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Sacconi ci ripensa: "Aiuti anche alle coppie di fatto"

Si apre la conferenza nazionale della famiglia a Milano. Assente Berlusconi per evitare polemiche. Giovanardi: "Biotecnologia toglie diritti ai figli"

Sacconi ci ripensa: "Aiuti anche alle coppie di fatto"
Parte a Milano la seconda Conferenza nazionale sulla Famiglia: storia e futuro di tutti. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non sarà presente, dopo le polemiche suscitate dal caso Ruby e per evitare prevedibili strumentalizzazioni. Al suo posto interverrà il sottosegretario alle Politiche per la famiglia Carlo Giovanardi. A lui il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha affidato il suo messaggio, un appello a tutti i soggetti istituzionali "all’esigenza di affrontare con determinazione e lungimiranza i problemi principali che ostacolano il formarsi delle famiglie: la precarietà, l’instabilità dell’occupazione, la difficoltà di accesso ai servizi e sostegni pubblici e la loro disomogenea distribuzione sul territorio".

Il messaggio
- "La famiglia è una straordinaria risorsa per l’intera collettività, è fondamento insostituibile per lo sviluppo e il progresso di una società aperta e solidale. Sostenere e salvaguardare il miglior svolgimento delle sue funzioni costituisce una doverosa attuazione dei principi sanciti al riguardo dalla Carta costituzionale. Un’assistenza particolare deve essere inoltre prestata a quei nuclei familiari che, anche a causa delle ulteriori difficoltà provocate dalla crisi economica, che si aggiungono ad antichi squilibri, sono più esposti al disagio e all’esclusione sociale. Confidando che da questa importante assise possano emergere proposte costruttive e deliberazioni impegnative a tal fine - conclude Napolitano - invio i più cordiali auguri di fruttuoso lavoro a tutti i partecipanti alla conferenza da lei promossa".

"Polemichette strumentali"
- Giovanardi interviene ancora sulle polemiche per la partecipazione di Berlusconi: "Davanti a certi moralismi - ha detto il sottosegretario - mi scappa da ridere perché, se dovessi pensare ai leader della politica italiana che siano nell’ortodossia familiare, mi vengono in mente pochi nomi che potrebbero aprire questa conferenza. Si tratta quindi di piccole polemichette strumentali di chi non si interessa davvero a questi temi che riguardano milioni di famiglie italiane".

Giovanardi sulla famiglia - Aprendo i lavori il sottosegretario lancia subito l'allarme: "Le statistiche dimostrano che c'è una seria crisi della natalità e dell'istituto matrimoniale". Nel 1972 i matrimoni sono stati 419 mila contro i 246.613 del 2008. Il tasso di natalità è sceso a 1,42 figli per donna, tasso che sale al 2,3 per le donne straniere. Negli ultimi anni sono aumentate le separazioni legali e i divorzi. Il sottosegretario assicura quindi che il governo interverrà per un nuovo fisco a misura di famiglia che tenga conto del numero dei componenti del nucleo familiare: si chiamerà 'quoziente familiare' o 'fattore famiglia'. Giovanardi difende poi la legge 40 sulla fecondazione, sulla quale i tribunali di Firenze e Catania hanno sollevato dubbi di costituzionalità: "La rottura della diga costituita dalla legge 40 aprirebbe la porta a inquietanti scenari, tornando a un vero e proprio Far West della provetta dove, fin dal primo momento, il concetto costituzionale di famiglia avrebbe irrimediabilmente perduto. La legge 40 viene contestata da chi in nome del desiderio di genitorialità ritiene lecito e possibile ricorrere all'acquisto dei fattori della riproduzione procurandosi sul mercato materiale genetico in vendita e trovando terze persone che si prestano o a dare l'utero in affitto o donatori che possano dar vita all'embrione. Scienza e biotecnologie possono togliere ai figli il diritto di nascere all'interno di una comunità d'amore con identità certa paterna e materna".

Tanti i politici intervenuti. Il più contestato è stato il ministro del Welfare  Maurizio Sacconi, secondo cui i sostegni devono essere previsti soltanto per la famiglia fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione: "Senza nulla togliere al rispetto che meritano tutte le relazioni affettive che però riguardano una dimensione privatistica le politiche pubbliche che si realizzano con benefici fiscali sono tarate sulla famiglia naturale fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione. Su questi punti ho avvertito con l'assemblea futurista e il presidente Fini una differenza di opinioni".
Una dichiarazione che Sacconi in serata ha preferito precisare, allargando la forbice degli aiuti anche alle coppie di fatto. "Ho citato la Costituzione: mi sono limitato agli articoli 29, 30, 31. Le politiche pubbliche si occupano della famiglia naturale basata sul matrimonio e della natalità, più in generale, anche fuori dal matrimonio, ovviamente".  E poi ha aggiunto "Aiuti possono essere destinati anche ai figli di coppie di fatto, non sono un nazista".

