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Gianfranco Sbrocca

Fini litiga con Bondi, punta il dito sulla Lega e si lamenta per le intercettazioni. Non resta che capire chi lo dovrà licenziare

Gianfranco Sbrocca

Il PdL non c’è più, stavolta pare vero. Silvio Berlusconi non voleva neanche smentire la notizia del festino con le brasiliane, tanto avrebbe preferito sovrapporre quei fatti inventati da un giornale carioca alla grigia realtà italiana. La giornata del rientro  in patria dopo la lunga parentesi di viaggi istituzionali all’estero ha restituito un Cavaliere al minimo assoluto dell’umore. Anche perché le ultime 24 ore sono state una sintesi di tutte le rogne che l’anomalia politica di Arcore si trova davanti.
Una settimana fuori e succede di tutto. Una nomina a ministro diventa il caso politico dell’estate, il Colle prende a sberle la maggioranza dopo un periodo di tregua, il PdL in preda a pulsioni centrifughe tipo lavatrice. Una diffusione di notizie circa l’allargamento del Lodo Alfano, troppo improvvida perfino per il partito confuso visto ultimamente. Il mondo dell’informazione in rivolta. E, ciliegina, nelle ore esatte del rientro, il coordinatore nazionale del partito e il cofondatore (Bondi e Fini) tignavano l’un con l’altro come al Processo, a fianco di uno sbigottito Pierluigi Battista che non poteva mettersi a fare il Biscardi della situazione.
Ma la replica della scenata clamorosa («Sennò che fai, mi cacci?») tra il presidente della Camera  e Berlusconi in diretta tv ha segnato un passo avanti nella resa dei conti che tutti, a questo punto, si augurano prima ancora che aspettarsela.
Manco il tempo di far atterrare l’aereo e Berlusconi era a Palazzo Grazioli, blindato con Alfano, Letta e Ghedini: c’erano da smaltire un bel po’ di arretrati. La rissa tra Bondi e Fini non ha fatto che coronare la tensione di settimane, che sempre ieri ha avuto un nuovo punto critico nell’incontro tra i coordinatori e gli ambasciatori di Gianfranco sulle intercettazioni. In sostanza, un ennesimo rimpallo su un testo di legge massacrato di emendamenti, strappi, promesse di modifiche che neanche il più instancabile degli esperti d’Aula può davvero aver seguito.
Più dei tecnicismi in Parlamento, però, sono le facce e i gesti a parlare. Fini e Bondi regalano uno spettacolo anche efficace: sembrano Ghedini e Travaglio ad Annozero. Bisticciano, si guardano storto. L’ex leader di An fa gesti con le mani come dire: “Ma va’”, l’altro gli ghigna in faccia. Gli argomenti del presidente della Camera sono in piena coerenza con la linea maturata negli ultimi mesi. Usa argomentazioni che nel resto del partito non si fatica a definire “di sinistra”: il sospetto della furbata anti-processi su Brancher, l’allarme sulla legalità nel partito, il nodo della Lega anti-unitaria. A un certo punto, quando parla di valori non negoziabili sui quali non rinuncia a fare «il controcanto», a qualcuno pare di sentire perfino echi ratzingeriani. Ad altri pare non valga la pena. Ma l’esaltazione della Prima repubblica è una pugnalata.
Il Berlusconi che si precipita a Palazzo Grazioli, che annulla conferenze stampa, che da settimane non parla più coi giornalisti, è un Berlusconi che conta i passi prima di sparare, teso in un duello stile Far West che non sembra offrire soluzioni diverse dagli spari. Dall’altra parte c’è un Fini incazzosamente glaciale nella strategia di logoramento ogni giorno un po’ più esplicita, fino alla scazzottata con Bondi di ieri. Tutto è pretesto per questo: intercettazioni, Lega, Quirinale, Brancher, la nazionale, l’inno, er Monnezza, Mangano, i rifiuti di Palermo. L’assenza temporanea di Berlusconi ha paradossalmente acuito i termini dello scontro, esasperando ancor di più le beghe senza il perno che le determina e le condiziona.
Per questo da ieri tornare indietro non pare più possibile a nessuno. Lo scioglimento delle Camera è un’ipotesi che circola senza grandi giri di parole. L’insofferenza per il ruolo ritagliatosi dal presidente della Camera («incompatibile») ha portato Berlusconi a una soglia di (in)sopportazione acuita proprio dal non avere soluzioni rapide a portata di mano. Il refrain negli ambienti della maggioranza è sempre quello: «Se ne vada, così non si può». L’altro, Gianfranco, trae forza proprio dalle stesse parole dette in faccia a Berlusconi, col ditino alzato, di sotto al palco dell’Auditorium di Roma: «Sennò che fai, mi cacci?». Stavolta forse ci siamo, costasse la “cacciata” di tutto il Parlamento. Costasse la chiusura del partito, modello Pomigliano: si riparte solo con chi ci sta.

di Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • numetutelare

    25 Novembre 2010 - 15:03

    Quindi chi dovremmo votare? Gli integerrimi Fini, Di Pietro, Vendola e soci? Non sto neppure a dire cosa abbiano fatto anche loro traendo profitto dallo stato di parlamentare, quindi9 se si vuole cambiare qualcosa si devono cambiare buona parte di questi soggetti, non solo Berlusconi. Auguriamoci che gli italiani non si stanchino semplicemente di votare perché data la situazione (percentuale di statali, parastatali, amministrativi, ministeriali e docenti) il corpo elettorale sarebbe composto solo da quelli che hanno uno strapuntino da perdere, ed ha una vaga idea in che mani andremmo visto che sappiamo che quei settori sono ben precisi serbatoi elettorali?

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  • gicchio38

    07 Luglio 2010 - 08:08

    Per me nella parola "sbrocca" vi è una R di troppo. Errore del giornalista. Allo spilungone auguro di scegliersi, quanto prima e da solo, un'altra via altrimenti interveniamo noi popolo della libertà e vedrà come dovrà impiegare le sue gambe, e per favore, che si portasse appresso anche il piccolo bocchino e lo aiuti a correre. S A L U T I gicchio38

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  • cate08

    06 Luglio 2010 - 14:02

    La legalità contro....l'illegalità!!! Gli Italiani sono con Berlusconi perchè non amano la legalità, non vogliono regole e, soprattutto, vogliono evadere le tasse in santa pace!! E sono talmente ottusi da non capire che questo sistema di gratta gratta porterà chi già paga le tasse (dipendenti e pensionati) a pagare sempre di più. Perchè tutti i soldi che si mettono in tasca i politici vengono dalle loro tasche!

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  • gicchio38

    04 Luglio 2010 - 11:11

    PER FAVORE CACCIATE VIA QUEL fini CHE NON MERITA DI FAR PARTE DEL NOSTRO PARTITO DEL PDL. CREDO CHE NON SOLO IO MA CHI SA QUANTI ALTRI NON HANNO MAI CREDUTO A QUELLA FACCIA DI SAPUTONE E QUEL SORRISETTO DA....................... VIA.......... VIA..........VIA.......... e vedrà Sig. Presidente quante centinaia e forse milioni di suoi vero sostenitori Le diranno GRAZIE.

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