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Ecco come si sosterranno gli enti locali con il federalismo

La bozza del decreto: per le regioni riduzione della compartecipazione sull'Iva e possibilità di azzerare l'Irap

Ecco come si sosterranno gli enti locali con il federalismo
Di Federalismo se ne è parlato molto, chi sottolineando la necessità di dare più poteri agli enti territoriali e snellire la burocrazia; chi screditando il Governo mettendo in risalto la mancanza di numeri certi e sicuri su prezzi standard, periquazione e fondo di solidarietà.
Quest’oggi, però, la bozza di uno dei decreti legislativi più importanti ha visto la luce. Il governo, infatti, ha consegnato alle regioni, alle province e ai comuni la prima versione del decreto legislativo sul federalismo che riguarda il fisco regionale.
Durante il breve incontro al ministero dell’Economia, durato circa mezz'ora, i ministri Giulio Tremonti, Roberto Calderoli, Raffaele Fitto e Umberto Bossi hanno distribuito un testo di 13 articoli dal titolo "decreto legislativo in materia di autonomia delle entrate degli enti territoriali".

Compartecipazione sull’Iva – Per quanto riguarda le prime indiscrezioni sui contenuti di questa bozza, sembra che il decreto definisca la compartecipazione delle regioni all’Iva, che scenderebbe così dall’attuale 44,7% al 25%. Sarebbe confermata la possibilità per le regioni di ridurre l’Irap fino alla sua totale cancellazione. Un espediente quest’ultimo che alleggerirebbe non poco il carico fiscale alle imprese, ma che al contempo prosciugherebbe le casse degli enti locali: non a caso, infatti, è questo il punto su cui gli stessi governatori regionali si sono spaccati tra possibilisti, contrari e favorevoli. Indicazioni anche per l’addizionale Irpef, che potrebbe essere aumentata fino a raggiungere al massimo il 3%.

Esame – Tale bozza verrà esaminata nel corso del Parlamentino dei governatori, convocato già per giovedì prossimo, anche se i primi pareri sono già stati emessi.
Vasco Errani, presidente dei governatori, ha voluto immediatamente fissare tre paletti.
"Quello di oggi è stato un primo incontro per definire un percorso. Quindi il giudizio sulla bozza è sospeso fino a giovedì quando ci incontreremo per esaminarlo, fermo restando che per noi resistono tre condizioni fondamentali. Primo, la definizione dei costi standard in relazione ai livelli essenziali di assistenza in sanità e prestazioni sociali. Secondo, i costi standard devono essere costruiti sulla appropriatezza e non solo sui risultati di bilancio, perché ci sono regioni che erogano servizi maggiori rispetto ai livelli essenziali. Terzo la relazione tra il decreto e la manovra che è insostenibile: siamo per aprire un confronto serrato con il governo, siamo per il dialogo".

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    18 Settembre 2010 - 12:12

    1) fino a Lampedusa 35% 2) tutte le regioni a nord del Po 23,2 3) N del Po, incluse anche Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria 22,8 4) N del Po, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Sardegna 11,3 5) fino Roma (esclusa) 4,1 6) non saprei 3,6

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  • benitopostfascista

    17 Settembre 2010 - 10:10

    ma per cortesia, finiamola con le ipocrisie. Essendo stato in una giunta comunale, mi sono fatto l'idea che i problemi degli enti locali sono i trasferimenti dello stato, che è povero non certo per la spesa ma per le entrate, falcidiate dalla corruzione, evasione fiscale e dalla criminalità organizzata. Se la destra continua a sostenere l'antipolitica neoliberista di berlusconi, che arricchisce chi già ricco è, non fa certo un servizio al paese, ma alle solite cricche. E' ora di cambiare leader e di riportare al centro dell'azione politica le problematiche di cui sopra, affiancate da una coerente politica economica che sappia coniugare autarchia e libersmo, nella migliore tradizione della destra sociale. Solo così possiamo riavvicinare il paese agli standard europei di riferimento, ora siamo ancora molto lontani.

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