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Regioni deluse, la manovra non cambia

Vertice sulla finanziaria terminato con un nulla di fatto. Saldi e soldi restano invariati. I governatori: "Ora rimettiamo le deleghe". Accordo raggiunto con i Comuni e le Province

Regioni deluse, la manovra non cambia
Non c’erano margini. L’incontro con le Regioni era saltato nei giorni scorsi perché Berlusconi aveva sposato completamente la linea del rigore di Tremonti e aveva affermato a più riprese che “saldi e soldi” sarebbero rimasti “invariati”. La finanziaria è blindata con la fiducia. Non poteva cambiare nulla la riunione di oggi presieduta da Berlusconi in presenza di Tremonti, Fitto, Brunetta, Fazio, Ronchi, Bossi e Calderoli, più i governatori. Nessuna retromarcia sui tagli ai trasferimenti da parte del governo.

In conferenza stampa il primo a riconoscerlo è il presidente della conferenza Stato-Regio, Vasco Errani: “Per noi è stato un incontro molto negativo, le proposte avanzate dalle Regioni sono state respinte”. I tagli non permetterebbero alle Regioni di esercitare le proprie competenze. Per questo motivo “ribadiamo con maggior convinzione la richiesta di mettere all’ordine del giorno la restituzione delle deleghe”. L’arma di restituire le potestà è sempre stata l’unica arma impugnata dagli Enti locali per tenere in guardia il governo, un modo “per spiegare che chi vuole andare verso il federalismo fiscale non può entrare nel più pieno centralismo”. Inutile, nessun passo indietro sulla manovra, nessun cedimento. Il filo è spezzato, ma Errani evita di usare toni burrascosi chiedendo l’istituzione di “una commissione a costi zero per verificare qualità della spesa e riduzioni”. L’ultima proposta è uno slogan: “Chi non riduce spese non di qualità ne paghi il prezzo”. Ma il filo è spezzato. Il taglio è stato del governo.

Reazioni – Formigoni, uno dei più agguerriti contro i tagli, è deluso, ma non va allo scontro con il governo. "Quando noi abbiamo ribadito la richiesta di restituire le deleghe – precisa il governatore della Lombardia - è chiaro che questo deve essere sostenuto da una legge. Ma si può fare immediatamente. Può essere anche un emendamento alla manovra". Poi usa una metafora per lasciare intendere su chi grava il fardello dei tagli: “Siamo i primi a sostenere che il tempo delle vacche grasse è terminato. Ma bisogna capire su che prati pascolano, chi è il proprietario dei prati su cui ancora pascolano le vacche grasse".
Vendola, invece, si slancia contro l’esecutivo."Abbiamo manifestato – attacca il presidente della Puglia - la nostra disponibilità a monitorare le spese, ma a questo punto faranno il federalismo con il morto. La vera crisi sarà quando non potremo garantire i diritti ai cittadini, perché vedremo calare la scure sul trasporto pubblico locale, sul sostegno alle piccole e medie imprese e non potremo fare politiche di aiuto alla famiglia. Rispetto a queste richieste abbiamo visto sbuffare Tremonti, che ha chiuso la saracinesca. Ho l’impressione che il governo sia commissariato dal ministro dell’Economia. Ma se Tremonti è in grado di far camminare da solo i treni, lo faccia".

Comuni e Province - Miglior esito ha avuto invece l'incontro tra governo, Comuni e Province, che hanno raggiunto un accordo. Ad annunciarlo in una conferenza stampa a Palazzo Chigio con Tremonti, Calderoli e Alemanno, è Sergio Chiamparino, sindaco di Torino e presidente dell’Associazione dei Comuni Italiani (Anci): “Ferma restando la necessità e urgenza della manovra i tagli avrebbero potuto essere previsti in maniera diversa tra i diversi soggetti. Ma anche in questo ambito abbiamo avanzato proposte, frutto di un lungo lavoro di interlocuzione, che con qualche modifica sono state accolte” dal governo.  “C'è l’impegno - ha sottolineato Chiamparino - perché, entro il 31 luglio venga portato in Parlamento il decreto attuativo sul trasferimento delle imposte relative a Comuni e Province”. E c'è “l'impegno a costruire un tavolo di monitoraggio, entro ottobre, per affrontare il problema dello sfoltimento dei residui passivi e un percorso per rimodulare il patto di stabilità, battaglia ormai storica dell’Anc. Dunque un percorso di lavoro positivo”.

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Commenti all'articolo

  • luigigiggi1962

    10 Luglio 2010 - 15:03

    Dimenticavo, solo tu, puoi vedere quei film se film vuoi chiamarli. Perche l'intelligenza tua è programmata a quel livello.

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  • luigigiggi1962

    10 Luglio 2010 - 15:03

    sempre meglio fascista che comunista.

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  • imahfu

    10 Luglio 2010 - 11:11

    La manovra, nelle cifre va bene, anzi é ancora troppo morbida; percio' aspettiamocene un'altra tra qualche mese. Il fatto é che la qualità di quelli chiamati a fornire i mezzi é sbagliata. Non é colpa di Tremonti ma della politica governativa. Insomma, Tremonti indica cifre, l'altro doveva dirle come ripartirle. L'abbiamo visto: non un centesimo dai ricchi. Anche facile: metà ai lav oratori, metà alle Regioni che si riverseranno sui servizi sociali

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  • futuro libero

    10 Luglio 2010 - 11:11

    siete così bravi ad urlare che se la manovra non cambia rimettete le deleghe. Ci fosse uno che seriamente lo fa!!!! ma finchè sono chiacchiere il portafoglio è salvo. Chissà perchè ad urlare di più sono coloro che molto probabilmente con varie scuse pensano solo al portafoglio, poltrona e potere. Io credo che se non vengono tagliati gli sprechi non riusciremo a capire chi governa bene per il paese o governa solo per rimpizzarsi. Infatti ad urlare di più sono proprio gli spreconi. Una cosa però non riesco a capire, perchè non tassare le coop rosse che di cooperativa hanno molto poco? C si lamenta dell'ICI del Vaticano, a ragione in parte, però le tasse delle coop rosse sono completamente ignorate. Presidente e Tremonti coraggio diamo anche questa botta.

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