Cerca

Urso e Ronchi pronti a dire addio a Fini: "Noi ce ne torniamo con Silvio e il Pdl..."

I futuristi moderati sono contro il manettaro De Magistris e Pisapia il rosso. Tutto pronto per il ritorno a destra

Urso e Ronchi pronti a dire addio a Fini: "Noi ce ne torniamo con Silvio e il Pdl..."
«Mettiamola così: se Fli lascerà libertà di voto a Napoli e Milano noi trarremo le nostre conclusioni e andremo avanti per la nostra strada...». L’aria che tira tra le colombe finiane è sconsolata. Oggi, infatti, dopo tre riunioni separate (Fli, Udc e Api) e una congiunta, il Terzo polo lascerà mani libere ai propri elettori nel capoluogo lombardo e in quello campano. E a quel punto Andrea Ronchi e Adolfo Urso potrebbero lasciare il partito. Decisione che potrebbe arrivare già domani. Ieri, tanto per dire il clima, Ignazio La Russa ha lasciato intendere di un suo incontro giovedì con Urso, che però ha smentito. «Se non ora (il ritorno nel Pdl) quando?», si chiede pirandellianamente un moderato finiano.

«SPERAVAMO IN PIU' VOTI»
Del resto lo si era capito già lunedì pomeriggio: le dichiarazioni in favore dei candidati di centrodestra di Urso e Ronchi, applaudite nel Pdl da Alemanno e Matteoli, avevano tutta l’aria di preparare il terreno al divorzio imminente.  «Se alcuni di noi daranno indicazioni per il centrodestra possono anche andarsene», replicava lunedì sera Italo Bocchino a Porta a porta. Proprio le parole che le colombe finiane volevano sentirsi dire per rendere lo strappo inevitabile. «Noi non ce ne andiamo, semmai sono loro a cacciarci», spiegava ieri uno di loro, secondo un refrain già visto («che fai, mi cacci?»). La situazione, per i moderati, è chiara. «Noi siamo qui per stare nel centrodestra, quindi non possiamo in nessun modo accettare l’ambiguità di lasciare le mani libere in città importanti come Milano e Napoli», sostengono. Tanto più che le urne hanno punito proprio la scelta di Fini di costruire un partito e un’alleanza fuori dal centrodestra. «Siamo di fronte a numeri imbarazzanti: 2,5 per cento a Cagliari, 1,4 a Torino, la barzelletta della lista Pennacchi. E’ un disastro totale. Se non si cambia strada, il sogno di Fini è già finito. Anzi è destinato a diventare un incubo da cui noi vogliamo al più presto svegliarci», si sfogano. E anche Roberto Mania lo ammette: «Non  avevamo ambizioni altissime, ma speravamo in qualcosa in più».

GRANATA HA GIA' SCELTO
Le colombe, dunque, stanno con un piede e mezzo già fuori dalla porta. Nonostante il tentativo di Fini e Bocchino di tenere unito il partito. La scelta di lasciare mani libere, infatti, serve anche a dare diritto di cittadinanza a tutte le posizioni. Così, per esempio, a Milano un Fabio Granata potrà dire di votare Pisapia e Urso fare l’esatto contrario. Ma questo non basta alle colombe, secondo cui «o sosteniamo il centrodestra oppure la nostra strada è segnata». Ieri comunque Granata non ha perso tempo e, senza attendere la decisione di oggi, ha annunciato che «a Milano voterei certamente Pisapia, mentre a Napoli sceglierei De Magistris perché sui temi della legalità sono particolarmente sensibile». Una scelta di campo netta che sembra essere un messaggio proprio alle colombe: io faccio come mi pare e, se non vi va bene, quella è la porta.

VERTICE DEL TERZO POLO
Ieri, intanto, a Montecitorio, si è riunita la segreteria nazionale futurista composta da persone al di fuori del Parlamento. Che ha delegato ai candidati la decisione sui ballottaggi. «Affidiamo a loro il compito di confrontarsi con gli sfidanti al secondo turno senza pregiudiziali ideologici, mettendo al centro i temi concreti che interessano i cittadini. Dopodiché saranno i nostri elettori a scegliere», recita la nota ufficiale, che ha avuto il via libera dallo stesso Fini, da Bocchino e da Roberto Menia.

«Questa è la scelta più semplice, anche per evitare di spaccare il partito. Dopo tutto il percorso fatto da Fini, a Milano e Napoli non si può stare con il Pdl. E le mani avanti di Urso e Ronchi risultano prevedibili quanto incomprensibili», osserva quest’ultimo. Così, nonostante l’europarlamentare Potito Salatto getti acqua sul fuoco («non ce ne andremo mai da Fli, ma dopo le elezioni ci vuole un’assemblea nazionale per capire chi siamo»), nel partito finiano l’uscita di scena delle colombe sembra ormai imminente. Resta solo da vedere quanti li seguiranno.

di Gianluca Roselli

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • veneziana49

    04 Agosto 2011 - 17:05

    fanno molto bene a ritornare nel PDL forse perchè hanno davvero capito che Fini non ha "futuro" e nemmeno "libertà". Bentornati quindi!

    Report

    Rispondi

  • angelo41

    04 Giugno 2011 - 22:10

    Sarà sfuggito a molti; ho notato come il nostro ostentava una falsa sicurezza ed aveva un atteggiamento da coda di paglia. Istituzionalmente è stato una frana: seguiva con movimenti del capo le marcette in esecuzione ed in un'occasione ha tirato fuori dalla tasca il telefonino per fotografare un passaggio del corteo. Poi dicono a Berlusconi che ha toccato un re.

    Report

    Rispondi

  • paolo1942

    02 Giugno 2011 - 17:05

    rivedete le immagini della sfilata di stamane e vedrete che l'unico finito a mio parere è il Silvio nazionale che oggi mi sembrava abbastanza torvo in viso.

    Report

    Rispondi

  • angelo41

    21 Maggio 2011 - 12:12

    Mah, credo che alla fine resteranno solo loro due (Fini e Bocchino) che, non a caso, sono quelli che hanno qualche problema giudiziario.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog