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Fini da Mentana balbetta sul cognato: datemi tempo

di Franco Bechis - L'ex An in imbarazzo sui Tulliani. Ma il mezzobusto non affonda. È arrivato il terzo polo (della tv)

Fini da Mentana balbetta sul cognato: datemi tempo
di Franco Bechis - Sorriso tirato, tiratissimo. Nervoso più che a Mirabello. Perfino balbettante fino a intorcigliarsi quando finalmente è arrivata una domanda sulla celebre casa di Montecarlo. Così Gianfranco Fini ha inaugurato ieri sera alle otto il terzo Polo. Che per il momento è solo terzo polo tv, e non appartiene a Futuro e Libertà, ma ancora a Telecom Italia Media e al suo nuovo cerimoniere, Enrico Mentana. Il Tg di La7, che sta mietendo ascolti in questa fine estate, ha ospitato ieri in studio nella sua edizione principale, la sua nuova gallina dalle uova d’oro: il presidente della Camera. Un evento, certo: da quando è scoppiato il Montecarlo-gate Fini si è sempre ben guardato dal farsi intervistare e dal rispondere a domande. Mentana è riuscito nello scoop, quasi dovuto vista la notevole tribuna offerta a Futuro e Libertà dal Terzo Polo tv che ha assicurato anche una diretta-maratona di Mirabello domenica scorsa. Scoop tentato e purtroppo non consumato. Perché Mentana qualche domanda ha fatto - anche la Domanda su Montecarlo, ma l’ospite è svicolato, abbandonandosi più al riassunto del comizio domenicale che non a una vera intervista. E il conduttore ha preferito non affondare, preferendo coltivarsi a lungo in futuro anche se non proprio in libertà la sua gallina dalle uova d’oro. In quasi un quarto d’ora di intervista  – accompagnata da due filmati redazionali per alleggerire - il presidente della Camera ha ripetuto a grandi linee gli slogan di Mirabello: «Il PdL non c’è più», «è Forza Italia allargata», «Berlusconi non è proprietario delle istituzioni», e così via. Dicendo una sola cosa in più in grado di fare titolo: «Io dalla mia poltrona non mi muovo». Ha fatto capire che nemmeno le bombe lo faranno sloggiare dalla presidenza della Camera, ha aggiunto al vocabolario delle contumelie di Mirabello un nuovo insulto rivolto a Silvio Berlusconi e Umberto Bossi: «analfabeti della Costituzione», ha promesso in cuore suo insulti più grevi agli ex colonnelli di An che non l’hanno seguito, ma non ha voluto rivelarli. Di scenari politici pochini davvero: Fini non si è sbilanciato sull’ipotesi di assenso del suo gruppo a un possibile governo istituzionale e Mentana ha preferito non stringerlo troppo all’angolo nemmeno su quel tema. Altrimenti finisce subito la suspence, e la gallina dalle uova d’oro di La7 lascia di nuovo il Terzo polo tv in mutande.

