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Napolitano: "Presto un'ambasciata Anp in Italia"

Capo dello Stato vuole la sede diplomatica palestinese. Poi dichiara: "A democrazia malata servono mie attenzioni"

Napolitano: "Presto un'ambasciata Anp in Italia"
Le storie di Italia e Israele sono  "intrecciate in modo speciale e ineludibile". E così Giorgio Napolitano, in visita a Betlemme, lancia una promessa ad Abu Mazen- capo dell'Autorità nazionale palestinese -:  l'apertura di una ambasciata palestinese in Italia. A legare i due Paesi c'è "la coscienza di una identità", spiega il capo dello stao che paragona la diaspora ebraica alla divisione politica italiana. "D’altra parte - ha spiegato -  il nostro Risorgimento fu fonte di ispirazione e di incoraggiamento per l'evolversi della coscienza ebraica nel senso della consapevolezza di rappresentare non più solo una comunità religiosa ma un popolo e una nazione, e di dover mirare al ritorno nella terra di Palestina".
 
L’AMBASCIATA PALESTINESE - L' Italia, annuncia Napolitano, ha deciso di levare al rango di ambasciata la delegazione diplomatica permanente dell’Autorità nazionale palestinese a Roma. "Vogliamo che l’Italia sia sempre più un ponte tra l’Europa e il mondo arabo - ha spiegato -. Siamo sempre fortemente impegnati per la costruzione della pace tra Israele e il popolo palestinese che porti alla creazione di uno Stato palestinese indipendente accanto ad Israele" secondo la formula 'due popoli due Stati'. Il presidente Abu Mazen, visibilmente soddisfatto dell’annuncio di Napolitano, si è soffermato sulle prospettive del dialogo con gli israeliani chiedendo che cessi la politica degli insediamenti. Quanto agli americani, Washington vede "spingere in avanti il negoziato sulla base della road map, dell’iniziativa araba di pace e della dichiarazione del Quartetto".

NAPOLITANO: "DEMOCRAZIA FONDATA SULLA RESISTENZA" - In visita in Israele per ritirare il Premio Internazionale Dan David, il presidente non rinucia a far sentire la sua voce in periodo di elezioni e ricorda a politici e cittadini che le chiavi della dispensa istituzionale le tiene ancora lui: "Non mi sottraggo alla responsabilità, che ancora mi spetta, di operare un ulteriore marcia della democrazia". Insomma, Napolitano sembra intravedere un grande pericolo per la sua 'giovine Italia': la ricaduta nell'autoritarismo. "Mi compete la responsabilità di operare come presidente della Repubblica per il consolidamento della democrazia, rinata grazie alla lotta contro il fascismo e alla Resistenza". Poi si affretta a precisare: "La democrazia richiede attente cure, verifiche critiche, riforme se necessario e comunque nuovi sviluppi in rapporto al mutare dei tempi e delle esigenze. E' mio dovere adoperarmi perché in questo senso si esprima in Italia uno sforzo condiviso".

"RIFORME COSTITUZIONALI? SOLO SE CONDIVISE" - Se il presidente Napolitano sente la necessità di riaffermare il suo ruolo è in primo luogo per l'accelerazione del premier Silvio Berlusconi, che in campagna elettorale è tornato a spingere sulla riforma dell'architettura costituzionale. Il progetto del Cav: più potere al presidente del Consiglio e meno al Colle. Un attacco manifesto ai privilegi dell'inquilino del Quirinale, che tenta di mettere il freno alle innovazioni: "Riforme sì, purchè siano condivise e interessino solo la seconda parte della Carta Costituzionale", quella che non tocca l'assetto istituzionale ma i diritti e i doveri dei cittadini.

SILVIO - GIORGIO, SCONTRO AL VERTICE -La tensione fra Berlusconi e Napolitano si fa sempre più manifesta. Se il premier dovesse continuare sulla linea riformista entrerebbe sicuramente in rotta di collisione con il presidente, a sua volta sempre più interessato a riaffermare le sue prerogative. In ballo c'è anche la rielezione al Quirinale, che Napolitano vorrebbe assicurarsi. Non resta che attendere la risposta di Berlusconi, che arriverà dopo la fine del silenzio elettorale.

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Commenti all'articolo

  • Al-dente

    17 Maggio 2011 - 22:10

    C'è qualcuno che invece di pensare a rielezioni dovrebbe incominciare a pensare, data l'anzianità, di rimboccarsi la lapide perchè l'encefalogramma è piatto.

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  • tony buatta

    17 Maggio 2011 - 10:10

    se al presidente interessa la sedia sono affari suoi... AL COLLE SERVE UNA PERSONA VERAMENTE SUPER PARTES che riesca a dialogare con una politica autenticamente malata e piena di vecchi scheletri...ROTTAMAREsarebbe la soluzione!!!

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  • DrCallegaris

    16 Maggio 2011 - 22:10

    dall'a parte c'e' il resto d'Italia. PS: alla faccia del partito dell'amore. Qui si tirano solo badilate di carogne.

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  • fonty

    fonty

    16 Maggio 2011 - 19:07

    Sicuramente non Pannolone III (I primi due sono stati Scalfaro e Ciampi). Nonostante la sua aria bonacciona da vecchio nonno, questo è intrinsecamente rimasto un fiero comunista con tutti gli annessi e connessi, quindi troppo di parte e non vorrei che si affacciasse il nome di Amato, l'ondivago poltronaro buono per tutte le stagioni che già fa capoccetta come una pantegana per annusare l'aria che tira, men che mai il Montecarlese Fini, troppo rancoroso e quindi non equilibrato, D'Alema poi non ne parliamo, con il suo passato di bombarolo, così come la Bonino radicalessa e minus-partes. Chi allora ? Boooohhh ! Chi vivrà vedrà, intanto un plauso a Renzi che chiede ( invano sembra) di rottamare tutte le vecchie glorie, pardon...cariatidi ultra...enni dell'una e l'altra sponda che hanno fatto dell'Italia un bordello da terzo mondo pieno di debiti di cui le prossime generazioni avranno da ringraziare..o da maledire.

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