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La primavera araba risveglia la sinistra: tutti in piazza come i fratelli musulmani

Da Santoro ai grillini, tentazione di spallata "nordafricana" al Cavaliere. Il modello? Gli indignati spagnoli / CERVO

La primavera araba risveglia la sinistra: tutti in piazza come i fratelli musulmani
Stabilire chi abbia iniziato ad alzare i toni delle amministrative è esercizio ormai poco costruttivo. Di certo, il risultato del voto e i giorni che separano dal ballottaggio parlano di un clima da resa dei conti. Se prima del turno che ha visto la Moratti clamorosamente arrancare dietro Giuliano Pisapia è stato anzitutto Berlusconi a “nazionalizzare” e politicizzare la campagna, dopo l’inatteso risultato di Milano analogo riflesso è scattato, di rimbalzo, dall’altra parte.
Due giorni fa da «Annozero» sono arrivati segnali eloquenti. Non è una novità che il programma e i suoi due istrioni abbiano posizioni fortemente ostili al governo. Gli sguardi, però, il tono, erano quelli di chi si prepara a mettersi a tavola dopo un lungo digiuno. Di chi attende che lo Spirito della storia si manifesti e ponga rimedio alle storture del mondo.
Aveva un bello scrivere, pochi giorni fa, Nadia Urbinati su «Repubblica»: «La grandezza della democrazia moderna sta proprio nella capacità di mandare a casa con un voto chi non vorrebbe mai lasciare», spiegava in un editoriale intitolato “Saper perdere”, «e inoltre di farlo senza la presunzione di aver fatto giustizia. Poiché vincere e perdere non è una questione che decide chi sia più o meno giusto, più o meno vicino al vero».
Lo stupore per un voto che spazza i dubbi sull’esistenza di un regime democratico in Italia (il Cavaliere schiaffeggiato in casa, e dimezzato nelle preferenze) ha lasciato il posto a una voglia di travolgere l’esistente dagli accenti quantomeno speculari a quelli con cui Berlusconi cercava un plebiscito di rafforzamento del governo.

Giovedì Santoro ha fatto cenni espliciti alla piazza, all’insoddisfazione di un popolo che mai era stato così rapido nel trasformarsi da bue in sovrano. C’è da aspettarsi che il movimento degli “Indignados”,  sorta di grillini globali nati in Spagna e che si stanno rapidamente espandendo in Italia (prima tappa Padova, ieri) possa coniugarsi con questo clima da rivoluzione araba dei poveri, citata da «Annozero» con occhieggiamento complice. Anche perché a uscire veramente rafforzate dal voto di domenica e lunedì scorsi sono esattamente le aree politiche contigue a questo tipo di mood. “Sinistra, ecologia e libertà” ha drenato voti al radicalismo dipietresco (a sua volta parassita degli ex comunisti spariti dal Parlamento). Il comico genovese ha pescato consensi fino a sfiorare la doppia cifra. De Magistris, mister 27% a Napoli dato con ottime chance nella sfida con Lettieri, è De Magistris. Insomma, sono preferenze accordate a un tipo molto definito di “opposizione”. È per questo che l’invocazione della piazza liberatoria, vera e giusta (per usare l’espressione della Urbinati) è all’opposto logico del riconoscimento “laico” di un risultato elettorale e delle sue conseguenze formali. Le accuse riversate da Travaglio a Belpietro giovedì sera (più o meno: «servo di Berlusconi») avevano la voce grossa di chi si sente finalmente suffragato dal montare di un sentimento affine.
È un sentimento che ha pure le sue brave logiche commerciali: il «Fatto» di ieri, partendo all’assalto all’arma bianca del flop del programma di Vittorio Sgarbi, strillava dalla prima pagina che adesso a Berlusconi «restano solo Ferrara e Minzolini». A parte l’implicita ammissione che gli altri sono schierati su fronti opposti, era difficile levare un tono da “stiamo arrivando”. Lo stesso che, restando sul più legittimo campo milanese, si avverte tra chi pregusta l’ingresso a Palazzo Marino con imminente, possibile spoil system di massa.

Non possono mancare, a consolidare questo clima da rivincita della Storia, gli artisti. A Roberto Vecchioni deve essere piaciuto molto il sodalizio creatosi con Pisapia al concertone “Milano Libera tutti” dove ha fatto un endorsement all’avvocato. Ieri Luigi De Magistris ha fatto sapere il sì dell’autore di “Luci a San Siro” a partecipare a un mega-spot elettorale prima del ballottaggio di Napoli questa domenica.  «Repubblica», invece, dà quasi per fatto il rinnovato sostegno di Jovanotti, reduce da uno spettacolare concerto al Forum, a poche ore dal voto decisivo di Milano, venerdì 27. C’è insomma un’aria di inevitabilità, di giustizia, di verità liberatoria nel moto politico e mediatico che si è alzato dopo l’exploit del voto. Lo stesso che ha portato a vedere attacchi alla democrazia nelle interviste rilasciate ieri sera da Berlusconi ai Tg nazionali, o ad accampare insultanti paragoni con i paesi del Nordafrica. Un’esultanza appena appena anticipata di chi è certo di aver già vinto. È, vagamente, l’unico serio appiglio sul quale può contare Berlusconi per un colpo di reni.

di Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • giacomo2001

    21 Maggio 2011 - 22:10

    A qualsiasi stupido o servitore del potente deve essere data la libertà di esprimersi... altrimenti Cervo dovrebbe cambiare mestiere e Giovanardi farsi cucire la bocca

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  • bernstein

    21 Maggio 2011 - 19:07

    Non so se é costruttivo sapere chi ha alzato per primo i toni.. Certo é interessante vedere che gli stessi che li hanno alzati, continuano imperterriti... ("matto", "filo-drogati", a Pisapia - femminiello" a De Magistris). Ma davvero volete perdere 70 a 30?

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  • imahfu

    21 Maggio 2011 - 18:06

    Ma non siete capaci di approvare o disapprovare una visione per il futuro? Invece approvate solo (mai dire no) UN UOMO. Nati per essere schiavi (e ci si guadagna soldi).

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  • AT54IR

    21 Maggio 2011 - 18:06

    Non mi piace Grillo, gobbetto avanti e indietro sui palchi a strillare come un maiale. Mi piacerebbe che qualche genovese controllasse se è vero che ha un Ferrari in garage e un motoscafo con il quale solca il mar ligure avanti e indietro. Non mi interessa il Ferrari ed il motoscafo; quello che mi dà fastidio è che si presenta al pubblico come un quasi straccione, un maleducato, per far colpo sulla povera gente che intravede in lui come un Robin Hood, sperando che arrivi con la bisaccia piena di denari distribuendoli a tutti. Poveri illusi. Grillo è un furbo e non mi ispira per niente fiducia. Mi fa paura! I “grillini” tunisini, egiziani che hanno spodestato Ben Ali e Mubarak a che punto sono? Mi sembra che ci sia ancora casino e morti. Ricordateci signori miei “morto un papa se ne fa un altro”.La poltrona, il potere fa gola a tutti, anche ai grillini extracomunitari e occidentali.

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