Cerca

Che cos'è il rito immediato

Caso Ruby, Berlusconi a processo: salterà l'udienza preliminare. Legali potranno riproporre eccezione sulla competenza. Le pene: concussione da 4 a 12 anni, prostituzione minorile dai 6 mesi ai 3 anni

Che cos'è il rito immediato
Il giudizio immediato, che viene disposto quando la prova viene considerata evidente, prevede il salto dell'udienza preliminare e lo svolgimento del processo. E' quanto capitato a Silvio Berlusconi per il processo sul caso Ruby. L'imputato può chiedere il giudizio abbreviato, ovvero l'applicazione della pena su richiesta (il cosiddetto 'patteggiamento', ma non sarà il caso del premier). Decorsi i termini previsti per la richiesta di giudizio abbreviato, il decreto di giudizio immediato è trasmesso con il fascicolo al giudice competente per il giudizio. Davanti al collegio giudicante, gli avvocati difensori potranno riproporre alcune eccezioni, compresa quella relativa alla competenza. Per la concussione è prevista una pena dai 4 ai 12 anni, per la prostituzione minorile dai 6 mesi ai 3 anni.

LE STRADE DEL CAV - Sono tre le opzioni percorribili per Berlusconi, entro 15 giorni: chiedere il giudizio abbreviato, il patteggiamento o il processo ordinario. Il giudizio abbreviato si celebra a porte chiuse e l'eventuale condanna vede la pena ridotta di un terzo.  La decisione viene presa sulla base di quanto è stato raccolto durante le indagini preliminari, anche se la difesa può chiedere l'assunzione di determinati testimoni.  Il patteggiamento, come detto, è di fatto un'ammissione di responsabilità ma non comporterebbe, nel caso del premier l'interdizione dai pubblici uffici. Resta poi il processo ordinario, il più accreditato. La difesa di Berlusconi potrebbe far valere il legittimo impedimento per ogni convocazione dell'imputato, e in quei casi saranno i giudici a valutare sull'effettiva indisponibilità del premier (lo ha deciso la Corte Costituzionale, lo scorso gennaio). Nella fase iniziale, prima del dibattimento, i legali potrebbero sollevare le eccezioni sulla competenza territoriale del Tribunale milanese sostenendo che l'unico soggetto competente è il Tribunale dei Ministri per il reato di concussione, e il tribunale di Monza per la prostituzione minorile. La Camera dei deputati, in materia, si è già espressa votando per la non competenza della Procura di Milano.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • mariflor1940

    12 Aprile 2011 - 08:08

    Vedremo se scatterà automaticamente anche per il Ferrigno, con la prostituzione minorile.....

    Report

    Rispondi

  • peppegrillo87

    16 Febbraio 2011 - 03:03

    In secondo luogo, il giudice, cui è sottoposto il progetto di sentenza sul quale concordano l'accusa e la difesa, deve applicare una regola di giudizio diversa da quella prevista dall'art. 530, comma 2° C.P.P. In dibattimento il giudice proscioglie sia se vi sono prove dell'innocenza, sia in presenza del dubbio sulla reità. Vicevesa, in caso di concorde richiesta della pena, il giudice, se anche per ipotesi ritenesse che il pm non ha eliminato ogni ragionevole dubbio sulla reità, deve pronunciare sentenza di applicazione della pena poichè l'art. 444, comma 2 C.P.P. non gli lascia alternative. In buona sostanza, il giudice può limitarsi a valutare la legittimità e la fondatezza dell'accordo delle parti sulla base degli atti contenuti nel fascicolo delle indagini (compresa l'eventuale documentazione dell'investigazione difensiva). Solo alla fine si pronuncerà sulla "congruità della pena" : ma non si tratta della "pena giusta" determinata solo penalisticamente ex art. 133 C.P.

    Report

    Rispondi

  • peppegrillo87

    16 Febbraio 2011 - 03:03

    Ritengo che l'autore di questo breve articolo abbia commesso un errore in merito alla considerazione che il "patteggiamento" sia, di fatto, un'ammissione di responsabilità. Invero questa affermazione non trova alcun riscontro sul codice di procedura penale ed in ogn'altra qualsivoglia legge dell'ordinamento penale italiano. Infatti, il codice di rito non impone all'imputato di riconoscere la propria responsabilità nel momento in cui chiede l'applicazione della pena o stipula l'accordo col magistrato del pm; la richiesta di applicazione della pena da parte dell'imputato non equivale ad un'ammissione di reità. Se anche egli avesse reso una confessione, questa sarebbe lasciata alla libera valutazione del giudice; costui, infatti, può addirittura disporre la comparizione dell'imputato al fine di valutare la volontarietà della richiesta o del consenso, a rigor dell'art. 446, comma 5°, C.P.P.

    Report

    Rispondi

  • venvela

    16 Febbraio 2011 - 01:01

    E' ora di dimostrare contro i giudici rossi della procura di milano. Non si può permettere questo golpe contro il governo. Che fretta c'è, i giudici devono fare i processi quando il premier ha finito la legislatura. Se lo vogliono fare prima è solo lo scopo di abbattere il governo con un mezzo non regolare.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog