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Milano o Napoli, non importa: Silvio è cotto e la colpa è sua

I ballottaggi non cambiano il giudizio su Berlusconi: il suo partito è diviso e per le riforme non c'è più tempo / PANSA

Milano o Napoli, non importa: Silvio è cotto e la colpa è sua
Il 25 luglio 1943 cadde il regime fascista. Benito Mussolini venne abbandonato dalla maggioranza del Gran Consiglio e si dimise dall’incarico di capo del governo. Ci sarà un 25 luglio anche per Silvio Berlusconi? Credo che lui cominci a temerlo. Il Cavaliere non lo confesserà mai. Eppure, essendo un leader politico accorto, non può evitare di pensarci. L’aria che sente girare attorno alla sua premiership non è più quella del 2008, l’anno del trionfo elettorale. Spira un vento freddo, il cielo si è coperto di nuvole nere, vola minaccioso l’uccello padulo, segno di sfortuna e di trappole in vista.

Dunque non è assurdo immaginare che il premier possa trovarsi all’inizio di una crisi senza rimedio. Una di quelle tempeste improvvise che neppure la consumata abilità del Cavaliere riuscirebbe ad evitare. Tuttavia, se vedremo un bis di quanto accadde 68 anni fa, sia pure molto meno cruento, non avverrà per una congiura di palazzo, interna al suo partito e favorita da amici-nemici esterni. Se Berlusconi cadrà, sarà per colpa, o per merito, di un solo cospiratore: lui stesso.
 Un primo segnale allarmante è venuto dalle elezioni comunali di Milano. Qui il centro-destra si è svegliato dal sogno della vittoria ininterrotta, per precipitare nell’incubo di una batosta imprevista. Può ancora sperare nel secondo turno. Ma se anche Letizia Moratti riuscisse a sconfiggere Giuliano Pisapia, i guai per il Cavaliere non potranno dirsi svaniti. A cominciare da quelli che lo riguardano come persona.
Berlusconi è un signore ormai anziano. Anzi è il più anziano tra i tanti capi di governo europei. Alla fine di settembre compirà 75 anni, che non sono pochi anche per uomo energico e di grande vitalità come è lui. Dal momento che io ho un anno in più, so quanto sia fastidioso il peso dell’età. La forza fisica diminuisce. La lucidità si appanna. C’è chi diventa apatico e chi litigioso, condizioni entrambe rischiose.  
 Se fai un passo falso, lo ritieni un momento di difficoltà dovuto al caso e transitorio. Se i passi falsi aumentano, credi sia colpa di un complotto montato per farti sbagliare. I tuoi errori ti sembrano secondari. Non vedi che l’ambiente attorno a te sta cambiando in peggio. Quando perdi una battaglia importante, attribuisci la sconfitta a qualcun altro, mai a te stesso.
 Lo si è visto nel caso di Milano. Anche Berlusconi si sarà detto che a perdere  il primo match è stata la signora Moratti. E che con un altro candidato sindaco il centro-destra avrebbe vinto. In realtà, a causare la sconfitta è stato il Cavaliere. Si è presentato agli elettori come un leader ringhiante e non come una calma forza tranquilla. Il suo rapporto con la Lega si è rivelato debole.
La campagna ha messo in luce un errore dopo l’altro. Il più grave? Quello di essere stata troppo rissosa e dai toni eccessivi, come gli ha rimproverato lo stesso Fedele Confalonieri, il suo gemello. Diretta a difendersi dall’assalto degli avversari (media e magistrati) e non a convincere gli elettori di centro-destra della validità dell’amministrazione morattiana. E più in generale dell’efficienza del governo. Infatti molti dei suoi supporter si sono astenuti dal voto.
 Come sempre accade, la sconfitta ha fatto riaprire il libro delle tante occasioni mancate dal governo Berlusconi. Qui è inutile elencarle. È sufficiente rammentarsi della rivoluzione liberale sempre promessa dal Cavaliere. E confrontarla con gli scarsi risultati ottenuti in tanti anni di potere. Troppe pagine bianche, troppe battaglie mai ingaggiate.
 Berlusconi ha visto afflosciarsi anche il proprio partito. Il Pdl non è quello di due anni fa. Ricorda sempre di più il gruppo avversario, il Pd e il corteo delle sinistre aggregate. Entrambi i blocchi sono frantumati. Di qua e di là stanno emergendo piccole oligarchie personali, e anche semplici clan d’interessi. Frattaglie che non riescono a trovare un accordo duraturo e non rispondono più al leader.

