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Pasticci atomici. Chi ora è per il no nel 2004 diceva sì

Bindi, Vendola, Pisapia, Franceschini: tutti favorevoli alla riapertura delle centraldi di Caorso e Trino. E il centrodestra? Contrario... / BECHIS

Pasticci atomici. Chi ora è per il no nel 2004 diceva sì
Il governo italiano riattivi subito due centrali nucleari che aveva chiuso, quella di Caorso (Pc) e quella di Trino Vercellese e “consideri la convenienza di un programma nucleare ai fini di calmierare i prezzi dell’energia elettrica che in Italia sono una volta e mezzo superiori a quelli della media europea e doppi di quelli della vicina Francia”. Firmato: Rosy Bindi, Nichi Vendola, Giuliano Pisapia, Oliviero Diliberto, Dario Franceschini e decine di altri insospettabili sostenitori del nucleare. Era il 30 luglio 2004. Alla Camera dei deputati si stava votando uno dei tanti decreti sull’energia presentato dall’allora governo guidato da Silvio Berlusconi. Respinti tutti gli emendamenti il rappresentante del governo, l’allora sottosegretario alle attività produttive, Giovanni Dell’Elce (Forza Italia), diede il parere dell’esecutivo sugli ordini del giorno presentati da maggioranza e opposizione. Venne il turno anche di quell’ordine del giorno. Portava il numero 9/3297- c/27. Era firmato da due deputati di maggioranza, entrambi di Forza Italia: Francesco Zama ed Eugenio Viale. Il governo voleva chiudere in fretta la discussione e accettò pochissimi ordini del giorno. A quello di Zama diede parere negativo. Bastò quel no a fare correre un fremito fra le fila delle opposizione: “Il governo dice no,allora votiamo tutti sì, magari finisce sotto”, sorrisero furbescamente tutti i parlamentari della sinistra (Ds, Margherita, Rifondazione, Comunisti italiani). Così come dall’altro fronte i deputati di maggioranza scattarono come un soldatino a dire no.

È finita che si schierarono addirittura per la riapertura delle vecchie e pericolose centrali nucleari di Caorso e Trino vercellese oltre che per la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia Vendola, la Bindi, Diliberto, Pisapia e Franceschini. E con loro molti altri volti noti della sinistra italiana: i rifondaroli Ramon Mantovani, Tiziana Valpiana e Giovanni Russo Spena, i comunisti Maura Cossutta, Famiano Crucianelli e Katia Belillo, i diessini Mauro Agostini, Goffredo Bettini, Massimo Cialente (attuale sindaco dimissionario de L’Aquila), Pietro Folena, Giuseppe Lumia, Marco Minniti, Fabio Mussi, Umberto Ranieri, Carlo Rognoni, Walter Tocci e Vincenzo Visco. E poi ancora Giuseppe Fioroni, il prodiano Giulio Santagata, perfino il verde Marco Boato. Per contro dissero no non solo a resuscitare Trino Vercellese e Caorso (probabilmente non hanno mai cambiato idea sul punto), ma perfino a riprendere in Italia il nucleare l’attuale ministro delle attività produttive, Paolo Romani, il suo sottosegretario con delega sul nucleare, Stefano Saglia, l’attuale presidente della commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci, ministri dell’attuale governo come Sandro Bondi, Elio Vito e Stefania Prestigiacomo, sottosegretari in carica come Guido Crosetto (Difesa), Luigi Casero (Economia), Daniela Santanchè e Carlo Giovanardi (presidenza del Consiglio), perfino Denis Verdini, ora coordinatore del Pdl. Anche per il loro no del 2004 la proposta non passò e ci vollero altri 4 anni perché il nucleare tornasse fra i piani del governo italiano e gli stessi protagonisti dell’epoca virassero di 180 gradi trasformandosi prima in pasdaran dell’atomo e ora in scettici convertiti dal Giappone.

Ma certo a fare più effetto - visti i toni che sarebbero venuti dopo - furono i sì a quella proposta. E soprattutto quelli di Bindi, Franceschini, Diliberto, Pisapia e Vendola, tutti pronti oggi a farsi scudi umani contro il nucleare. Basta scorrere le loro dichiarazioni di pochissimi giorni fa. Era il 15 marzo. La Bindi, presidente del Pd, ha tuonato da Ballarò, la trasmissione di Giovanni Floris : «Il governo fermi i programmi sul nucleare». «Milano è e sarà una città antinucleare», ha promesso il candidato sindaco del capoluogo lombardo, Pisapia. «Il nucleare? È una follia voluta da una cricca criminale. È una scelta pericolosa e violenta. Per costruire una centrale in Puglia dovranno venire con i carri armati», ha gridato Vendola, leader di Sel e presidente della Regione Puglia. Stesso giorno, in campo anche Franceschini, capogruppo del Pd alla Camera dei deputati: «Il governo si fermi sul nucleare o lo faranno gli elettori con il referendum».
Non l’ha mandata a dire nemmeno Diliberto, leader dei comunisti italiani: «Impediremo che siano costruite centrali in Italia e lo faremo con tutti i cittadini italiani attraverso il referendum». Per sentire questi tuoni e fulmini contro il nucleare del gruppo Bindi-Franceschini-Vendola-Diliberto-Pisapia per altro non c’è stato bisogno della tragedia giapponese: ne erano tutti convinti almeno da un paio di anni. Per fare dire loro no al nucleare che volevano con così tanta determinazione nel 2004 è bastata una sola cosa: che Berlusconi nel 2008, ascoltandoli a scoppio ritardato, dicesse sì. Oramai è diventata la cartina di tornasole della politica italiana: in Parlamento da lustri si vota pro o contro Berlusconi, non sui contenuti che non interessano quasi a nessuno degli eletti.

