Cerca

Fini col partito dei pm per sognare scalata al Colle

Nuovo attacco al Cav: "Commissione su toghe indegna di Paese civile". Coccola i magistrati, poi risponde sibillino: "Io al Quirinale? Vota l'aula"

Fini col partito dei pm per sognare scalata al Colle
Un'impressionante escalation, quella del presidente della Camera. Da quando ha parlato dell'ossessione che, a suo parere, Silvio Berlusconi nutre nei suoi confronti, si è lasciato andare ad un trittico di esternazioni a senso unico: il solo obiettivo è quello di scagliarsi contro il Cavaliere. Così, dopo 'la scesa dei fatasmi' e la profezia sul triste futuro politico che aspetta il premier, il leader di Futuro e Libertà, nonché presidente della Camera, si è scagliato contro la proposta di istituire una commissione parlamentare d'inchiesta che indaghi sui pm politicizzati. Per Fini "chiedere alla maggioranza che sostiene il governo di approvare una proposta di legge per una commissione parlamentare che debba indagare sui pm che stanno processando il presidente del Consiglio" è un fatto che non ha altri riscontri "in nessuna democrazia al mondo".

Il leader futurista, così, continua a coccolarsi toghe e magistratura, per poi spendersi nei consueti tentativi di delegittimazione del premier. Secondo Gianfranco "il presidente del Consiglio è un cittadino come tutti gli altri: è tenuto quindi anche lui a rispettare le regole e le leggi della Repuibblica italiana. Non esiste nemmeno da parte del Parlamento - prosegue - la possibilità di agire senza rispettare la Costituzione. Questo vale per il Parlamento, per il governo, per la magistratura e per il Presidente della Repubblica". Poi, incalzato dalle domande degli studenti, Fini prosegue nella sua invettiva: "In Italia nessuna carica può fare tutto senza rispondere del proprio operato ad altri. Sono i pesi e i contrappesi previsti dalla Costituzione. Se così non fosse ci sarebbe una situazione di squilibrio e mancherebbe una separazione rigida dei poteri".

Quindi Gianfranco, a margine dell'incontro con i cittadini nel Comune di Rutigliano, in provincia di Bari, ha risposto sibillino a chi lo vedeva come prossimo inquilino del Quirinale. "Sarà il Parlamento ad eleggere il presidente della Repubblica", ha risposto un elusivo Fini. Spontaneo, è sorto un dubbio: Gianfraco starà pensando alla scalata al Colle?. Sul rimpasto di governo, in piena linea con le parole di Giorgio Napolitano, ha sottolineato che "è stata convocata la conferenza dei capigruppo e in quella sede saranno i gruppi ad esprimersi". Probabilmente si sta allenando...

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • tigrin della sassetta

    12 Maggio 2011 - 19:07

    piacevolissimo il suo “estratto di Cicerone” (pensi mica chissà che, è solo frutto di un’affrettata ricerca a ½ google, …). Forziamolo magari un po’ per adattarlo alla specificità del caso: suis minimum scortum Minervam docet. E così, grazie alla pluralità dei significati, siamo a posto anche con l’apprezzamento personale del docente in questione. Cordialità

    Report

    Rispondi

  • agostino.vaccara

    12 Maggio 2011 - 13:01

    Grande barzelletta! Chi lo voterebbe? Del centro destra, credo proprio nessuno! Nel centro sinistra, altrettanti, visto che avrebbero i loro candidati. Nel terzo polo? Prima di fini ci sarebbe casini! Se, come dice fini, è estremamente improbabile una eventuale elezione di Berlusconi, che credo proprio che lo stesso berlusconi neanche vorrebbe, l'elezioni di fini rasenta l'impossibilità!!

    Report

    Rispondi

  • cgluschi

    12 Maggio 2011 - 12:12

    Sus Minervam docet! :-D

    Report

    Rispondi

  • tigrin della sassetta

    11 Maggio 2011 - 18:06

    s’impanca a far lezione ad Unghia, a suo dottorale giudizio un ciuccio che ha evitato persino la scuola dell’obbligo. Ahimè, nel rapimento dall’enfasi cattedratica, gli sguscia dal pannolone anche “a scuola ci sono andato con precisi obiettivi.Tutti pienamente raggiunti in modo soddisfacente.” Beh, almeno “a giudicare da come scrive” (virgolettato e quindi criterio di valutazione suo) palandrana turchina, non si direbbe proprio. Troviamo infatti un bel “pié pari” con l’accento acuto - non è una svista dattilografica: per sbagliare occorre digitare é/è, premendo contemporaneamente il tasto della maiuscola. Ergo, somarata piccina ma della più bell’acqua! - e soprattutto il solito congiuntivo terro.dalemiano “peccato solo che SONO sempre gli stessi” che brilla come un faro nel post indirizzato a Lorisgnogna, l’uomo (insomma … rectius dicens, lo statale) cornificato dal proprio cervello. Però palandrana insegna, oh quanto insegna! Anima cattiva

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog