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Draghi: Italia al bivio tra stagnazione e crescita

Il governatore parla di recessione della struttura produttiva, poi auspica una diminuzione della precarietà

Draghi: Italia al bivio tra stagnazione e crescita
Draghi lancia l'allarme: "l'Italia rischia di trovarsi a un bivio, tra la stagnazione e la crescita". Il governatore della Banca d'Italia, nel corso del suo intervento al convegno della facoltà di Economia dell'università di Ancona, parla della recessione della struttura produttiva italiana: "deve essere valutata la difficoltà dell'economia italiana, di crescere e creare reddito, questo aspetto, non deve smettere di preoccuparci".

La produttività delude anche al nord -
"la stagnazione della produttività nel decennio precedente la crisi, è stata uniformemente diffusa sul territorio. E' un problema del Paese". Draghi ha citato quindi i dati che mostrano una "evidente perdita di competitivita" rispetto ai partner europei. Il governatore ha inoltre spiegato, come non risponda a verità che la diminuzione della crescita del prodotto per abitante, "sia media di un Nord allineato al resto d'Europa e di un Centro-Sud in ritardo. Ma così non è" - sottolinea con decisione il Governatore della Banca d'Italia.

Abbassare la precarietà del lavoro - "Senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si hanno effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità". Draghi poi continua - "nel paese rimane diffusa l'occupazione irregolare, stimata dall'Istat in circa il 12% del totale dell'unita' di lavoro".

I giovani - "il passato rispetto al futuro esclude dalla valutazione del benessere la visione di coloro per cui il futuro è l'unica ricchezza: i giovani". Draghi nel suo intervento, spiega come secondo gli indicatori internazionali, gli italiani sarebbero "mediamente ricchi". Ma sempre secondo questi parametri spiega: "L'inazione ha costi immediati. La ricchezza è il frutto di azioni e decisioni passati, mentre il pil, legato alla produttività, è frutto di azioni e decisioni prese guardando al futuro".



















 






































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Commenti all'articolo

  • leisenmario

    08 Novembre 2010 - 11:11

    ANALISI CHE CONDIVIDO PIENAMENTE,MA E MEGLIO SPECIFICARE CHE IL SISTEMA PUBBLICO GENERA IL55% DEL PIL FACENDOLO PAGARE A CHI CON IL PROPRIO LAVORO PRODUCE RICCHEZZA E POI DIVORA TUTTO CON GLI INTERESSI.PERTANTO E UNA PIOVRA CHE MANGIA LA RICCHEZZA CHE VIENE PRODOTTA DA CHI LAVORA.

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  • Odescalchi

    07 Novembre 2010 - 19:07

    Ha ragione! La sua ragione è provata applicando il primo e secondo principio della termodinamica al sistema economico italiano. I numeri ci dicono che il livello di entropia economica del sistema Italia è altissimo rispetto agli altri paesi. Ovvero il Sistema (non il paese), non è più o quasi capace di produrre ricchezza da ridistribuire, in più il sistema pubblico genera più del 55% del Pil, e ne divora oltre il 60%. Semplice ed intuitivo. Emilio Odescalchi

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  • leisenmario

    07 Novembre 2010 - 08:08

    LA STAGNAZIONE DELLA PRODUTIVITA NEL NOSTRO PAESE E DOVUTA AL FORTE CALO DELLA DOMANDA INTERNA CHE E PRODOTTO DAGLI STIPENDI PIU BASSI D'EUROPA,IL RESPONSABILE DI TUTTO QUESTO E IL NOSTRO SISTEMA POLITICO CHE PER MANTENERSI HA PRODOTTO LA PRESSIONE FISCALE PIU FORTE AL MONDO,PERCIO PER USCIRE DA QUESTA CRISI TUTTO L'APPARATO POLITICO CHE MANGIA ,MA NON PRODUCE NIENTE DEVE FARE UN PASSO INDIETRO E PER UNA VOLTA ,VERAMENTE NELL'INTERESSE DEL PAESE.

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  • arnj

    06 Novembre 2010 - 18:06

    ......questo signore ogni tanto tira fuori dalle tasche un foglietto con quattro stronz... che qualcuno gli scrive, e si crede chissà chi.........!!!!!....è solo un servitore delle banche e dei poteri forti........la banca d'italia non conta più nulla.........chi conta è la bce ..........!!!!!.... ne facciamo a meno dei suoi sermoni...........!!!!...

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