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Napolitano attaccato alla poltrona: bastona il Cavaliere per la rielezione

Un posto al colle: Giorgio vuole restare al Quirinale altri 7 anni e attacca l'esecutivo sul decreto sviluppo/ BECHIS

Napolitano attaccato alla poltrona: bastona il Cavaliere per la rielezione
Sai che novità: anche ieri, nell’ultimo giorno di campagna elettorale, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è messo di traverso al governo di Silvio Berlusconi. Partito in treno da Firenze tutto ringalluzzito per qualche applauso alla stazione, il Capo dello Stato è arrivato al Quirinale e ha finalmente firmato il decreto sullo sviluppo approvato dal governo il 5 maggio e da allora in naftalina. E siccome una pratica normale lassù non si vede più da tempo, Napolitano ha colto l’occasione per tirare le orecchie platealmente al governo. Prima spiegando che il testo del decreto è il risultato «delle consultazioni intervenute fra il governo e la presidenza della Repubblica secondo una corretta prassi di leale collaborazione istituzionale». Detto in parole povere: su quel decreto legge il Quirinale è entrato a piedi uniti e infatti ha ottenuto la modifica di due articoli, fra cui quello che dava le nuove concessioni agli stabilimenti balneari per 90 anni, ora ridotti a 20. Gran soddisfazione, ma a Napolitano non è bastata. Così ha chiesto anche ufficialmente con tanto di comunicato «il più sollecito recepimento della direttiva europea 2010/76 sulla dirigenza bancaria, con il conseguente adeguamento dei poteri di vigilanza regolamentare della Banca di Italia». Oibò, si sono detti i più, ma che diavolo gliene frega al presidente della Repubblica dei dirigenti bancari? E soprattutto, quando mai il Quirinale ha avuto un ruolo nell’accoglimento o meno delle direttive europee? A fare un salto sulla sedia per altro sono stati a palazzo Chigi il pazientissimo sottosegretario alla Presidenza della Repubblica, Gianni Letta e al ministero dell’Economia il titolare, Giulio Tremonti. Perché quella cosa un po’ astrusa a cui si riferisce Napolitano è in realtà la direttiva, nata durante il G20 dell’anno scorso, con cui si è deciso di mettere un tetto allo stipendio dei banchieri, assegnando il controllo della norma alle banche centrali nazionali, che avrebbero anche il potere di togliere la poltrona ai banchieri più indisciplinati. Il salto sulla sedia di Letta e Tremonti è comprensibile: l’accoglimento della direttiva è già previsto nella legge comunitaria 2010, approvata in Senato e al rush finale nel voto della Camera. Non solo: per anticipare quelle norme che altri paesi in realtà hanno rifiutato di recepire (il premier britannico David Cameron non ha voluto), Tremonti aveva inserito proprio la parte sugli stipendi e la possibile cacciata dei banchieri nel decreto sviluppo. Così convinto che nella prima bozza diffusa il giorno del consiglio dei ministri era contenuta. A palazzo Chigi però sono arrivati quel giorno i messaggeri del Quirinale: attenzione, troppe norme diverse in quel decreto, va a finire che Napolitano non firma. Fra le parti segnalate che nulla c’entravano con lo sviluppo, proprio quella sulla direttiva banche e banchieri. Così il governo ha dovuto convincere il riottoso Tremonti a togliere gli articoli fustiga-banchieri per rispettare il Quirinale, annunciando che però le norme sarebbero state inserite in un decreto legge ad hoc o specificate come emendamento alla legge comunitaria. Si può capire la sorpresa a palazzo quando ieri Napolitano ha tirato una sventola al governo Berlusconi perché poveretto aveva obbedito a quel che Napolitano stesso suggerì. Da uscirne pazzi.
L’unica cosa certa è che chi non conosce quel che avviene nelle segrete stanze ieri ha potuto cantare ancora lodi ammirate nei confronti del Capo dello Stato: «Guarda tu che coraggio! Giusto, era uno scandalo quello dei superstipendi ai banchieri! Meno male che c’è Napolitano che spazza via tutte le caste e mette in riga il governo delle lobby!». Il presidente della Repubblica sembra ogni giorno di più giocare questo ruolo da attore consumato. I segreti del palco li conosce tutti, avendoli imparati quando ancora era ragazzino fascista con i calzoncini corti e recitava in quel di Napoli con la compagnia del Guf locale. Così nel giorno giusto si fa scappare la lacrimuccia, e quando serve alza la voce fustigando potenti e malandrini. Si affaccia al balcone e vede la sua popolarità crescere. Oggi Napolitano vale venti Pierluigi Bersani (il poveretto è stato da lui sbertucciato pubblicamente solo qualche giorno fa) e meglio di tutti sembra interpretare il ruolo di capo dell’opposizione. Ma forse ha solo iniziato, secondo un tenero vizio che ha contagiato tutti i suoi predecessori, la campagna elettorale per la sua riconferma al Quirinale. Oggi il comitato elettorale è apertamente guidato da un arzillo gentiluomo siciliano perfino un po’ più agèe di lui, come Emanuele Macaluso. Ma si è arruolata anche parte dell’intellighenzia nostrana, capitanata dall’editorialista del Corriere, Ernesto Galli della Loggia. E chissà che non riesca l’operazione: il primo presidente della Repubblica rieletto dal Palazzo a furore popolare.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • allibero

    30 Luglio 2011 - 19:07

    Grande direttore Bechis! Questa inedita e stucchevole presidenza della rep. fa rimpiangere a caldissime lacrime gli indimenticabili Pertini e Cossiga! Loro avevano capito tutto di come e perchè questo paese non funziona e non funzionerà mai se non si cambiano davvero le cose! Un debito di 2mila miliardi piu' il buco pensionistico ed il buco previdenziale ci porteranno dritto dritto al disastro della penisola! Sembra proprio una pantomina Napolitana! Hahaha

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  • franchidieci

    20 Luglio 2011 - 13:01

    Sono asempre stato monarchico. Gli ultimi tre presidenti mi hanno consolidato nelle mie convinzioni, in progressione...

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  • DrCallegaris

    16 Maggio 2011 - 21:09

    E' colpa mia, ma che cosa dovrei aspettarmi dallo sparuto gruppetto di assatanati lettori di questo delirante giornale finanziato coi soldi pubblici per fiancheggiare una banda di corrotti/corruttori (esatto il Craxi che vi siete processati e assolti da soli e la sua macchietta politica, il Bunguska) ed insultare volgarmente gli organi di stato, la costituzione, i cittadini moderati, stanchi di 16 anni di burattinaggio politico. E basta con questa psicosi comunista. Come Stalin siete affetti da manie ossessive - fatevi curare. Eppoi non mi dite che improvvisamente avete bisogno di un programma, voi che siete un partito nato solo per DISFARE il sistema democratico parlamentare. Io invece sono una liberale e laica. Il mio programma politico e': FORA DAI BAI (versione veneta). Dovrebbe piacervi perche' e' uno slogan di facile comprensione, abbastanza aggressivo, in linea con il vostro stile sobrio ed elegante. Solo che fora dai bai ci andrete voi e vi ci manderanno gli italiani.

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  • emi58

    16 Maggio 2011 - 10:10

    bechis Ti pare onesto (capisco che il giornale e giornalista sia di parte, ma cercate quando scrivete d'essere onesti, come si può criticare Napilitano, persona educata e corretta e inneggiare a berlusconi, con le sue barzellette da scaricatore di porto , e i suoi giudizi da fascista.

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