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Attacco a Tripoli? Al via i raid contro i democratici

Doppio fronte a sinistra. Bersani vota per l'intervento in Libia e regala consensi a Vendola e Di Pietro. Che scatenano il 'fuco amico'

Attacco a Tripoli? Al via i raid contro i democratici
Si torna a fare - persino a chiedere - la guerra. Perché c’è la risoluzione Onu, perché la comunità internazionale lo chiede. E anche, diciamolo, perché al posto di Bush c’è Obama, il quale è il primo a spingere per un intervento militare in Libia. E così, archiviati i cortei pacifisti, arrotolate le bandiere arcobaleno, messo da parte il celebre articolo 11 della Costituzione («L’Italia ripudia la guerra») il Partito democratico, di fronte alla crisi libica, diventa responsabile. E, direbbero i pacifisti senza se e senza ma, guerrafondaio. «Nei limiti della risoluzione dell’Onu», ha sentenziato ieri Pier Luigi Bersani, «siamo disponibili a sostenere un ruolo attivo dell’Italia».

Attivo non per modo dire: dalla concessione delle basi all’intervento con caccia che sganciano bombe. Semmai, se una critica il Pd fa al governo, è di non essere abbastanza disponibile a far la guerra. «Dobbiamo mettere a disposizione tutto ciò che è possibile. La concessione delle basi è il minimo», ha protestato il lettiano Francesco Boccia. Nel cambio di marcia c’è, del resto, una coerenza: della guerra in Iraq, l’Ulivo contestò l’assenza di una risoluzione dell’Onu e dunque l’illegittimità internazionale. Ora che l’Onu si è mossa, non c’è motivo per fare i pacifisti. Oltretutto le ragioni dell’intervento in Libia ricordano quelle dell’operazione in Kosovo, condotta dal governo D’Alema.

Per questo il Pd, ieri, ha votato insieme alla maggioranza nelle Commissioni Esteri e Difesa per autorizzare la risoluzione votata al Palazzo di Vetro. Massimo D’Alema, presente alla seduta, è stato tra i più solleciti nel sostenere la necessità di un coinvolgimento dell’Italia: «Nessuna iniziativa di questo tipo si può svolgere senza il consenso dell’Italia, consenso che è necessario. Anche per questo è molto importante dire subito sì, autorizzando il governo a prendere tutte le misure possibili».


Il Pd legittimamente bellico non ha tentennamenti. Perché c’è l’Onu, perché c’è Obama. E perché, se i primi due non bastassero, c’è Giorgio Napolitano, più che mai convinto della necessità di intervenire. Non a cuor leggero: ci attendono «decisioni difficili», ha detto ieri. Poi ha fatto un parallelo tra il nostro Risorgimento e quanto sta accadendo in Libia: come 150 anni fa i nostri padri hanno lottato per la libertà, così «non possiamo rimanere indifferenti alla sistematica repressione di fondamentali libertà e diritti umani in qualsiasi Paese». Parole che chiudono ogni possibile discussione: il Pd è autorevolmente chiamato alle armi.

Detto questo, la scelta dell’uso della forza - sia pur legittimato dall’Onu - non sarà una passeggiata, per i democratici. Si è capito ieri quando Nichi Vendola si è smarcato dalla responsabilità bellica dell’alleato. «Dobbiamo impedire che Gheddafi completi la  sua macelleria civile, ma anche vigilare con cautela che l’opzione militare non si trasformi in qualcosa di imprevedibile». Un “ma-anche” degno del miglior Veltroni. Il peso della bilancia, però, pesa sulla seconda parte delle due frasi: evitare che «l’opzione militare» degeneri. E non c’è solo Vendola. L’Italia dei Valori, come anche la Lega, ha disertato le sedute delle Commissioni Esteri e Difesa.