Alla fine, ma proprio alla fine, è arrivata la Domanda. La casa di Montecarlo. E bastata farla per vedere scomparire il sorriso forzato dal volto del presidente della Camera. Se l’aspettava Fini, come tutti gli ascoltatori. Ma anche questa volta si è fatto cogliere impreparato. Ha cercato di ripercorrere a memoria la lezioncina che gli aveva preparato Giulia Bongiorno in quel comunicato un po’ confuso di inizio agosto dove diceva di non sapere nulla, sbagliava perfino le date della vendita della casa, e si infilava in un piccolo tunnel ammettendo di avere parlato degli affari immobiliari del partito in famiglia, raccogliendo il suggerimento del cognato Giancarlo Tulliani che aveva individuato un compratore. Sarà stata l’emozione di trovarsi Mentana faccia a faccia,  ma Fini lì è andato clamorosamente nel pallone. Ha iniziato teso, teso: «Questa è una vicenda che quando si saprà, farà ridere». E nonostante Mentana lo avesse assolto in anticipo dal reato di avere imposto appalti alla Rai per cognato e suocera («Così fan tutti»), è bastato che il conduttore del Tg La7 evocasse il nome del cognato: «Giancarlo Tulliani che ci faceva là?», a fare balbettare e poi impappinare il povero Fini. «L’ha affittata, tutto qua...»  Mentana: «Il problema è come Giancarlo Tulliani abbia saputo che era in vendita e si sia proposto di trovare l’acquirente…». Fini: «Crede che a Montecarlo sia difficile?  Non è certo una metropoli... (ride)». Mentana: «L’ha saputo a Montecarlo, non da lei?». Fini a denti stretti: «No, non da me. Certo!». Ed è andato a farsi benedire il comunicato scritto dalla Bongiorno, dove aveva ammesso l’esatto opposto. Mentana incalza: «Tulliani aveva saputo per caso a Montecarlo che era in vendita una casa che An aveva ricevuto dalla contessa…» Fini capisce la gaffe e prova a rigirare la frittata accusando Mentana: «No, non faccia confusione. Si ricorda quella nota di agosto? Ecco…». Insomma, un fiasco totale. Condito dalle accuse reiterate alla stampa degli «infami» che hanno sollevato la vicenda e dalla grottesca assicurazione che la verità verrà fuori dalla magistratura «e ne rideremo». Anche se la verità resterà a lungo a bagnomaria, perché ci vorranno «settimane». Anzi «mesi» per sapere qualcosa. Come se Bill Clinton nel pieno del sexy-gate avesse risposto all’opinione pubblica americana: «Aspettate, la verità verrà a galla. Fra settimane… Mesi». Lo avrebbero sì lapidato. E non solo uno o due giornali più curiosi. Ma tutta la stampa e la tv americana, come in Italia non sta avvenendo. Per altro Fini, che in tv si è portato anche il manuale di diritto parlamentare leggendo i compiti del presidente della Camera che in due anni non è riuscito nemmeno a imparare a memoria (sono tre righe di testo), ha scordato a casa il testo degli accordi di mutua assistenza giudiziaria. Essendo stato ministro degli Esteri a lungo, dovrebbe conoscerli: l’Italia non ne ha con i paradisi fiscali come Santa Lucia, dove Fini ha sepolto i suoi segreti inconfessabili. La magistratura non ha strumenti per appurare un fico secco sulla casa di Montecarlo. Non può fare una rogatoria (per fortuna, se no sai quanti soldi dovremmo buttare via grazie all’ostinazione del presidente della Camera?). Ma Fini è in grado di svelare tutto senza fare perdere tempo.  È  stato il venditore e conosce l’acquirente. Se tenesse davvero alla magistratura, potrebbe fare risparmiare tempo e soldi alla procura di Roma. Se fosse un politico e tenesse un po’ agli italiani, avrebbe svelato prima a loro che ai magistrati quei segreti. Ci vorrebbe coraggio. Ma come faceva dire Alessandro Manzoni all’antenato di Fini, don Abbondio: «Se uno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare»

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Commenti all'articolo

  • violacea

    10 Settembre 2010 - 20:08

    povero fini!!! ormai e' proprio fini,to!!! una figura di merda come tante in questo periodo!!!! si crede un sapientino !!! ma fa veramente pena!!! diciamola tutta se la cantano e se la tirano da sol!!!i solo la sinistra li puo' prendere sotto le ali per fare l'armata brancaleone tutti contro berlusconi!!! che pena fanno!!!!

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  • maberri

    09 Settembre 2010 - 12:12

    Non avrei mai pensato che ti saresti ridotto a fare questa figura !!! e pensare che ai tempi di Rauti avevo scritto che ti lasciassero lo spazio che ti eri meritato. O RA VATTENE, MI VERGOGNO DI AVERVOTATO E SOSTENUTO UNO ST... Sparisci e non romperrci più le p... FINO A FINE LEGISLATURA VUOI STARE SULLA SEDIA ??? PIU' CHE UNA POLTRONA STARAI SU UNA TAZZA DEL CESSO , visto quello che sei !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  • zerpedderi

    08 Settembre 2010 - 20:08

    x EnzoLibero..... ma che coraggio che hai a dire che fini non ha balbettato.... ma se si è pure dimenticato quello che aveva detto in conferenza stampa (dettato dall'avvocato buongiorno) dicendo esqattamente l'opposto e cioe' che lui non aveva detto nulla al cognato mentre prima aveva affermato che il cognato lo aveva saputo da lui... forse è meglio che tu smetta subito di bere perchè ti fa dire e scrivere solo str...ate (per dirla alla fini) oppure nasconditi perche' dopo questa figura di m...da che hai fatto il minimo che tu possa fare

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  • bruno osti

    08 Settembre 2010 - 19:07

    et voilà! tutto sparito. Questo sì che è giornalismo!

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