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Dal Governo Moro alla Fiducia per Prodi e Berlusconi. La storia di Francesco Cossiga

Cinquant'anni al vertice per il Picconatore sardo, tra lotta al terrorismo, gloria e i chiaroscuri della prima Repubblica

Dal Governo Moro alla Fiducia per Prodi e Berlusconi. La storia di Francesco Cossiga
La morte di Francesco Cossiga non rappresenta solo un lutto per la famiglia, ma rappresenta la scomparsa di uno degli uomini più influenti in questi ultimi 50 anni di storia del Bel Paese.

''Io non sono matto, faccio il matto. Io sono il finto matto che dice le cose come stanno''. La storica frase risale al 1990, quando l'allora presidente della Repubblica sardo diede una svolta alla sua vita e cominciò la carriera di ''picconatore''. Prima di allora era stato un silenzioso e potente uomo politico democristiano, talmente riservato che molti, a vedere il cambiamento, si chiesero se dietro le sue irrituali ''esternazioni'' non ci fosse il germe della follia.

Il primo Cossiga si è occupato di servizi segreti, ha avuto la supervisione politica di Gladio negli anni '60, ha combattuto il terrorismo negli anni di piombo. Ministro dell'interno nel Governo Andreotti III dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all'uccisione di Aldo Moro, Cossiga fu eletto presidente del Consiglio dal 1979 al 1980 e presidente del Senato nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l'incarico per il Quirinale. Iniziato il mandato all'età di 57 anni, fu il più giovane presidente italiano mai eletto. A cinque anni dal mandato il cambiamento:  considerato da tutti troppo ''istituzionale'', Cossiga si trasformò nel terribile e provocatorio fustigatore del quieto vivere politico, il destabilizzatore del sistema.

Nato a Sassari nel 1928, si dedicò presto alla politica, iscrivendosi alla sezione cittadina della Democrazia Cristiana a  soli 17 anni. Precoce anche negli studi, a 20 anni si laureò in giurisprudenza e nel 1948 iniziò una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valsa la cattedra di diritto costituzionale dell'Università di Sassari. Alla fine degli anni cinquanta, ancora trentenne, intraprese la carriera politica a capo dei cosiddetti giovani turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta nel 1958 divenne poi il più giovane sottosegretario alla difesa nel terzo governo Moro, il 23 febbraio 1966.
Negli anni di piombo, il suo nome venne scritto dagli studenti, per protesta, storpiandolo: con una "kappa" iniziale e usando le due "esse" runiche delle SS naziste.

Nel gennaio 1978 riformò i servizi segreti dando loro la configurazione che avrebbero mantenuto fino alla successiva riforma del 2007, e creò i reparti speciali della Polizia NOCS e dei Carabinieri GIS. A marzo, quando fu rapito Aldo Moro dalle brigate rosse, creò rapidamente due "comitati di crisi", uno ufficiale e uno ristretto. Ma dopo la morte del deputato della Dc, Cossiga non esitò a lasciare l'incarico assumendosi la repsonsabilità dell'accaduto. Al giornalista Paolo Guzzanti disse: "Se ho i capelli bianchi e le macchie sulla pelle è per questo. Perché mentre lasciavamo uccidere Moro, me ne rendevo conto. Perché la nostra sofferenza era in sintonia con quella di Moro".

Appena un anno dopo, il 4 agosto 1979, fu nominato presidente del Consiglio dei ministri rimanendo in carica fino all'ottobre del 1980, quando fu accusato di favoreggiamento personale e rivelazione di segreto d'ufficio. Cossiga fu sospettato di aver rivelato a un compagno di partito, il senatore Carlo Donat Cattin, che suo figlio Marco era indagato e prossimo all'arresto, essendo coinvolto in episodi di terrorismo, e di aver suggertito l'espatrio. Il Parlamento in seduta comune ritenne però manifestamente infondata l'accusa.

Dopo un periodo di allontanamento dalla vita pubblica, nel 1983 fu eletto Presidente del Senato della Repubblica. Nel 1985 divenne l'ottavo presidente della Repubblica Italiana, succedendo a Sandro Pertini. Per la prima volta nella storia repubblicana, l'elezione avvenne al primo scrutinio, con una larga maggioranza (752 su 977 votanti): Cossiga ricevette il consenso oltre che della DC anche di PSI, PCI, PRI, PLI, PSDI e Sinistra indipendente.

Cossiga si dimise dalla presidenza della Repubblica il 28 aprile 1992, a due mesi dalla scadenza naturale del mandato, annunciando le sue dimissioni con un discorso televisivo che tenne simbolicamente il 25 aprile. Fino al 25 maggio, quando al Quirinale fu eletto Oscar Luigi Scalfaro, le funzioni presidenziali furono assolte, come previsto dalla Costituzione, dall'allora presidente del Senato, Giovanni Spadolini.

Nel 1966, quando entrò per la prima volta al governo, Cossiga ricevette la delega, come Sottosegretario alla Difesa, a sovrintendere Gladio, sezione italiana di Stay Behind Net, organizzazione segreta dell'Alleanza Atlantica (di cui facevano parte anche Austria e Svezia).

Quando Rifondazione comunista fece mancare il suo appoggio al governo Prodi I, che venne battuto alla Camera per un voto, Cossiga fu determinante per la formazione del governo D'Alema. Il 19 maggio 2006 ha votato la fiducia al governo Prodi II.
Il 6 dicembre 2007 è stato determinante per salvare dalla crisi il governo Prodi, con il suo sì al decreto sicurezza, sul quale l'esecutivo aveva posto il voto di fiducia. Nel 2008 Cossiga ha votato la fiducia al governo Berlusconi IV; in precedenza aveva votato la fiducia a Berlusconi nel 1994.

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Commenti all'articolo

  • frontenord

    20 Agosto 2010 - 18:06

    un grande.... come sempre in italia bisogna morire per essere apprezzati... massimo rovera varese

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  • santarrasa

    18 Agosto 2010 - 08:08

    Nonostante abbia rappresentato, per noi contestatori degli anni '70, un "nemico" da battere per il suo modo originale, brusco e spiccio di risolvere le questioni, e per i tantissimi segreti inanerrabili di cui pare fosse depositario (speriamo abbia lasciato testimonianze scritte per chiarire alcuni aspetti della vita politica dell' Italia), da Sardo mi preme ringraziarlo per tutte le cose buone che ha fatto per la sua terra e per il suo popolo isolano contribuendo in modo significativo alla sua crescita ed alla difesa della sardità. Grazie Tiu Frantziscu, grazie Babbai Cossiga.

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