In un comunicato, hanno spiegato che il partito «è disponibile a sostenere qualsiasi iniziativa che, sotto l’egida dell’Onu, sia volta a tutelare i civili dalle rappresaglie di Gheddafi, ma non un impegno diretto dei nostri militari in azioni di guerra». Due posizioni che preoccupano i democratici. «Alle amministrative», rifletteva ieri un dirigente, «ci faranno la pelle su questa vicenda». Come se non bastasse, si aggiunge la posizione della Cgil: «Credo sia necessario», ha detto ieri Susanna Camusso, «fermare il genocidio e il rischio di combattimenti dentro la Libia senza però usare strumenti di guerra». L’azione va bene, ma non l’uso della forza. Per non parlare della sinistra radicale, per ora fuori dal Parlamento. Basta sentire Oliviero Diliberto: «Siamo in guerra, in sfregio della Costituzione».

Per il Pd, perciò, non sarà facile mantenere questa linea. Soprattutto a poche settimane dalle elezioni amministrative. Peraltro ieri colpiva il silenzio dei popolari (sia di maggioranza che di opposizione), mentre i veltroniani si sono schierati sulle posizioni del segretario. I prossimi giorni diranno se la svolta “bellica” del Pd reggerà all’urto di Vendola, di Di Pietro e della Cgil.

di Elisa Calessi

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Commenti all'articolo

  • angelo.Mandara

    21 Marzo 2011 - 10:10

    Dalla situazione dormiente che sembrava essere sfuggita di mano...al più ratto Sarkozy, che ha rotto gli equilibri con il suo intervento ? Oggi la Libia torna a vederci protagonisti, ma in che modo "arruffato" in un momento di massima confusione...nell'offrire all'Alleanza ONU il nostro supporto strategico e bellico. Mentre ancora era in corso lauto risarcimento danni "coloniali" alla Libia...ecco pronti a rinnovare un nuovo contenzioso, grazie anche ai nostri "tornado". A quale altro presidente toccherà fare altro Trattato ? Comiche a parte. Parrebbe il comportamento di un Paese in "fregola"...mentre G. Napolitano : "Non siamo in guerra". La Russa : " Non siamo entrati in guerra volentieri". Qualcuno, un giorno, ci spiegherà meglio. Però, anche i tempi ONU...che hanno lasciato mano libera a Sarkozy (?)...allora perchè l'ONU non istituisce una forza di "polizia", pronta per le prime necessità, da mandare tempestivamente nei posti critici . Angelo Mandara

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  • parigiro

    20 Marzo 2011 - 18:06

    Non c'è che dire basta che lo dica un nero democatico dica guerra e i ns sinistri si mettono lo scolapasta in testa magari non gli viene da pensare che il buon Obama lo fa per la EXXON la CHEVRON il Sarco... boh non so come si scrive ( invece di pensare a quella ...) lo fa per la TOTAL e il buon Cameron per la BP

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  • biri

    20 Marzo 2011 - 02:02

    Che io sia pacifista o meno ("voi" chi?) non è rilevante, che io "ami" i DS (DS?), per quanto improbabile, lo è ancora meno. In questo momento al governo del paese, un governo che sta partecipando a una guerra, ci sono dei ciarlatani che le responsabilità non se le vogliono proprio assumere. Le nostre forze armate vanno (forse) a fare la guerra, e un partito del governo dice "noi non c'entriamo, noi siamo qui per caso". Non io, caro signor raucher, devo assumermi delle responsabilità, ma chi le porta per dovere di ufficio, e chi ha votato per autorizzare queste missioni se le è assunte, anche stando all'opposizione. Soltanto la banda dei padani fa finta di niente, e non ha neanche il coraggio di votare contro. Se un governo va alla guerra, chi non è d'accordo (se è una persona seria, ma sappiamo che così non è) se ne va dal governo, perchè la guerra non è una di quelle decisioni su cui c'è libertà di voto, ma è - secondo me - la decisione più grave che un governo può assumere.

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  • raucher

    20 Marzo 2011 - 00:12

    Lei che per sua disgrazia non è annoverato tra le trote padane, sarà corresponsabile tanto quanto il suo odiato BS , della guerra in Libia, perchè i suoi amati DS e affini hanno approvato e non faccia l'ipocrita a negare la realtà e nascondersi dietro un filo d'erba, SIETE CORRESPONSABILI ALLO STESSO MODO , SOLO PIU' IPOCRITI

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