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Pdl: Anche le urne per frenare pm e gogna mediatica

Cicchitto pensa anche al voto: "A rischio libertà di tutti". Prestigiacomo: "Killeraggio". La sinistra: "Dimissioni"

Pdl: Anche le urne per frenare pm e gogna mediatica
E' in atto l'offensiva finale delle toghe nei confronti del premier. Nel pomeriggio di lunedì sono cominciati a trapelare i dettagli del faldone di oltre 300 pagine che contiene le accuse con cui la magistratura di Milano sta cercando di incastrare il premier.  Ma il Pdl e l'entourage di Silvio Berlusconi non ci stanno, reagiscono e sottolineano le molteplici irregolarità dell'inchiesta.

CICCHITTO, IPOTESI VOTO -
Parole pesanti sono state pronunciate dal capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Contro Silvio Berlusconi, più che un blitz giudiziario è stato realizzato un blitz miliatare. E’ in corso un’operazione che ha caratteri fortissimi di destabilizzazione, che mette a repentaglio la libertà di tutti. In ballo non c'è soltanto Berlusconi, ma libertà elementari che riguardano ognuno di noi. A questo punto in Italia si apre una questione di libertà". Anche sulla base di queste considerazioni, Cicchitto prosegue nel suo discorso gettando sul piatto dello scenario politico una nuova possibilità. "Valuteremo se ci sono le condizioni per lo sviluppo dell'attività di governo, cosa che auspochiamo", ha spiegato ai giornalisti il capogruppo, che ha poi aggiunto: "Con Bossi manteniamo un rapporto molto forte, con lui andremo avanti o con il governo o per elezioni". Per la prima volta, insomma, anche nel pdl si prende in considerazione l'ipotesi di andare alle urne. "Dopodomani", ha concluso Cicchitto, "come risposta verrà costituito il gruppo parlamentare della terza gamba della maggioranza, e questo darà la sensazione che c'è una risposta di tenuta della maggioranza di centrodestra".

PRESTIGIACOMO, "SOLO GOGNA MEDIATICA" - "Quello che avviene in queste ore è un tristissimo tentativo di character assassination. Tutti sono consapevoli che le accuse rivolte a Silvio Berlusconi non hanno alcuna credibilità ma evidentemente non conta. Ciò che conta", per il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, "è il massacro mediatico. Non si punta ad una condanna penale, ma solo alla gogna mediatica. Ma sono certa", conclude la Prestigiacomo, "che il presidente vincerà anche questa battaglia e riuscirà ancora una volta a far prevalere la politica di chi lavora ogni giorno per il governo del Paese".

GELMINI, "GOVERNO NON SI SCORAGGIA" - "Per inchieste giudiziarie come quella sul caso Ruby, per il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, "ormai non si sorprende più nessuno perchè non sono altro che un ennesimo capitolo di una campagna persecutoria ai danni del presidente del Consiglio e dell'Italia che dura da 15 anni". Per il ministro poi "ci sono alcune procure determinate ad eliminare per via giudiziaria Berlusconi, il quale resiste perchè è convinto della bontà dei suoi comportamenti ed è stato ripetutamente votato da milioni di italiani. Il caso", conclude il ministro dell'Istruzione, "certamente non scoraggerà il governo, il presidente del Consiglio e neppure i nuovi alleati".

IL GUARDASIGILLI - "Toni alti? Da che pulpito...": il ministro della Giustizia Angelino Alfano risponde così, un po' polemicamente, alla richiesta dell'Associazione Nazionale Magistrati di abbassare i toni sul caso Ruby. "Non abbiamo mai cercato gli scontri con l'Anm e, anzi, personalmente ho sempre cercato di sopirli - sottolinea Alfano -. Viene da dire da quale pulpito viene la predica, perché spesso l'Anm si è qualificata per avere alzato i toni". Il ministro poi conferma la sensazione di "un contrasto tra la politica e la magistratura". La posizione difesa da Alfano è chiara: "Riteniamo che la politica debba rappresentare il presidio della democrazia, dove per  democrazia intendo il rispetto della sovranità popolare". Per qualcuno Alfano potrebbe essere il naturale sostituto del premier in caso di dimissioni o eventuale sfiducia, ma il ministro smentisce: "Berlusconi è vivo, vegeto e forte e tutti noi siamo accanto a lui per sostenere questa stagione di riforme e fatti".

