantovano o bresciano che abbia rapito un siciliano? o un calabrese? O truffato un pugliese? Io mai, a differenza del contrario che abbiamo sentito diverse volte, se onestamente vuol ricordare. Quindi non regge la storia che vi si possa aver turlupinato. Ecco dove trovo la forza di dire che al Nord si sta meglio ed è migliore, dato che non si delinque impunemente, ma non per paura della legge, più che altro per mentalità. Se le fa piacere posso ammettere che neppure noi siamo angioli serafici, chi lo nega, ma siamo pur sempre un piccolo e placido limbo.

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