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Fini da Guf a gufo: "Cav mai al Quirinale" Ma Bossi gli mette l'etichetta: "Che str..."

A Gianfranco non resta che sperare nelle disgrazie del Cavaliere, a differenza della Lega... / BORGONOVO

Fini da Guf a gufo: "Cav mai al Quirinale" Ma Bossi gli mette l'etichetta: "Che str..."
Il contrappasso dello sconfitto sta nella sua triste evoluzione: dalla baldanza giovanile  e postfascista tipica dei Guf ai comportamenti iettatori caratteristici del gufo. Anche se qualcuno, leggi Umberto Bossi, preferisce più eloquenti epiteti: «Fini è uno stronzo», è stato il gentile commento di ieri del Senatur. Fatto sta che  Gianfranco, dopo che il suo progetto politico (sedicente) rivoluzionario si è sfarinato nel nulla, si è ritagliato un ruolo ben magro e avido di soddisfazioni, quello di chi tifa contro gli avversari poiché la sua squadra non può vincere. E dunque ecco a voi il menagramante capoccia di Futuro e libertà, Gianfranco Gufini. Lo abbiamo visto all’opera la prima volta nel dicembre scorso, quando alla vigilia del voto di fiducia assicurò che Berlusconi sarebbe caduto in aula. Come sappiamo, è andata diversamente e da allora l’unico ad aver smarrito per strada i pezzi è stato proprio il Fli. Ma il presidente della Camera - che continua a operare come un leader di partito e non da istituzione al di sopra delle parti - non si è dato per vinto. Ieri è tornato alla carica.
Durante la registrazione di Potere, il programma di Lucia Annunziata su RaiTre, ha per l’ennesima volta augurato la débâcle al Cavaliere: «Non diventerà mai presidente della Repubblica perché nel prossimo Parlamento, nonostante responsabili e disponibili di varia natura e nonostante qualsiasi legge elettorale vorrà inventarsi, non avrà la maggioranza». Non bastasse, Gufini, appollaiato in poltrona, ha scodellato la Gufata Suprema: «Il berlusconismo è in fase di superamento». Detto da lui, è come se l’allenatore di una squadra in zona retrocessione pronosticasse con saccenza l’uscita dalla Champions League della formazione rivale. A ruota,  le consuete invettive: Silvio «vorrebbe esercitare il suo potere senza alcun tipo di contrappeso»,  ha sempre bisogno di «un nemico, una volta i comunisti, poi gli alleati infedeli, il complotto internazionale, la magistratura politicizzata».
 Va detto: qua e là, nel presidente della Camera, sotto le penne del gufo sono rintracciabili  antiche convinzioni da Guf. Quando l’Annunziata gli chiede se il Cavaliere sia paragonabile a Mussolini, Gufini ritorna per un secondo Fini e quasi s’indigna perché la giornalista svilisce la Buonanima: «Non dica sciocchezze, non faccia offese alla sua intelligenza. Mussolini appartiene a un’altra epoca, instaurò una dittatura. Berlusconi non c’entra nulla: è un uomo politico che accetta le regole della democrazia, magari le vuole piegare un po’ troppo al proprio tornaconto ma ha un consenso popolare». Tempo di uscire dallo studio (dove ha vaticinato fra l’altro che Marina Berlusconi non potrà mai succedere al padre) e di arrivare a Milano per presentare il suo  libro, ed ecco che riappare Gufini avvolto da vaporoso piumaggio. A fargli da contraltare c’è l’apocalittica barba del filosofo Massimo Cacciari. Il luogo dell’incontro non potrebbe essere più indicato: un locale alle spalle del Tribunale. Infatti Gianfranco attacca sulla giustizia. Commenta la richiesta di Berlusconi di organizzare una commissione d’inchiesta sulle toghe milanesi, la definisce contraria «allo Stato di diritto». In tivù  aveva smentito l’esistenza di un patto «tra me e i magistrati», ma «incrociando dialetticamente le lame» (parole sue) con Cacciari sostiene che c’è «da essere preoccupati», visto che il Pdl dimostra «un’esplicita volontà di delegittimare la magistratura»; depreca l’«anomalia e assurdità della proposta» del Cavaliere, la quale sarebbe un «elemento di pressione, intimidazione e tensione. Il premier getta benzina sul fuoco, per evitare che si discuta di altre questioni».
 A seguire, un’altra scarica di tifo avverso. Gufini spiega che il Pdl perderà consensi a favore della Lega, poiché è ad essa subalterno «e uno tra l’originale e la fotocopia, sceglie l’originale». Dice che i dirigenti leghisti hanno ascoltato l’inno di Mameli nei mesi passati solo per opportunismo (e qui è arrivata la sobria annotazione di Bossi: «È uno stronzo»). Quindi, confortato dalle nefaste previsioni di Cacciari, spiega che se il centrodestra perderà a Milano, manderà in crisi il rapporto col Carroccio: il lavorio gufatorio è completo. Piccolo dettaglio: fino ad oggi, nonostante le tirate portasfortuna, a uscire ammaccato dallo scontro col Cav è stato lo stesso Fini.  È il  contrappasso: chi è causa della sua sfiga, gufa se stesso.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • federicom99

    11 Maggio 2011 - 11:11

    ..visto che le gufate gli si ritorcono regolarmente contro, tra non molto vedermo Berlusconi al Quirinale in veste di inquilino...

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  • vin43

    10 Maggio 2011 - 18:06

    Mi ero proposto di non parlare più di lui. Mi tira per i capelli. Come può un essere così vile sputare nel piatto in cui ha mangiato e mangia ancora a sbafo? Si nota da questi atteggiamenti la diversità d’animo tra B. e lui. B. si è sempre limitato a rimproverarlo politicamente; ha chiesto per giusta ragione le sue dimissioni. Ha denunciato la connivenza con alcuni, per fortuna pochi, magistrati. Non l’ha mai offeso come persona; non ha mai parlato della sua casa né quella in Italia n’è quella all’estero. Non l’ha mai malaugurato di niente. Sfido chiunque a dimostrare il contrario. Permettetemi: la differenza tra B. e lui è come il sole e la luna.

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  • parigiocara

    10 Maggio 2011 - 15:03

    ma lei capisce quello che scrive ? io non sono riuscita a decifrare niente se non uno strafalcione di condizionale ...

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  • ginko

    10 Maggio 2011 - 14:02

    Gianfliflop è in preda all' incubo e sogna di veder sconfitto il CAV dopo aver da Lui preso sberle a non finire. Augurare il male a chi lo ha ridotto alle sue reali dimensioni di piccolo bossetto da bar, dimostra solo che sta ricoprendo una carica istituzionale, della quale ignora il valore, unicamente per fare una guerra personale a base di invidia e odio da cartella clinica. Voleva, come si dice, stare con i frati e zappare l'orto, ma gli è riuscito solo di darsi la zappa sui piedi e rimanere con una manciata di fango in mano. Si rassegni, la politica vera è per uomini con gli attributi e non per molluschi che si riparano dietro paraventi istituzionali e giudiziari. Comunque una consolazione può averla perchè più in basso di così non potrà cadere.

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