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Giustizia, Anm: "Stato agitazione contro riforma"

Palamara al direttivo del sindacato: "Barricate contro la legge". Il 5 aprile incontro con Napolitano. Leone (Pdl): "Atteggiamento eversivo"

Giustizia, Anm: "Stato agitazione contro riforma"
La crociata delle toghe contro il governo e la riforma della giustizia non si arresta. Dopo le sconcertanti dichiarazioni del segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, il presidente del sindacato dei magistrati, Luca Palamara, propone di proclamare lo "stato di agitazione" per una riforma che "rischia di minare in radice l'indipendenza e l’autonomia" della magistratura. Questa l'idea sottoposta da Palamara al comitato direttivo centrale dell'Anm, riunito sabato a Roma. La richiesta relativa allo "stato di agitazione", ovviamente, è stata ricevuta in maniera compatta dai magistrati. Il documento conclusivo della riunione del Parlamentino delle toghe, con il quale si dà il via libera alla mobilitazione, è stato sottoscritto da tutti i presenti.

INCONTRO CON NAPOLITANO - L’idea di Palamara, è quella di fissare una nuova riunione del Parlamentino dopo l’incontro, previsto per il 5 aprile, con il capo dello Stato, per "deliberare forme di protesta". Palamara pensa quindi a rinviare qualsiasi ipotesi compresa quella dello sciopero, mantenendo invece lo stato di agitazione, con l'invito "ai colleghi ad una generale mobilitazione per diffondere informazioni sullo stato della giustizia ai cittadini", valutando di deliberare "ulteriori incontri istituzionali e la proclamazione di un’assemblea straordinaria. Come accennato, il prossimo 5 aprile una delegazione della giunta dell'Anm sarà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: l'annuncio è arrivato in apertura della riunione del Parlamentino delle toghe.

LEONE (PDL):  "ANM, ATTEGGIAMENTO EVERSIVO"
- Sabato è arrivato una nuova replica alle parole di Giuseppe Cascini firmata da Antonio Leone (Pdl), che definisce quello del segretario "un atteggiamento pericolosamente eversivo". Il riferimento è alle dichiarazioni secondo le quali la "maggioranza non ha la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare" il tema della giustizia". Leone ha sottolineato: "Nessuna presa di distanza da parte dell'Anm dalle farneticanti dichiarazioni del suo segretario. Si è scelto di non dissociarsi da un atteggiamento che è pericolosamente eversivo. Un ordine dello Stato, al quale è affidata l'amministrazione della giustizia, di fatto contesta ufficialmente il potere inalienabile del Parlamento di proporre e approvare leggi alle quali lo stesso ordine deve semplicemente adeguarsi.Sorprende - ha continuato Leoni - anche il silenzio del Csm, a conferma di una condizione subalterna del massimo organo di autonomia dei giudici a una minoranza che da quasi venti anni tenta di sostituirsi al potere politico percorrendo una via chiaramente antidemocratica. In quanto alla moralità, poi, sarebbe giusto che Cascini incominciasse a guardare in casa propria".

CASCINI CI METTE UNA PEZZA- Dopo le parole di Leone è arrivata una parziale retromarcia del segretario della Anm Giuseppe Cascini: "Non è mai stata in discussione la legittimazione del Parlamento a modificare una legge". Così il magistrato ha tenuto a puntualizzare il suo pensiero, soprattutto a seguito delle polemiche scoppiate venerdì dopo il suo intervento ad un convegno sulla giustizia organizzato da Nichi Vendola. "Si è trattato di una fase estrapolata da un discorso molto articolato, il mio intervento era una riflessione ampia sul contesto politico, storico, in cui è intervenuta questa riforma. Ho ricordato che il clima che si respira in questo periodo è delterio per una riforma, che necessita invece di un confronto quotidiano, di un clima di concordia e di dialogo. La politica deve sapere ascoltare gli operatori di settore su cui vuole intervenire - ha continuato Cascini - non possiamo sederci ad un tavolo solo per trattare emendamenti. Una riforma costituzionale va condivisa, il clima fino ad ora ha messo in discussione qualunque presupposto per un sereno confronto".

GASPARRI: "LA RETROMARCIA NON BASTA" - Non si è fatta attendere la controreplica di Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl: "Cascini cerca di mettere una pezza e fa una mezza marcia indietro, ma le sue parole restano gravissime. Sono certo che quando l’Anm sarà ricevuta al Quirinale riceverà una lezione di democrazia. Ci aspettiamo chiarezza, avendo fiducia in chi svolge un ruolo di garanzia".

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Commenti all'articolo

  • oldpeterjazz

    22 Marzo 2011 - 13:01

    Ma come si fa ad andare in giro con una faccia cosi?

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  • rosvittorio

    22 Marzo 2011 - 10:10

    Stato di agitazione : faranno sciopero ? se sarà così non se ne accorgerà nessuno.La lentezza con cui lavorano e l'orario di lavoro ridottissimo costituiscono già uno sciopero permanente.Credo bene che non accettino nessuna modifica alla situazione attuale.Pala e piccone per 12 ore/giorno !! altro che stato di agitazione!!

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  • mauribs

    21 Marzo 2011 - 17:05

    Ma Palamara che compare sempre più in televione, intrervistato da tutti ed in ogni convegno o riyunione dei suoi pari fannulloni QUANDO LAVORA COME MAGISTRATO ?

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  • bussirino

    21 Marzo 2011 - 16:04

    Palamara non deve fare il sindacalista ma deve fare il magistrato se è pagato per questo La magistratura non ha bisogno e non deve avere sindacati. Deve avere persone che chiacchierano poco ma lavorino molto. Il CSM deve far tacere i suoi e farli lavorare sapendo che se quattro gatti sono politicizzati, sono come quattro mele marce nel cestino che se non vengono tolte fanno marcir pure le altre. Il CSM non se la deve prendere con la politica ma con quelle sue mele politicizzate. La giustizia faccia il suo lavoro, pensi di applicare le leggi mentre il Parlamento penserà alla sua emanazione. l'Arroganza, finora, ha una sola matrice: magistratura. Questa è la voce del cittadino che vede, ascolta e commenta la direzione del male. Questa giustizia è solo parte del male che vuole gestire la formazione delle leggi, il giudizio delle leggi e la sua applicazione. Questo non va.

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