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Torino, caos liste sotto la Mole. Ora Fassino ha paura

Nel feudo fiat e della sinistra, il Pd teme che la dispersione di voti li porti al ballottaggio. E il PdL è in agguato

Torino, caos liste sotto la Mole. Ora Fassino ha paura
Vieni avanti, Fassino. In piazza Carlo Felice, all’imbocco d’una via Roma risucchiata dalle coccarde tricolori e verso la piazza Castello allegramente devastata dall’invasione alpina, svetta il cartellone del candidato Pdl Michele Coppola. Ha la mascella levigata di Ridge di Beautiful -come gli diceva l’ex alleato Casini-. E si schiude sullo slogan: “È ora di cambiare”; ma sotto è stata aggiunta la scritta: “E perché?...”.
Già, perchè la Torino postfordista, elaborato il lutto della crisi manufatturiera, ora che ha riscoperto aspirazione culturale, rigore identitario e sceriffismo trasversali da Chiamparino (secondo sindaco più amato d’Italia), dovrebbe cambiare ?  «Non dico che il Chiampa non ci sia messo d’impegno; ma questa città dev’essere più valorizzata. Ci siamo tolti dalla palle la Fiat che ci fossilizzava e dalle Olimpiadi 2006 siamo sulla via del riscatto, si deve continuare», dice Mauro Calavetta oste del Caffè Piemonte. Rimarca Massimo D. dal taxi: «Noi tassisti non siamo ben visti a sinistra, e Torino è tutta di sinistra. Ma il problema è che qua la scelta è Fassino o Fassino. Quell’altro, Coppola, è un brav’uomo, ma pare l’abbiano scelto per limitare i danni. E poi già con quel cognome…”. L brav’ om a s’ cunòss quand a-i-è pi nen , il brav’uomo è apprezzato quando non c’è più, dicono da queste parti. Eppure Coppola, candidato Pdl last minute, assessore alla Cultura contro la “corazzata centrosinistra” Piero Fassino -copyright Roberto Cota- e contro il terzopolista liberale Alberto Musy , be’, qualche motivo per crederci ce l’ha. Primo: il debito pubblico.
 A Torino la prima azienda è il Comune da cui dipende il 16,5% del Pil cittadino (23mila dipendenti, “fatturato” di 3,5 miliardi) e «il debito complessivo ammonta a 5,7 miliardi, con più di 240 milioni all’anno di interessi passivi da pagare alle banche. Rendendo più efficiente la macchina comunale  si può puntare al risparmio di almeno 70 milioni l’anno», ricorda il 37enne Coppola. Il quale, lasciando l’abbaglio dei progetti di tunnel sotterranei che dovevano sventrare la città da est a ovest si butta sulla politica delle “piccole cose”: gli smartphone per segnalare in tempo reale “cosa non va in città”, dalle buche su strade e marciapiedi alla microcriminalità; i cimiteri per cani e gatti sostenuto dal coordinatore Enzo Ghigo pazzo per il suo Jack Russell; i nonni/vigili urbani. Secondo motivo per credere nel ballottaggio, dato che Pd e Pdl sono entrambi in lavagna a 1,80 secondo il bookmaker internazionale: l’elefantiasi delle candidature. Guido Tiberga, capocronista della «Stampa» e autore di interviste elettorali confidenziali la spiega così: «Il dramma è la marea di liste, 38: 13 candidati sindaci, quasi 7000 candidati. Molti di loro si mettono a incasinare gli elettori; c’è addirittura una lista Bunga Bunga e una  “Coppola per Musy” di tale Mimma Coppola del Terzo Polo, e nulla c’entra con Michele. E i sondaggi continuano ad essere diversi: il Pd dà Fassino al 54%, La Stampa al 51%, il Tg3 al 49%. In città c’è una dispersione stimata in 30/35 mila voti». Terzo motivo per sperare: l’inserimento in lista Pd di Giusy La Ganga. Il socialista La Ganga è l’uomo che vive con le foto di Turati in tinello,  il “mostro di Tangentopoli” di corrente giolittiana immortalato da Forattini mentre dalla “democrazia dell’applauso craxiano” di Bobbio si autodenunciava ai magistrati che ne indagavano le mazzette “per il partito”. Alla gente La Ganga non è simpatico. Potrebbe essere un autogol per Fassino «il quale è torinese purissimo e - cosa che non guasta - ha giocato centrocampista nelle giovanili della Juve degli anni ’70 con Roveta e Bettega; uno juventino rispettato dai torinisti, ma...», commenta Darwin Pastorin, grande firma del giornalismo sportivo e oggi direttore di Quarta Rete, prima tv del Piemonte. Terzo fiammella di fede per Coppola: la simpatia, contro il grigiore indomito di Fassino (che afferma: «Mi frega l’aspetto fisico, la mia magrezza è diventata il simbolo di un’austerità che mi corrisponde. Mi piace ballare, e il cinema e adoro i musical, quando posso vado a New York e ne vedo 15 in 7 giorni»). Coppola ha fama di cazzone, da universitario per mantenersi faceva il “butta dentro” nelle discoteche; invece viene dai quartieri pop di San Paolo, è stato cresciuto da mamma e nonna dopo che il padre era scappato, ha studiato dai Salesiani e pare non sia mai stato ad Arcore.
«S’è fatto da solo» sussura una signora sotto i portici di via Nizza. «Ma vincerà Fassino, noi lavoriamo male», disillude Roberto Rosso, neo figliol prodigo da Fli a Pdl, appena inebriato dalla nomina a sottosegretario. Coppola, in una città ricca d’autostima e dall’eleganza che attenua i toni dello scontro, è alla ricerca dello slogan perfetto. «Disinfestare il consiglio comunale» l’ha già scelto il grillino Vittorio Bertola, ma fa troppo Lega ed è poco sabaudo. Le altre parole chiave, “Torino-Lione” , “Mirafiori”, “Unità d’Italia” qui sono già considerate patrimonio dell’umanità...

di  Francesco Specchia

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