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Lombardia: inno in Consiglio, la Lega non ci sta e se ne va al bar

Gli esponenti del Carroccio escono dall'aula durante l'esecuzione di Mameli. Casini: "E' una vergogna"

Lombardia: inno in Consiglio, la Lega non ci sta e se ne va al bar
Consiglieri e assessori della Lega fuori dall'aula, come annunciato, durante l'esecuzione dell'inno di Mameli con cui si è aperta la seduta del consiglio regionale. In aula anche il presidente della Regione Roberto Formigoni, per il Carroccio invece solo il presidente del consiglio regionale Davide Boni, che ha così assolto al ruolo istituzionale. Gli altri esponenti leghisti si sono invece fermati a prendere un caffè alla buvette, mentre i consiglieri Idv si sono presentati in aula con il fazzoletto tricolore.


(Sopra, la foto del Consiglio apparsa sul blog del consigliere Pd Pippo Civati)

LA POLEMICA - "E' gravissimo che i consiglieri regionali lombardi della Lega siano usciti oggi durante l'esecuzione dell’inno di Mameli. E' un vero e proprio schiaffo al Paese. Se non si sentono italiani si dimettano e rifiutino il lauto stipendio che gli arriva puntuale a fine mese". E’ quanto afferma il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, che aggiunge:" Almeno per una volta il pluribocciato 'Trota', in arte Renzo Bossi, studi e impari le parole dell’inno, visto che ha affermato di non conoscerle, o vada in fabbrica o in altri luoghi a lui più adatti a guadagnarsi da vivere, come fanno tutti i suoi coetanei che non sono figli del senatur". Al gesto leghista è seguita anche la risposta dell'Udc: "E' una vergogna, una vergogna, non ci sono altri commenti possibili". ha commentato il leader del partito Pier Ferdinando Casini. Intanto non si fa attendere la risposta del Carroccio, secondo il quale eseguire l'inno di Mameli all’inizio della seduta del consiglio regionale ha fatto raggiungere "un livello di demagogia senza precedenti, anche perchè il sentimento di appartenenza all’Italia non avviene per imposizione". Così il presidente leghista dell’assemblea, Davide Boni, replica alle accuse. "Io c'ero - ha spiegato - perchè rivesto una carica istituzionale e ho sempre rispetto per tutti gli inni, ma idealmente ero con i miei compagni di partito che sono rimasti fuori, e insieme non abbiamo condiviso anche la legge sull'Unità d’Italia". 

FORMIGONI: "LA LOMBRADIA AMA IL TRICOLORE" - "Settanta secondi di inno di Mameli non fanno male a nessuno, sono un simbolo importante di quello che siamo". Questa la reazione di Formigoni all'iniziativa. "Da lombardi partecipiamo convintamente alla festa del Tricolore - ha proseguito il presidente della Regione - e la Lombardia ha avuto una parte molto grande nella costruzione dell'Unità d'Italia, sia in termini di contributo di sangue che di ideali, e ancora oggi continuiamo ad essere la locomotiva dello sviluppo dell'Italia in Europa e nel mondo".

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  • rocambole

    17 Marzo 2011 - 16:04

    Se è per raccontare baggianate tutti sono bravi. Accidenti al meglio. La stessa Chiesa per raccogliere dietro di se seguaci ne ha raccontate di fandonie a partire dal Vangelo, dagli Apostoli, dai Santi e dai miracoli. Così fa la Lega con la cerimonia dell'acqua e con Alberto da Giussano. Il popolo ha sempre bisogno di favole per farlo muovere. Il Risorgimento fu pure una favola per tonni. E l'intervento per entrare in guerra contro gli Imperi Centrali allora? Nessuno minacciava l'Italia anzi l'Italia era alleata con gli Imperi Centrali e siccome l'Intesa (Francia e Inghilterra) offriva all'Italia la luna due imbecilli (Mussolini e D'Annunzio) imbastirono uan campagna tale per fare cambiare giubba al Governo italiano dell'epoca che furono aggrediti gli Alleati (Germania e Austria) e abbiamo avuto 750000 morti. Alla fine delle fiera: l'Alto Adige (Südtirol) come compenso per il tradimento. Viva l'Italia!

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  • libero

    17 Marzo 2011 - 16:04

    perdono,ma questa coerenza della Lega,io non la vedo,anzi proprio il contrario:da liberta' della Padania,dalle tre macroregioni di Milio,all'anti stato,a Roma ladrona, e' passata al piu' marcato neostatalismo, occupando tutti gli enti locali possibili,ha sposato il nepotismo proprio chi tutonava contro parentopoli dei ''terroni',occupa seggi e ministeri della repubblica e non della Padania,si spartisce con tutti gli altri i 45,7 miliardi di costi della politica e per tutti i fessacchiotti mette in scena l' adunata alle fonti del Po, l'Alberto da Giussano che pare non sia mai esistito e tante altre amene , rozze demenziali iniziative come quest'ultima di non partecipare alle manifestazioni del 150°:mai e' cosi' appropriata come per loro la storiella dei ladri di Pisa e per cio' mi permetto di indicarti come lettura amena,il libro UMBERTO MAGNO di Facco ,gia' redattore della Padania,la cui presenza e' stata censurata a Exit su La 7,indovina perche'. Sluti

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  • bruno osti

    17 Marzo 2011 - 11:11

    Lo riposto perché 'sto blog fa quello che vuole.....Sul simbolo del PCI c'è sempre stata la bandiera italiana; cosa che invece mancava in tutti gli altri simboli, se non quello del PLI e la fiamma del MSI

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  • rocambole

    16 Marzo 2011 - 21:09

    Bella scoperta Lo so anch'io che la lotta armata è vietata dalla legge. Ci mancherebbe altro che fosse permessa. Faccio solo presente che tutti i movimenti secessionisti, ad un certo punto, se le loro richieste o pretese non vengono esaudite, possono passare ad altri argomenti che secondo il loro punto di vista si rendono legittimi. I movimenti partigiani erano anche vietati però abbiamo visto come è andata a finire. Ciò che è illegale in prima battuta cambia e diventa legale a secondo del successo che viene riportato. Arafat capo dei terroristi Palestinesi all'inizio della sua avventura veniva da tutti considerato un criminale terrorista ma poi le cose cambiarono e venne abbracciato e complimentato da tutti i capi di Stato fino a ricevere il Premio Nobel per la pace. Tutto è mutevole. Tutto dipende se si ha successo o meno.Questo vale anche per la Lega se avrà successo e se riuscirá a portare a casa il Federalismo.....intanto. Poi da cosa nasce cosa.

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