Polemiche - A Sacconi replica Benedetto Della Vedova, vice capogruppo di Fli alla Camera:  "Ieri abbiamo parlato di arretratezza del Pdl sui temi sociali. Come volevasi dimostrare, oggi il ministro Sacconi, anziché affrontare pragmaticamente e all'europea il tema del sostegno fiscale alle coppie con figli, butta la palla nella tribuna dell'ideologia". Poi conclude ironicamente: "A quando la tassa sul celibato?". Il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, consiglia al ministro di calmarsi e rassegnarsi ai dati reali: "Sacconi è sempre più nervoso e inutilmente offensivo". Secondo Livia Turco "Giovanardi e Sacconi per coprire la vergogna di un governo che si presenta a mani vuote alla Conferenza sulla famiglia, non trovano di meglio da fare che attaccare la legge 40 e usare i temi etici per fare la morale. Diventano predicatori proprio loro che fanno parte di un governo il cui presidente del Consiglio non ha potuto partecipare all'assise di Milano perché impresentabile".

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Commenti all'articolo

  • fossog

    14 Novembre 2010 - 16:04

    Di questo schiavo dei preti ne abbiamo piene le tasche. Se vuole essere pecora sono fatti suoi, ma NOI cittadini di pastori che ci tosino non ne vogliamo. Già c'è lo stato che ci frega, ed è indispensabile, ma non vogliamo avere sulla testa un altro potere costituito da inutili preti parassiti. Se Sacconi li vuole se li tenga SOLO per sè senza scaraventarli addosso a chi non vuole pesi inutili, e per di più ignoranti.

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  • Al-dente

    09 Novembre 2010 - 14:02

    S.Winston, domanda altrettanto facile, i morti dei nostri antenati per migliorare l’Italia e la situazione delle loro famiglie e discendenti sono la stessa cosa degli antenati degli immigrati magari per uccidere, violentare e sequestrare i nostri antenati e portarli prigionieri nella loro terra?

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  • Al-dente

    09 Novembre 2010 - 13:01

    Lamb, per avere quello che lei dice basta legalizzare il matrimonio, se non lo fa è solo perché fiscalmente la cosa non le conviene o verso lo Stato o verso la sua compagna/o in caso di separazione. Non si tratta d’anello al dito o al naso ma si tratta di farsi riconoscere legalmente dallo Stato, attestando non solo l’unione ma il fatto che sia un rapporto monogamico, ed è ben per questo che l’istituzione del matrimonio esiste anche nella versione laica. Il fatto che ci si lasci, con un matrimonio legale o senza matrimonio, il danno per la coppia e per i figli è comunque lo stesso dal punto di vista affettivo, mentre invece si crea una situazione di disparità tra il coniuge più debole e quello più forte, non riconosciuto da nessuno perché al di fuori della legalità, così come i figli possono essere tranquillamente abbandonati economicamente con questo sistema, a meno di un forte sentimento di responsabilità del coniuge più forte, ma la cosa non può essere demandata alla volontà individuale ma a situazioni di diritto per tutti gli individui, cosa che il matrimonio garantisce a tutti i suoi componenti ed è per questo motivo che esiste. Per qualche tempo anche io ho tenuto una relazione di fatto ma alla fine per il bene dei figli ho aderito al matrimonio perché fosse a garanzia di tutti.

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  • Lamb

    09 Novembre 2010 - 13:01

    Poi c'è anche un altro problema che potrebbe essere portato alla luce, cioè quello delle sempre più frequenti coppie miste, formate cioè da un italiano ed un cittadino straniero (comunitario o extracomunitario). L'aumento del numero di tali coppie (conseguenza indiretta dell'immigrazione, della liberalizzazione delle frontiere e della spinta globalizzatrice) pone un conflitto di natura sociale e quasi "razziale" (passatemi il termine): è giusto che una coppia mista sposata riceva aiuti e sostegni familiari ed una coppia di fatto formata da italiani no? Ecco perchè allora bisognerebbe ragionare di nuovo su quanto costituisce il concetto di "nucleo familiare" in Italia, soprattutto a livello fiscale e contributivo (due concetti che mal si accompagnano al tema sociale, che è tutto un altro discorso). Ripeto che la mia è un'osservazione pragmatica, volta soprattutto ad evidenziare un discorso che può creare dislivelli economici imporanti ed anche attriti sociali.

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