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Libia, svolta su comando A Nato lunedì o martedì

BRUXELLES, C'E' L' INTESA SU CONTROLLO OPERAZIONI MILITARI Cede Sarkozy, passa la linea italiana. Ministro Esteri turco: "Patto Atlantico assumerà guida militare entro due giorni". In seconda fase ruolo marginale per gli Usa. Merkel: "Embargo petrolifero"

Libia, svolta su comando A Nato lunedì o martedì
Dopo giorni di polemiche e scontri tra i governi euroepei, il nodo sul comando delle operazioni in Libia sembra è stato sciolto. La Nato assumerà il controllo delle operazioni militari in Libia entro "uno o due giorni". Per prima a riferire la notizia è stata l'emittente di stato turca Trt, che ha citato il ministro degli Esteri, Ahmet Davotoglu, secondo il quale i membri dell'Alleanza avrebbero accettato la richiesta per la quale, oltre a Italia, Stati Uniti e Canada, spingeva anche Ankara. "Le nostre richieste sulla Libia", ha spiegato Dovotoglu, "sono state accettate e la guida dell'operazione sarà assunta dalla Nato in un giorno o due". Successivamente l'indiscrezione è stata confermata da una fonte diplomatica del Patto Atlantico: "Il comando delle operazioni della coalizione internazionale sulla Libia passerà alla Nato tra lunedì e martedì. Posso confermare che un compromesso è stato raggiunto. Gli ambasciatori sono ancora riuniti e sono ancora in corso consultazioni con le capitali", ha concluso. La notizia è stata confermata anche da fonti del Dipartimento di Stato degli Usa alla televisione Cnn.

IL RUOLO DEGLI USA - Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney, dopo la notizia dell'accordo sul passaggio del comando alla Nato, ha chiarito quale sarà il ruolo degli Usa nella seconda fase dell'operazione in Libia: "Avremo un ruolo di sostegno e non forniremo più i caccia per i raid - ha dichiarato - Gli Stati Uniti continueranno ad avere un ruolo ma non sarà un ruolo principale nell'imposizione della no-fly zone, sarà un ruolo di supporto ed assistenza".

MERKEL: "EMBARGO PETROLIFERO" - Intanto, se al sesto giorno di conflitto in Libia Gheddafi non sembra voler retrocedere, nei palazzi della diplomazia europea si continuano a cercare strade alternative per mettere in ginocchio il regime del Raìs. Giovedì la proposta della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ipotizza un embargo totale nei confronti del Colonnello. Obiettivo, instaurare de facto un embargo economico, bloccando tutti i petrodollari in arrivo dall'Europa. Scettico, invece, il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, che propone un cessate il fuoco immediato per intavolare le trattative post belliche.

"GUERRA ECONOMIA" -
Berlino, come accennato, preferirebbe spostare il conflitto dal suolo africano al mercato economico. Angela Merkel chiede ai leader dell’Unione Europea di trovare un accordo su un embargo totale sull'export libico di petrolio. La Germania, ha assicurato il capo del governo tedesco, "sostiene senza riserve" gli obiettivi della   risoluzione delle Nazioni Unite sulla Libia, sulla quale il paese ha scelto di astenersi al momento del voto al Consiglio di Sicurezza. Ci siamo astenuti perchè preoccupati "dell’attuazione militare degli obiettivi". Auspichiamo - ha concluso tuttavia - "un rapido e sostenibile raggiungimento di quegli obiettivi". Oltre all’"embargo totale sugli idrocarburi, il cancelliere ha chiesto "restrizioni commerciali di vasta portata per la Libia". "Spero- ha concluso - che potremo finalmente raggiungere una posizione comune sulla questione", ha dichiarato in parlamento.

