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I politici ignoranti che vivono a loro insaputa

Festeggiano il 17 marzo ma non ne conoscono nemmeno i motivi storici. E sul nucleare.... / BECHIS

I politici ignoranti che vivono a loro insaputa
Nichi Vendola ha votato per riaprire le vecchie scassate e insicure centrali nucleari di Trino Vercellese e Corso, ma l’ha fatto a sua insaputa. Lui, come decine di altri deputati di sinistra e di destra, non aveva nemmeno letto l’ordine del giorno sul nucleare che il 30 luglio 2004 fu votato alla Camera. Siccome il governo aveva detto di no, e il governo era guidato da Silvio Berlusconi, l’opposizione ha detto sì. Ed è diventata nuclearista a sua insaputa.

Accade spesso, ormai. Grazie al formidabile servizio de Le Iene abbiamo assistito a un altro evento unico e clamoroso. Da mesi le sorti dell’esecutivo e della legislatura erano appese alla necessità di avere comunque un governo in carica il 17 marzo 2011, perché Giorgio Napolitano così pretendeva per dare il via alle celebrazioni del 150° anno dell’unità di Italia. Per settimane maggioranza, opposizione e perfino forze sociali si sono accapigliate sulla introduzione della festività infrasettimanale, che naturalmente qualche problema ha causato alle imprese proprio in un anno in cui si sventolava la bandiera della produttività. Da giorni gran parte del parlamento, e quasi tutta la stampa, si è dedicata a linciare i distinguo leghisti, scandalizzandosi per chi il 17 marzo non desiderava festeggiare. E finalmente giovedì festa è stata. Un’overdose di festa, che ha inondato più di uno tsunami ogni città, ogni palazzo della politica, qualsiasi trasmissione televisiva, perfino l’apertura di ogni telegiornale, spazzando via appunto come un maremoto il dramma del Giappone, la crisi della Libia e ogni altra notizia. Bene, grazie alle Iene  è stato evidente a tutti che il 17 marzo gran parte della classe politica italiana ha festeggiato a sua insaputa. Nel senso che non aveva la minima idea di cosa si dovesse festeggiare in quella data.

Per il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, il 17 marzo si sarebbe festeggiato l’inizio delle cinque giornate di Milano (che per altro iniziarono il 18 marzo, ma del 1848, quindi 163 anni fa). Per il vicepresidente della Camera dei deputati, Rosy Bindi, il 17 marzo è stato scelto perché è la data in cui Roma divenne capitale (accadde nel 1871, e quindi sarebbero 140 anni). Per Fabio Mussi, amico del cuore di Massimo D’Alema, non c’è un motivo per cui si festeggi il 17 marzo: «non lo so… è una data…». Per Carlo Barbaro, finiano di ferro, ultranazionalista «cosa accadde il 17 marzo di 150 anni fa? Di preciso non glielo so dire… La breccia di Porta Pia non credo.. O forse sì, proprio la breccia di Porta Pia». Un intellettuale di sinistra come l’ex presidente delle Acli, Luigi Bobba, è sembrato sgomento di fronte alla domanda:«Il 17 marzo? Non me lo ricordo. Il primo re di Italia? Sì, Umberto I». Da gran democristiano prova a cavarsela l’ex deputato dell’Udc, Vincenzo Alaimo: «Il 17 marzo? Non lo ricordo, però per averlo scelto vuole dire che è successo qualcosa di importante». L’intervistatrice prova a confonderlo con la risposta che in tanti danno: «La Breccia di Porta Pia? Ma quella è stata nel Novecento… L’anno preciso? Dunque nel ’46 c’è stata la Liberazione… forse nel ’45, nel ’44…».

