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Così l'Espresso usa le vittime della mafia

Sul sito del settimanale le foto taroccate di Falcone e Borsellino

Così l'Espresso usa le vittime della mafia
L’Espresso insulta la memoria di Falcone e Borsellino con un fotomontaggio apparso, anche se solo per qualche ora nella mattinata di ieri, sul sito internet della testata giornalistica. I due magistrati antimafia portano il bavaglio, "incollato" sui loro volti con un giochino grafico. La tesi a cui si accompagna l’immagine è che i due, a causa della legge sulle intercettazioni, al giorno d'oggi non potrebbero svolgere egregiamente il proprio compito, come avevano fatto quand'erano in vita. Un accostamento a dir poco stridente tra lotta alla mafia, stragismo e isterie di sinistra. Pessimo gusto. A certe schiere sinistre non resta che riesumare i due magistrati vittime di Cosa Nostra e arruolarli come "testimonial" contro quella che travaglini e compagnia hanno definito "legge bavaglio", poco importa se tocca ricorrere a un escamotage di bassa lega allo scopo di dare un pugno allo stomaco del lettore.

Su Libero oggi in edicola, Gianluigi Nuzzi e Filippo Facci affrontano l’argomento.

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  • fonty

    fonty

    19 Giugno 2010 - 22:10

    Lasciamelo dire. Sarà anche un mago ma non ha capito un cacchio. Ciao bello ciao

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  • claudio66

    19 Giugno 2010 - 18:06

    Non trovo altro nome con cui chiamarlo. Una cosa pericolosamente simile a un essere umano, una cosa che dà feste, organizza orge e comanda in un paese chiamato Italia. Questa cosa, questa malattia, questo virus minaccia di essere la causa della morte morale del paese di Verdi se un profondo rigurgito non dovesse strapparlo dalla coscienza degli italiani prima che il veleno finisca per corrodergli le vene distruggendo il cuore di una delle più ricche culture europee. I valori fondanti dell’umana convivenza vengono calpestati ogni giorno dalle viscide zampe della cosa Berlusconi che, tra i suoi vari talenti, possiede anche la funambolica abilità di abusare delle parole, stravolgendone l’intenzione e il significato, come nel caso del Polo della Libertà, nome del partito attraverso cui ha raggiunto il potere. L’ho chiamato delinquente e di questo non mi pento. Per ragioni di carattere semantico e sociale che altri potranno spiegare meglio di me, il termine delinquente in Italia possiede una carica più negativa che in qualsiasi altra lingua parlata in Europa. È stato per rendere in modo chiaro ed efficace quello che penso della cosa Berlusconi che ho utilizzato il termine nell’accezione che la lingua di Dante gli ha attribuito nel corso del tempo, nonostante mi sembri molto improbabile che Dante l’abbia mai utilizzato. Delinquenza, nel mio portoghese, significa, in accordo con i dizionari e la pratica quotidiana della comunicazione, “atto di commettere delitti, disobbedire alle leggi o a dettami morali”. La definizione calza senza fare una piega alla cosa Belusconi, a tal punto che sembra essere più la sua seconda pelle che qualcosa che si indossa per l’occasione. È da tanti anni che la cosa Belusconi commette crimini di variabile ma sempre dimostrata gravità. Al di là di questo, non solo ha disobbedito alle leggi ma, peggio ancora, se ne è costruite altre su misura per salvaguardare i suoi interessi pubblici e privati, di politico, imprenditore e accompagnatore di minorenni, per quanto riguarda i dettami morali invece, non vale neanche la pena parlarne, tutti sanno in Italia e nel mondo che la cosa Belusconi è oramai da molto tempo caduto nella più assoluta abiezione. Questo è il primo ministro italiano, questa è la cosa che il popolo italiano ha eletto due volte affinché gli potesse servire da modello, questo è il cammino verso la rovina a cui stanno trascinando i valori di libertà e dignità di cui erano pregne la musica di Verdi e le gesta di Garibaldi, coloro che fecero dell’Italia del secolo XIX, durante la lotta per l’unità, una guida spirituale per l’Europa e gli europei. È questo che la cosa Berlusconi vuole buttare nel sacco dell’ immondizia della Storia. Gli italiani glielo permetteranno? JOSE’ SARAMAGO

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  • TOSCANOCLASSICO

    19 Giugno 2010 - 15:03

    Povero asino. animale sacro a Seth, simbolo ctonio e malvagio nella mitologia egizia, simbolo di regalità e saggezza per gli ittiti. Cavalcatura principesca in India e in Cina e animale venerato da Sileno. I persiani credevano che l'asino proteggesse l'Albero di tutte le semenze e lo veneravano come una divinità. Questo animale che ha popolato la mitologia come simbolo di saggezza è ormai ridotto a oggetto delle battute di risibili ominidi che nella nebbia dell'ignoranza si fanno vanto di non conoscerne l'origine immaginandolo oggetto di derisione per immaginari avversari. Leggo i commenti di alfonso vitale e mi chiedo quale male abbiamo commesso per meritarci in vita questa compagnia.

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  • jongingiullo

    19 Giugno 2010 - 14:02

    a giudicare voi la foto senza leggere per forza l'articolo, che potrebbe anche essere stato scritto per travisarne il Vostro giudizio. Vedrete che a seconda dell'opinione politica che ha chi la guarda se ne puo trarre un giudizio diverso. LA RIPROVA ??? l'ESPRESSO A QUESTA FOTO dava un significato ben preciso, che non è assolutamente eguale a quello che vien dato da LIBERO. Risultato :: I giornalisti fanno il loro mestiere E noi ???? stiamo quì a discutere .

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