CAPEZZONE - "I veleni del gossip intossicheranno chi li diffonde". Lo afferma il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. "I pezzi di mondo politico ed editoriale impegnati, in queste ore, in questo stillicidio svelano la sostanza dell’operazione in corso: tentare di ferire l’immagine di Silvio Berlusconi e di quanti collaborano con lui, anche a prezzo di danneggiare il Paese. Ma costoro si sbagliano di grosso: gli italiani hanno ben compreso la posta in gioco, e difenderanno il loro voto, il governo legittimamente eletto, e un primo ministro il cui rapporto stretto con il Paese sarà consolidato e rinsaldato, dopo questa ennesima aggressione vile e violenta". 

Leggi le reazioni dell'opposizione e dei finiani


LE IRREGOLARITA' - Il Popolo della Libertà contrattacca: "I pm di Milano non hanno competenza sui reati immaginati, al limite ce l'hanno il Tribunale dei ministri e quello di Monza - sottolinea Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori -. Berlusconi non si vuole assolutamente sottrarre alla giustizia, ma non presentarsi di fronte a giudici illegittimi che hanno come unica competenza, ormai da tanti anni, quella di perseguitarlo". Sull'obiettivo 'sputtanamento' converge il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, che ricorda come "anche una persona comune ha facoltà di non recarsi dal pm laddove gli si contesta la competenza". Duro Giorgio Stracquadanio: "Non c'è nessuno che pensi che l'ultima inchiesta giudiziaria nei confronti di Silvio Berlusconi nasca e sia condotta per esigenze di giustizia. Da parte di chiunque è riconosciuto il fatto che questo è l'ennesimo fronte aperto dalla procura di Milano che rappresenta l'unica vera cellula di opposizione a Berlusconi. Questa inchiesta non ha come obiettivo la condanna penale di Berlusconi. Ha in realtà uno scopo diverso: lo sputtanamento personale dell'uomo, così da gettare una bomba sulla sua personale credibilità agli occhi degli elettori e dei mondi che sostengono il governo e il premier".

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Commenti all'articolo

  • blu521

    18 Gennaio 2011 - 14:02

    Lei arriva a conclusioni al momento opinabili. I suoi argomenti (dubito che i legali di b li usino) vanno proposti in tribunale dalla difesa dell'imputato per aprire un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato davanti alla Corte Costituzionale,unica legittimata sulla vexata qaestio. Lei sa già cosa dirà la Corte:complimenti! Visto che conosce cosa a me ignote mi dice perchè b,che non vedeva l'ora di difendersi, si attarda? Voleva il processo breve e glielo hanno dato immediato. Per lei è naturale questo comportamento?

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  • umberto.barcelona

    18 Gennaio 2011 - 13:01

    L´Italia non é un Paese in cui é consigliabile produrre e investire nell´intelligenza. La qualitá in oggetto, anche se non manca, é vista con sospetto e atavicamente osteggiata e umiliata. Non é un Paese in cui investire nel lavoro, oberato da un parassitismo senza uguali in nessun altro Paese al mondo, parassitismo che mantiene saldamente il potere della sua volgaritá e ignoranza occupando partiti politici, organi della “cultura” e dell´ ”informazione” asserviti alla propaganda del pregiudizio e della menzogna e una magistratura che é potere istituzionalizzato della prepotenza esente da ogni minimo controllo su ogni atto del suo operato. É il Paese giusto per comprare intelligenza a buon mercato e portarla dalle Vostre parti, per essere invaso da qualunque prodotto fabbricato fuori dai suoi confini e tendenzialmente il Paese in cui comprare beni immobili a prezzi sempre piú convenienti. Il migliore Paese al mondo per essere colonizzato.

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  • Boara

    18 Gennaio 2011 - 13:01

    La tua difesa ad oltranza come l'ultimo giapponese delle difficoltà di Silvio fanno tenerezza. Però quando parli di elezioni, sappi che il giocattolo è più grande di te. Chi decide sulle elezioni è la società Silvio & Ghedini. caro Cicchitto, e carissimi Bossi, Gasparri, Maroni, Frattini, Gelmini, Meloni....ben pagate, ma siete comparse.

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  • fdrebin

    18 Gennaio 2011 - 12:12

    ripeto: le ha lette le intercettazioni? "gli ho detto, eh, Lele io ho parlato con Silvio e gli ho detto che ne voglio uscire almeno con almeno con qualcosa cioè, mi dà... 5 milioni, 5 milioni a confronto del "macchiamento" (sputtanamento, ndr) del mio nome..." Ora, io non sono un tecnico, ma ci assomiglia parecchio ad un ricatto. E per quanto riguarda indagati per questo reato, il sole e' ancora alto. Aspettiamo.

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