Quel che è avvenuto il 30 luglio 2004 sul nucleare la dice lunga sulla qualità della classe politica italiana, e ancora di più sulla leadership della sinistra. Di fronte a quel clamoroso voto pro-nucleare l’unica scusa che potrebbero trovare i Vendola, i Diliberto, le Bindi, i Pisapia, i Franceschini e tutta la compagnia è di non avere nemmeno letto quello a cui dicevano sì. È possibile, anche se quel giorno ad esempio la verde Laura Cima lesse il testo prima di votare e non se la sentì di appoggiarlo. Almeno si astenne. Ma se questa fosse la ragione sarebbe addirittura peggio: la dimostrazione della inconsistenza e della scarsa professionalità di tutta quella leadership. Vendola & C. sarebbero stati super-nuclearisti a loro insaputa. Ed è ben peggio della famosa casa di Claudio Scajola.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • ercole.bravi

    19 Marzo 2011 - 18:06

    ti leggo con piacere, sia per la scioltezza e proprietà di linguaggio che per la maleducazione del livello di cui sopra. Mi spiace che la sua disponibilità verso chi di questo "problema" vive quotidianamente, sia praticamente pari allo zero, nè, ma stento a crederlo visto il suo leggero approccio, penso che abbia in famiglia ( e di questo assicuro non auguro a nessuno) casi che la farebbero riflettere e soprattutto affrontare altre ricerche linguistiche per risolvere le sue diatribe con chiunque sia. Comunque apprezzo la schiettezza che, di questi tempi è relativa, ma la schiettezza non è tutto, soprattutto in confronto all'educazione che si è perduto probabilmente in altri tempi. saluti

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  • tigrin della sassetta

    19 Marzo 2011 - 17:05

    innanzitutto nella fattispecie non si tratta di un’offesa ma di una sarcastica constatazione diagnostica delle sue condizioni mentali. In secondo, luogo ho già avuto modo di scrivere al diretto interessato che, se lui o qualcun altro si sentiva scosso perché lo chiamavo alzheimer, non me ne impipava un accidente fritto: la demenza senile può benissimo toccare a chiunque, me compreso, ma l’importante è non infliggerne agli altri le conseguenze come fa implacabilmente lui ed in ogni caso tu sai forse se io abbia o meno a che fare per via di qualche prossimo o congiunto con analoghe malattie? Ovviamente no, quindi evita sermoncini moraleggianti. Se tu sei appunto quel “qualcun altro” che si sente ferito, fattene placidamente ragione perché non sarà certo per questo che smetterò di chiamarlo così quando da prova di avere il cervello in via di mummificazione. Spiacente per la sorte dei tuoi invii (tranquillo, sapessi quante volte capita anche a me come credo pure un po’ a tutti), tanto ti dovevo. Anima cattiva

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  • ercole.bravi

    19 Marzo 2011 - 15:03

    mi spiace intromettermi nella diatriba, ma ti esorterei ad usare un termine diverso per ..offendere(?) qualcuno. Se avessi a che fare con l'alzheimer forse saresti più cauto nel citarlo. L'appunto lo avevo spedito anche ieri pomeriggio e ieri sera, strano che sino ad ora non sia stato pubblicato. Ho paura che questo blog cominci ad essere meno Libero di qualche tempo fa. In tempi di guerra si stringon le coorti. saluti

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  • tigrin della sassetta

    19 Marzo 2011 - 12:12

    il guaio è che davo per scontato che tu capissi l’accenno a Ivan Pavlov ed alla reazione condizionata al nome/campanello Berlusca: dunque, o hai finto di fraintendere per chiocciare una meccanica fesseria qualsiasi o hai proprio il cervello rinsecchito come una prugna della California e ti strameriti il soprannome che ti ho regalato. È comunque colpa mia, perché scordo sempre l’esortazione di muff@ a non sottovalutare la stolidità del kompagnonzo standard. Avrei invece una curiosità che mi solletica: quando non eri ancora da minestrine col formaggino sciolto, vero che facevi il perito o il geometra? Dai, sii gentile e svelami l’arcano: è per via di una certa mia idea sugli schemi di funzionamento delle volute cerebrali. Mi raccomando però, senza comiche bubbole del genere attività lavorativa ancora in essere, frequentazioni cosmopolite, viaggi all’estero, iPad e via dicendo, tanto basterebbero due giorni dei tuoi post per riconsegnarti al plaid ed al semolino. Anima cattiva

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