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Intercettazioni, giornalisti in piazza. Fini: "Una decisione si può contestare"

Napolitano: "I miei consigli sono rimasti inascoltati". La D'Addario tra la folla: "Sono qui per difendere la libertà"

Intercettazioni, giornalisti in piazza. Fini: "Una decisione si può contestare"
Contro il ddl sulle intercettazioni giornalisti e editori scendono oggi in Piazza Navona. "No al silenzio di Stato": è questo lo slogan scelto dall'Unione nazionale cronisti. D'altra parte, dice Gianfranco Fini, anche una decisione già presa può essere contestata. Così il presidente della Camera, torna sulla richiesta già avanzata di rivedere il disegno di legge sulle intercettazioni.   "Non ho intenzione di fare il controcanto, ma su alcune questioni nemmeno far finta di non vedere. Se Grasso dice che se passa il ddl così come scritto viene archiviato il concetto di criminalità organizzata, vogliamo discuterne? Se si va a ragionare, la soluzione si trova. Se al contrario non si può contestare una decisione perché è già presa questo non lo accetto. Vogliamo fermarci a riflettere? Il tempo è galantuomo e la soluzione si trova se tutti sono in buonafede", ha insistito.

La protesta mira a spiegare perché il ddl viene definita una “legge bavaglio”. Questo succede proprio prima del 9 luglio giorno in cui è stato proclamato sciopero dall’Fnsi: radio e tv taceranno e i giornali non saranno in edicola. Si tratta di una protesta contro "un atto di forza del governo, un segnale indicativo di una volontà negativa verso le ipotesi di riflessione più profonda per migliorare la legge". "Un atto di protervia e di arroganza" lo definisce anche la Cgil per bocca del suo segretario confederale Fulvio Fammoni. "Tutto questo rafforza la necessità di una forte mobilitazione così come si rafforzano le ragioni della manifestazione di piazza Navona".

L'intervento di Napolitano
- Sul ddl interviene il capo dello Stato, che durante una conferenza stampa a Malta, spiega che non spetta al Quirinale suggerire soluzioni e modifiche da apportare, benché sia chiaro a tutti quali siano i "punti critici della legge", come "risulta chiaramente dal dibattito in corso e dal dibattito svoltosi in commissione Giustizia alla Camera". Al momento giusto, dice Napolitano, "valuteremo obiettivamente se verranno apportate le modifiche adeguate alla problematicità di questi punti che sono già stati messi in evidenza".

Nei giorni scorsi il presidente della Repubblica aveva invitato le forze politiche a concentrarsi sulla manovra economica ma, osserva Napolitano, "anche senza essere mons. de Lapalisse è evidente che quel consiglio non è stato ascoltato". Il suggerimento è stato ignorato "nel momento in cui sono state prese determinate decisioni a maggioranza nella conferenza dei capigruppo". In quella sede si è stabilita la calendarizzazione alla Camera del ddl sulle intercettazioni per il 29 luglio, decisione non condivisa dall’opposizione.

In piazza, tra volti noti e meno noti, appare anche quello di Patrizia D'Addario
: "Sono qui per difendere la mia e la vostra libertà. Se poi voi volete eleggermi a icona di questa piazza, io non ho nulla in contrario". Non solo. La D'Addario annuncia una prossima candidatura tra le fila della sinistra:  "Io non ho cambiato idea - dice ai giornalisti con riferimento alla precedente esperienza nel centrodestra - ma a Bari mi hanno candidata loro, non mi sono candidata io". In ogni caso ora la priorità è bloccare un disegno di legge "che non avrebbe consentito di rivelare la mia storia perché se ci fosse stato questo ddl non si sarebbe conosciuto nulla ed anzi qualcuno di voi giornalisti sarebbe in galera". D’Addario, che annuncia la pubblicazione di un secondo volume, dopo Gradisca presidente, non esclude un futuro in politica: "A me rivelare la verità ha portato solo problemi, c'è gente che ancora mi infanga e continuo a pagare per questo. Se una candidatura con il Pd o l’Idv può aiutare a superare queste difficoltà anche per altri possibili casi, io non ho nulla in contrario. Se può servire sono a disposizione". 

E sui tempi del ddl interviene anche il presidente del Senato, Renato Schifani. Il testo non arriverà in aula prima dell’estate, dice Schifani, durante il ricevimento a Villa Taverna per il 4 luglio. "Non ci sono i tempi tecnici per farlo prima. Non essendo un decreto deve passare in Commissione, per quanto sia già alla quarta lettura".

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Commenti all'articolo

  • antari

    02 Luglio 2010 - 17:05

    i compagni sono amici tuoi, io appena posso voto fini. Ora capisci quanto sei idiota?

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  • sparviero25

    02 Luglio 2010 - 16:04

    SIG. ANTARI PERCHÈ TU E TUTTI QUEI PARASSITI RICATTATORI !!! PERCHÈ NON VI INTERESSATE DELLE VOSTRE CORNA ! PERCHÈ NE AVETE TANTE INVECE DI FICCARE IL NASO SULLE ALTRE PERSONE ??? È NORMALE QUESTO CHE STA FACENDO IL POPOLO DELLE LIBERTÀ LO AVREBBERO DOVUTO FARE I TUOI COMPAGNI NON L`ANNO FATTO ED HANNO ANCHE IL CORAGGIO DI DIFENDERVI !!!!!!!!!!QUESTO SI CHE HA MOLTO CHE VEDERE RIFLETTI BENE AL MIO SCRITTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  • lupacchiotto

    02 Luglio 2010 - 15:03

    Vorrebbero lasciare tutto come sta. Approfittare degli amici degli amici delle procure per vendere qualche copia in più. Altro che scioperto dei lettori... chiudere è meglio che scrivere fandonie, almeno per chi comprende la presa pei fondelli. Sett'antanni in olio di "padronanza" .Giornalisti dell'ultim'ora con l'idea che raccontare a sproposito rende al "padrone". Addirittura come gl'invisibili, il fattaccio o l'unità che tutto sono tranne che l'unione. Avoglia a forzare l'ernia! Non hanno capito che siamo "rotti" che non riusciamo ad esseree noi stessi telefonando ad un amico perchè, intercettati, finiremmo o potremmo,far la fine degli Sgarbi, degl'Andreotti o degl'ultimi che fanno, loro malgrado, "gossip" per quei beceri sinistroidi. Ringraziano, costoro, di non essere stati sostanzialmente perseguiti al tempo di "ci siamo fatti una banca" etc.etc. e rendono omaggio a certa magistratura che si permette lo sciopero. Quest'ultima è un Ordine ma diventa Potere a seconda del comodo.

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  • antari

    02 Luglio 2010 - 15:03

    Non ci siamo, ripeti il tuo intervento riportando solo il primo rigo ma con due modifiche: 1) ometti il "ma" 2) sostituisci "?" con "!". In tal modo avrai scritto un commento decente. Ovviamente un giornalista puo' scrivere quello che gli pare, altrettanto ovviamente tu puoi chiedergliene conto, IN BASE ALLA LEGGE ATTUALE, se quel che scrive non e' vero, o anche se quel che scrive falsa il vero senso delle tue parole ed in tal modo ti causa danno. In sintesi, il tuo "E non puoi farci niente." e' falsissimo, tu puoi farci eccome, gli chiedi dei soldi e li avrai (prima o poi). Come e' giusto che sia in un paese civile (tempistica a parte). PS: ti vedo un po' confuso e frenetico. Se hai dubbi, chiedi pure a Schifani, e' avvocato e ti confermera' con gran precisione quel che ho appena scritto!

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