BERLUSCONI: "CESSATE IL FUOCO, TRATTEREMO" - "Prima Gheddafi ordini il 'cessate il fuoco', quindi procederemo con la mediazione. Ancora non è tempo". In un'intervista al Corriere della Sera, il premier Silvio Berlusconi commenta gli sviluppi della guerra in Libia e chiede a Gheddafi di fare un passo indietro: "La fine delle ostilità da parte del Colonnello è la condizione sine qua non per ogni mediazione. Dopo si potrà aprire la fase della diplomazia". In questo momento, secondo il premier, "nessuno può dire qualcosa di certo sugli esiti e sulla durata della missione. Mi sembra che ancora una mediazione non sia matura. La pensano così anche Vladimir Putin e personalità come l'ambasciatore libico Abdullahfed Gaddur che conosce bene la situazione a Tripoli". La questione militare, infatti, è ancora lontana dalla soluzione. "Gheddafi  - spiega Berlusconi - è ancora fiducioso di potercela fare perchè ha il controllo pieno della capitale". Dal punto di vista strategico, invece, il premier italiano ha raccolto con soddisfazione il passaggio di leadership alla Nato (anche se definito "parziale" dalla Francia): "Abbiamo ottenuto non solo il pieno coordinamento Nato di tutte le operazioni della missione ma anche l'applicazione puntuale della risoluzione Onu. La coalizione è impegnata a difendere la popolazione civile, l'Italia non è entrata in guerra e non vuole entrarci". Sulla risoluzione approvata al Senato, il capo del governo si dice soddisfatto dell'accordo trovato nella maggioranza sull'impegno italiano "per il ritorno più rapido possibile ad uno stato di non conflittualità", oltre che ad un possibile "pattugliamento del Mediterraneo". Domani (oggi, ndr) sarò a Bruxelles e insisterò con i colleghi europei perché vengano accettati gli impegni previsti nel documento".

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  • finale

    27 Marzo 2011 - 15:03

    Prima di intrapprendere un'azione di guerra avrebbero dovuto rispondere alle domande poste dalla giornalista del Sun a Barak Obama(e rimaste inevase). Si sa che qualcuno ha già tentato in passato di uccidere Gheddafi con un missile(con la complicità italiana?vedi Ustica),e la risoluzione dell'Onu ha dato il pretesto per regolare i conti per tutti i morti provocati dal dittatore anche sugli aerei di linea.Ricordiamoci inoltre,che i limiti delle acque territoriali libiche sono molto più ampi delle norme internazionali e questo può essere un motivo di attrito con Francia, Inghilterra e e America. I familiari delle vittime penso siano contente e vedano in questa guerra una forma di giustizia divina,ma per i paesi che ne sono coinvolti ora che la parola è affidata alle armi,rimane difficile una soluzione se non con una azione militare di terra.Alla fine chi si va ad aiutare se non il fondamentalismo islamico che non vuole la democrazia e che Gheddafi a modo suo,forse ,voleva instaur.

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  • autores

    26 Marzo 2011 - 20:08

    Se l'esercito Libico no0n verra' educato dagli U.S.A. i rivoltosi saranno senza un proprio esercito e pare che comunque sia di politica armata la loro politica di cui e' contro Israele.Per non essere dei terroristi si deve educare l'esercito Libico o Istituire un nuovo Stato che venga protetto solo che dal esercito Democratico ma senza che il popolo ha le armi per fare la politica,perche' pare che gli U.S.A. abbia rifiutato con Inghilterra e Israele molto di spesso questa condizione che e' per l'appunto contro Israele. Se la Libia e i rivoltosi avranno le armi e la politica armata gli U.S.A. sara' integro al Terrorismo. Israele deve dimettersi dal amicizia coi U.S.A. di cui questi ultimi alimenta la Palestina,Hezbollah e tutti gli altri di cui si era dichiarato contro perche' il sistema non e' piu' Occidentale o americano da come assomiglia Israele agli U.S.A. Il sistema sara' terrorista armato anche se gli U.S.A. e' contro la Dittatura cosa che Israele non ha e di cui e' in guerra.

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  • timbano

    25 Marzo 2011 - 08:08

    Attenzione non fidiamoci di "Sarkò-Fago" ! L'unico scopo che ha è quello di fregarci il petrolio e il gas... in cambio di "tanta gente"... Libertè = di fregare il prossimo Egualitè = fra di loro soltanto Fraternitè = a patto che stai a casa tua ... meditate gente, meditate ! Grazie di avermi letto, buona giornata !

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  • Jury Koval

    25 Marzo 2011 - 08:08

    1) la NATO avrà solo il controllo della No Fly Zone. 2) il comando politico NATO sarà a guida USA, GB e Francia. 3) le eventuali (sicure) operazioni a terra di fanteria non saranno in ambito NATO. Non lo dico io, ma una nota dell'Eliseo.

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