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La Minetti dai pm: "Arcore, nessuna prostituzione"

La consigliera PdL non risponde a tre domande e ammette: "Feste ad Arcore, le organizzavo ma non sono una maitresse"

La Minetti dai pm: "Arcore, nessuna prostituzione"
Le ragazze di Arcore non erano prostitute. E' questa la difesa di Nicole Minetti, consigliere regionale in Lombardia ascoltata a sorpresa domenica pomeriggio dai pm milanesi nell'ambito dell'inchiesta 'Rubygate'. Durante l'interrogatorio, la Minetti ha negato che il suo ruolo nelle feste nella villa di Silvio Berlusconi fosse la gestione della 'casa chiusa' del premier.

SILENZI E ASSENSI - L'ex velina di 'Scorie' e Colorado cafè si è avvalsa tre volte della facoltà di non rispondere alle domande dei pubblici ministeri: la prima volta per le dichiarazioni della 'signorina due lauree', sua amica di scuola che ha raccontato una cena libidinosa a casa del Presidente del Consiglio che sarebbe avvenuta lo scorso 19 settembre. La seconda per l'intestazione del contratto d'affitto per le ospiti di Berlusconi. Infine, il terzo silenzio ha riguardato il prestito di un'auto a Marysthell Gacìa Polanco, di cui si sarebbe servito anche il ragazzo di lei. Ad ogni modo, i pm hanno comunque ricevuto alcune risposte: la Minetti ha infatti detto di aver gestito la 'dimora' di via Olgettina, di essere l'organizzatrice di serate per il premier, dal quale avrebbe ricevuto del denaro - circa 22 mila euro - sottoforma di prestito.

INTERROGATORIO ANTICIPATO - In origine, la Minetti doveva essere sentita dai magistrati oggi, ma la data è stata anticipata a domenica per evitare l'assedio dei giornalisti. Si tratta del primo e ultima udienza a cui la consigliera regionale è stata sottoposta. La prossima puntata dell'inchiesta sarà il voto di giovedì prossimo alla Camera, che dovrà decidere se spostare o no il processo da Milano al Tribunale dei ministri.

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  • il cantastorie

    03 Febbraio 2011 - 14:02

    il risarcimento previsto nel caso di un magistrato che sbaglia, lo paga lo Stato, e cioè noi tutti. I soldi, non risarciranno mai il danno morale ed economico, che subiscie una persona accusata ingiustamente, il marchio rimane per tutta la vita! Ed è per questo che la legge uguale per tutti, dovrebbe far pagare di persona al magistrato, sia il costo economico, che l'eventuale pena carceraria! Libervero, quando parte un accusa di reato penale, nel giro di qualche giorno, la persona coinvolta, perde il lavoro, spesso la famiglia si sfascia, perdi amici,parenti, la propria dignità. Però se dopo anni di calvario tra appelli contrappelli, ti riconoscono innocente, non c'è nemmeno un cane che ti chiede scusa! Questa è la ns. giustizia!! Se le risulta qualche magistrato che ha pagato di tasca propria, il suo errore, le sarei grato se me lo facesse sapere. Saluti

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  • Liberovero

    03 Febbraio 2011 - 13:01

    Le vostre cortesi repliche attengo agli errori che indubbiamente la magistratura GIUDICANTE può commettere sia nel CONDANNARE che nell'ASSOLVERE. Tra i miliardi di procedimenti penali ci sono sicuramente errori che hanno portato alla condanna di innocenti ed errori che hanno portato alla'ssoluzione di colpevoli. Nel nostro ordinamento ci sono tre gradi di giudizio (4 se consideriamo l'udienza preliminare e 5 se consideriamo la possibilità della revisione) che offrono ampie garanzie (nessuno al mondo ne ha di analoghe) all'imputato di vedersi riconosciuto innocente. L'unico modo per eviatare gli errori è quello che di non inquisire o giudicare nessuno, cosa evidentemente impossibile. Gli errori sono risarcibili e i magistrati sono perseguibili se agiscono con dolo, basta chiedere il risarcimento o denunciarli penalmente, in tal caso parte d'uffico un esposto al CSM che procede anche in sede disciplinare. Cordialità.

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  • ciannosecco

    02 Febbraio 2011 - 19:07

    Questa è la teoria ,ma la pratica e molto diversa.Mi spieghi alla luce di quanto da lei detto , con tutte le garanzie di questo mondo,come sia stato possibile far fare due anni di carcere per rapina ad un'innocente ,oppure a quel disgraziato di Taranto addirittura l'ergastolo ,per poi sapere che era estraneo ai fatti.Come vede la teoria è una cosa la pratica è un'altra.

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  • il cantastorie

    02 Febbraio 2011 - 19:07

    le rispondo al suo commento, con una frase che Andreotti pronunciò rispondendo a un cronista, durante il processo per coinvolgimento con la mafia disse: per fortuna, che ho ,come parlamentare la possibilità di difendermi, mi immagino cosa accadrebbe a un cittadino normale, se gli scaricassero addosso tutte le accuse, come hanno fatto a me. Questo per dirle che i magistrati quando devono procedere contro persone che rappresentano le istituzioni, dovrebbero avere la certezza assoluta dell'accusa formulata. Oppure accettassero, di essere uguali di fronte alla legge, pagando di persona sia economicamente che con il carcere, quando sbagliano! Troppi errori hanno fatto, rovinando la vita a migliaia di persone, e uscendo sempre impuniti. Certo Berlusconi, fa notizia, e allora, fa bene a snobbarli. La legge, purtroppo non è uguale per tutti, che dir si voglia. La saluto

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