 Naufragio totale. Risponde da perfetto peone Franco Cardiello,  Pdl: «Il 17 marzo? Non è successo nulla. Evidentemente quella della data è una scelta condivisa». Come dire: a noi peones le decisioni passano sempre sulla testa. Si vede che la sinistra voleva festeggiare il 19, la destra voleva festeggiare il 15 e alla fine hanno condiviso la scelta del 17. Non solo fine storico, ma anche gran matematico  Vincenzo D’Anna, deputato che è andato  a infoltire le fila dei Reponsabili: «Si festeggia l’Unità di Italia, che è stata realizzata nel 1860, quando è stata liberata Roma con l’impresa di Porta Pia. Come? Sono passati 151 anni dal 1860? No, perché il 1860 non si conta. Si inizia a contare dall’anno successivo». Nel suo gruppo parlamentare neonato deve esserci  confusione. Perché anche il collega “responsabile” Vincenzo Taddei sostiene che sono passati 150 anni da quel 17 marzo 1860 in cui si fece l’unità.  E chi la fece? «Vittorio Emanuele III».

L’elenco di castronerie potrebbe continuare a lungo, e in più di un deputato si arricchisce della certezza su  Garibaldi: «fu soprannominato eroe dei due mondi perché fu eroe per il Regno delle due Sicilie e per il resto di Italia». Il servizio integrale è disponibile sul sito internet dNiudiare la storia politica del suo paese è il minimo che si dovrebbe chiedere: non hanno molto altro da conoscere. Ma che nessuno si sia chiesto perché darsi botte da orbi fra pro e contro quella festa del 17 marzo, è davvero lo specchio più genuino di cosa sia oggi la classe politica italiana. Senza bisogno di prendere fra le mani un libro di storia, il perché di quella festa è scritto nel decreto legge del governo che la istituisce. Testo che viene esaminato in commissione, perfino emendato, votato dall’aula dei due rami del Parlamento senza che nessuno naturalmente si sia curato di leggerne una riga. Così come sul nucleare tutti ancora una volta votano e voteranno a loro insaputa. Ormai è diventato questo lo slogan della attività politica. E si comprende   perché dopo essere stato lapidato per avere ammesso che qualcuno gli pagò la casa a Roma a sua insaputa il povero Claudio Scajola ora pretenda una rapida riabilitazione. Ne ha pieno diritto, in fondo è solo uno dei tanti eletti insaputelli…

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • gigigi

    20 Giugno 2011 - 14:02

    Sono due esseri arrivati alla politica, l'una strisciando e rosariando con i preti ed il Vaticano, che l'hanno sponsorizzata, salvo poi ricevere schiaffoni in continuazione con comportamenti e prese di posizione anticlericali, l'altro magnificando il suo essere gay e ricevendone cosi, le laudi ed il plauso di tutti quelli come lui. Si combinano molto bene insieme! Si potrebbero....sposare, perfino in Chiesa. Ma, l'Italia attuale, lo sapeva che sarebbe diventata cosi? Ma chi li ha votati, lo sapevano il danno che avrebbero causato? Sicuramente no! Pero', adesso, come quegli altri li, ormai ce li dobbiamo tenere e sopportare, finche' morte non li separi.....da noi.

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  • aquila azzurra

    21 Marzo 2011 - 18:06

    le iene , ancora una volta, hanno messo a nudo la pochezza, l'ignoranza e la superficialità di una classe politica , e questo era già arcinoto, che sta lì solo per i fattacci propri e se ne frega del popolo che gli passa la pagnotta ed altro.....Secondo una logica , consolidata più a sinistra che a destra, il parlamento deve essere aperto a tutti quali rappresentanti delle varie classi sociali, quindi vi abbiamo ritrovato semianalfabeti, tossici-dipendenti, perfino ex terroristi, ma quali benefici poi ne abbiamo ricavato? la tragedia è sotto gli occhi di tutti : scandali, ruberie, incapacità e,la cosa più pericolosa, l'ignavia cioè il NON volere decidere per paura o per tutelare interessi particolari. Faccioamo un passo indietro, no, forse in avanti , imponiamoa a chi vuole rappresentarci in parlamento ,almeno la conoscenza della nostra storia della geografia fisica ed economica e qualche nozione di sintassi: sarebbe proprio il minimo per non farsi ridere addosso.

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  • roberto19

    roberto19

    21 Marzo 2011 - 15:03

    SAREBBE GIA' UNA VITTORIA DEMOCRATICA.

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  • scirulli751

    21 Marzo 2011 - 13:01

    non ci sono parole basta guardarli e gia un commento

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