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Brancher si dimette davanti ai giudici

Il ministro lascia durante il processo Antonveneta e rinuncia al legittimo impedimento. Berlusconi: "Ho condiviso la scelta"

Brancher si dimette davanti ai giudici
Aldo Brancher si dimette da Ministro. Era nell'aria. A lasciare leggermente stupiti, più che la mossa di abbandonare la carica, è la sede in cui avviene la rinuncia: in tribunale a Milano, stamattina, durante il processo sul tentativo di scalata ad Antonveneta che lo vede imputato, insieme alla moglie. Brancher ha lasciato la carica annunciando la decisione attraverso un dichiarazione spontanea.  Nell'inchiesta,  le accuse nei confronti del ministro sono appropriazione indebita e ricettazione in relazione a somme pari a circa un milione di euro, ricevute da Giampiero Fiorani durante il tentativo di scalata ad Antonveneta.  (GUARDA IL VIDEO)

Il titolare del Decentramento ha preso subito la parola all'avvio dell'udienza per annunciare le dimissioni e, quindi, la rinuncia al legittimo impedimento.  Nella dichiarazione spontanea, rilasciata da Brancher, il ministro ha spiegato le motivazioni per cui ha voluto rinunciare al legittimo impedimento. Ha infatti affermato che la decisione è stata presa "affinché finiscano strumentalizzazioni e speculazioni" e al gudice monocratico, Annamaria Gatto, ha comunicato di "aver anticipato la mia decisione di dimettermi da Ministro".  Nel comunicare di aver "rinunciato al legittimo impedimento, il Ministro dimissionario ha anche aggiunto:  "Pensavo di dover privilegiare per un breve periodo gli obblighi verso il mio Paese, ma, siccome questa scelta è stata indebitamente strumentalizzata, ho fatto diverse scelte, in primis nel rispetto della mia famiglia".  Ha dato quindi le dimissioni da ministro ed ha chiesto di essere giudicato con  rito abbreviato incondizionato.

Il processo sarà quindi celebrato allo stato degli atti, cioè in base alle carte del fascicolo processuale. In aula si è concordato il calendario. Secondo i programmi preannunciati, la sentenza dovrebbe giungere entro fine mese. Poco dopo le 10, Brancher ha lasciato il tribunale di Milano, senza rilasciare dichiarazioni. Si chiude così il caso politico del momento, che aveva fatto salire la temperatura all'interno della maggioranza, creando più di qualche semplice mal di pancia.

Un incontro con il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe suggellato, nella serata di ieri, la sorte di Aldo Brancher ministro per l’Attuazione del federalismo. Il Cavaliere avrebbe  convinto Brancher dell' insostenibilità della situazione e dei rischi che l'imminente mozione di sfiducia avrebbe comportato sulla tenuta della maggioranza e nei rapporti con il Quirinale. Tanto che, appena appresa la notizia delle dimissioni, lo stesso Berlusconi ha rivelato alla stampa di aver "condiviso la scelta".  "La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste e strumentali - afferma Berlusconi in una nota - dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese e non già per interessi personali".

E la decisione di Brancher di lasciare l'incarico di governo dovrebbe far allentare ora la tensione tra il Presidente del Consiglio e Gianfranco Fini.  Italo Bocchino ha così commentato la decisione di Brancher:  "Chapeau. Con le sue dimissioni e la rinuncia al legittimo impedimento il ministro ha sgombrato il campo dagli equivoci e favorito la soluzione di uno dei problemi più spinosi interni al Pdl - e ha aggiunto - ci fa piacere aver avuto ragione, difendendo in maniera pignola il principio di legalità che non può essere offuscato dal sospetto di una nomina vera a sottrarre l'imputato dal suo giudice naturale. E il primo atto del "ghe pensi mi" berlusconiano va incontro alle nostre richieste. Siamo fiduciosi che lo stesso accadrà su intercettazioni, manovra e vita interna del Pdl".

Pd e Idv hanno esultato per le dimissioni di Brancher, ritenendo questa una vittoria delle opposizioni.  "Le dimissioni del ministro Brancher dimostrano che quando l'opposizione prende una iniziativa politica, al di là dei numeri e dei rapporti di forza in Parlamento, può ottenere dei risultati importanti" ha detto Dario Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera.

Il caso Brancher - La vicenda era scoppiata in giugno, quando Aldo Brancher è stato nominato ministro senza portafoglio per l’Attuazione del federalismo, provocando malumori della Lega.  Cinque giorni dopo il neo Ministro aveva presentato istanza di legittimo impedimento dinnanzi al processo Antonveneta ed erano scoppiate, da subito, le accuse di una "nomina utile a fargli scudo dalla giustizia". Una nota del Quirinale avrebbe poi indicato che il Ministro non aveva legittimi impedimenti perchè un ministero senza portafoglio non ha nulla da organizzare. E si era arrivati fino al caso del "giallo delle deleghe", che non sono mai state pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale.



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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    08 Luglio 2010 - 14:02

    " fdrebin " Non si sbilanci in pareri di cui si potrebbe pentire.Vada subito al link Teminera , scritto da un magistrato e poi con calma leggerà il libro.Mi creda , lo dico con tutto l'affetto possibile , non anticipi giudizi , faccia con tutta la calma possibile , tanto ci risentiremo.Saluti

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  • fdrebin

    07 Luglio 2010 - 22:10

    Scrive per l'Espresso, e aveva pubblicato anche un libro sulla casta dei sindacati. Sara' sicuramente molto documentato. Io invece le consiglio "Mani Pulite: la vera storia", di Barbacetto, Gomez, Travaglio. Perche' vede: la casta dei magistrati e' una brutta cosa, ma quella dei politici e dei potenti in genere, se si puo' e' peggio. Anche perche' i comportamenti dei politici influenzano la vita di molte piu' persone di quanto possano fare i magistrati.

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  • ciannosecco

    07 Luglio 2010 - 18:06

    " fdrebin " Visto che ha il minimo sindacale dei dubbi sui magistrati, si legga per cortesia " I magistrati l'ultracasta" e vada al link Teminera. blogspot , non dopo cena, potrebbe vomitare leggendo cosa fanno i magistrati.

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  • fdrebin

    07 Luglio 2010 - 17:05

    Di indagini o processi insabbiati ce ne sono stati tanti negli ultimi 50 anni. Rossi, neri, gialli e verdi. Non solo pero' per colpa delle correnti in magistratura. Molte volte anche, secondo me, per colpa di magistrati (inquirenti e giudicanti) che agivano per interesse. Basta vedere a Roma cosa e' successo ad Achille Toro, oppure a Carnevale (assolto con formula piena, anche grazie alla leggina sulle testimonianze cambiata ad hoc), oppure a Renato Squillante o a Metta. Sono questi i magistrati ai quali dovremo mettere il fiato sul collo. Personaggi di dubbia moralita' che hanno agito non in nome del popolo italiano, neppure per interessi "politici" o di corrente, ma evidentemente in nome di interessi loro o dei loro compari. Non capisco pero' cosa centrino Tartaglia o Travaglio col mio discorso... Tartaglia, le perizie (non Spataro o il GUP) dicono che era pazzo. Va curato, punto. Travaglio ha sbagliato con Previti e mi risulta abbia anche pagato.

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