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Napolitano firma la manovra

Bondi ottiene di pianificare le riduzioni del suo ministero. Magistrati sul piede di guerra

Napolitano firma la manovra
La firma è arrivata, puntuale. Intorno a mezzogiorno di lunedì il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha dato il suo benestare formale alla manovra economica che gli era stata sottoposta nella serata di sabato. Ricevute in mattinata tutte le delucidazioni tecniche richieste al Governo, quindi, anche il Quirinale ha apposto la sua firma sul provvedimento da 25 miliardi di euro ideato dal ministro Giulio Tremonti.

Una novità, tuttavia, c'è
. Anche in virtù dalle perplessità sollevate dal ministro ai Beni Culturali Sandro Bondi (il quale ha affermato di non essere stato coinvolto nella discussione delle misure), Giorgio Napolitano ha deciso di stralciare la lista dei tagli agli enti culturali, demandando il compito di ridurre la spesa al titolare del ministero. L'entità dei tagli, tuttavia, sarà quella già prevista nella manovra.

L'Anm, intanto, si prepara a una lunga manifestazione di dissenso.
"La risposta sarà sicuramente uno sciopero - ha
tuonato il presidente Luca Palamara -. Giorno e modalità saranno decise dal direttivo convocato d’urgenza per domani o al massimo per sabato".
Ma la cosa pericolosa è che sta montando anche l'ipotesi di una sorta di "sciopero bianco".
"Abbiamo preso atto - continua Palamara - della conferma dei tagli che erano stati annunciati. Fino a questo momento per senso di responsabilità avevamo congelato ogni iniziativa ma ora convocheremo il comitato direttivo e siamo pronti allo sciopero e anche ad altre forme di protesta alternative allo sciopero".
Al centro della protesta dell'Anm il blocco degli scatti, ma anche dei passaggi di qualifica, che sono una particolarità del trattamento retributivo dei magistrati che riguarda soprattutto i più giovani.
"Il paradosso di questa manovra è che colpisce di più i magistrati che guadagnano di meno", ha fatto notare il segretario dell'associazione magistrati Giuseppe Cascini.

La firma di Berlusconi
- Prima del Capo dello Stato, sabato era stato il Presidente del Consiglio a firmare la manovra economica. Berlusconi e Napolitano si erano incontrati precedentemente per un colloquio. Il Premier, aveva rimarcato che il testo non era "immodificabile". Napolitano, infatti, aveva delle perplessità sull’autonomia finanziaria di palazzo Chigi e sulla soppressione delle mini-province e il condono. Dopo un breve accenno alle misure anti-crisi, i due sono passati poi ad altre questioni: il vertice dell'Ocse a Parigi, l'incontro con Obama e l’interim al ministero dello Sviluppo economico.

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Commenti all'articolo

  • biri

    01 Giugno 2010 - 13:01

    Non mi sembra che, in questo caso, sia la PATRIA, a chiamare, ma solo un modesto commercialista che deve fare cassa, e la fa, come è ovvio, nel modo più facile

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  • aifide

    01 Giugno 2010 - 08:08

    La firma del Presidente della Repubblica sancisce di fatto la fine di Berlusconi e dei suoi governi. Un documento anticostituzionale, che evidenzia le caste degli italiani, che blocca i poveri per continuare a dare sfacciatamente ai ladri. Come ex elettore del centro destra dico che nemmeno Stalin avrebbe ipotizzato una tale manovra economica! Mi vergogno profondamente di avere per connazionali persone come Berlusconi, Tremonti, Fini, Bertolaso e tutti gli altri componenti della casta, duri e puri fuori, marci dentro!

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  • renatarossi

    31 Maggio 2010 - 23:11

    meglio di niente,l'esimio presidente stava per mandar tutto a.....per adesso mi accontento della immensa soddisfazione che mi dà l'imbestialimento delle toghe.Sarebbe ora che qualcuno le costringesse a capire che non stanno alla sinistra di Dio.

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  • dubhe2003

    31 Maggio 2010 - 22:10

    Pensa e ti ripensa....Vedete quanto rigida è la Carta Costituzionale?Ci hanno sempre strombazzato che gli altri Paesi ce la invidiavano!?!? Da spoetizzarsi...meglio mille volte la Carta Magna.

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