La maggioranza di governo non è soltanto minata da un margine ridotto. È diventata diversa e peggiore. L’uscita del nucleo finiano è soltanto una delle cause di uno sfacelo che minaccia di aggravarsi. I cosiddetti Responsabili sono una squadra di fantasmi. Nascono partiti assurdi, con appena uno o due parlamentari. Il rischio è di trovarsi con una razzumaglia di fazioni ingovernabili. Che ricorda da vicino il caos della Repubblica di Weimar, quella che regalò alla Germania l’avvento di Adolf Hitler. Purtroppo toccare ferro non basta.  La Lega di Umberto Bossi, anch’essa in perdita secca di voti, soprattutto al Nord, è sempre più tentata di giocare da sola. Se finora non l’ha fatto è perché teme che il distacco da Berlusconi provocherebbe la caduta governo. Aprendo la strada a un ministero di emergenza o alle elezioni anticipate. Tuttavia l’insoddisfazione della base leghista è grande. E ha prodotto un’astensione mai vista.  Dopo la sconfitta di Milano, Giuliano Ferrara, un opinion maker che conosce bene il Cavaliere e di certo non gli è ostile, ha scritto su “Panorama”: “Berlusconi non ha alternative davanti a sé: o riprende l’iniziativa politica o finisce nel bunker”. Ma il Cavaliere è in grado di fare la prima cosa e di evitare la seconda? Temo di no.
 La sua immagine è ben più logorata di un tempo. L’ultima inchiesta della Procura milanese, fondata o meno che sia, un risultato l’ha già raggiunto. Agli occhi dello stesso elettorato di centro-destra, Berlusconi appare un personaggio troppo diverso dai cittadini senza potere che l’hanno sempre votato. Un ricco sfondato che spende e spande per arruolare ragazze da invitare ad Arcore. Pronto ad ospitarle in case di lusso (ricordate l’Olgettina?). E disposto a favorirle in tutti i modi, compreso un seggio da consigliere in un’assemblea regionale importante, la Lombardia.

Quello di centro-destra è un elettorato popolare. Dove sono tante le famiglie che campano con stipendi da poco, piene di figli che non trovano lavoro e non possono comprarsi una casa, con figlie cresciute non certo per fare le escort. Da loro la vita privata del premier è stata avvertita come un’offesa. Che andava punita con l’unica arma possibile: negargli il voto.  
 Dopo i ballottaggi, e comunque si concludano, quale futuro attende il premier? Ogni giorno di più, il Cavaliere appare un monarca non ancora spodestato, ma con un regno pieno di crepe che si allargano. In tanti ci domandiamo che cosa sarebbe il centro-destra senza Berlusconi. In realtà la domanda da fare è un’altra: che centro-destra può essere quello guidato da un uomo che si ostina a ritenersi indispensabile. E ripete di continuo: senza di me, l’Italia moderata finisce, dopo di me ci sono soltanto i comunisti con le bandiere rosse, le moschee e Zingaropoli.
Però il Cavaliere rifiuta qualsiasi cambio. Anche se gli eredi giusti esistono, a cominciare da Giulio Tremonti. Berlusconi non vuole sentirne parlare. Ma allora non resta che il bunker, l’ultima ridotta, la trincea della disperazione. Sono tutte vie di fuga suicide, come ci dimostra la storia. Nel bunker non si vive, si sopravvive. Soprattutto in una fase delle vicende mondiali dove tutto muta con la velocità della luce.
Mentre la Prima Repubblica stava agli sgoccioli, un politico di insuperabile cinismo, Giulio Andreotti, a proposito di un suo ennesimo governo disse: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Era diventato il motto di quell’epoca. Sappiamo tutti come è finita.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • doris

    24 Maggio 2011 - 08:08

    Gent.mo sig Pansa condivido molto ,direi tutto ,dell'articolo e me ne dispiace perche il dopo berlusconi mi appare popolato da mezze persone (aparte tremonti ,alfano e altri due o tre)e questo sarebbe niente se non pensassi al ruolo svolto dalla magistratura in questi anni .La parabola di un lider sicuramente prima o poi finisce,nel nostro caso tutti sanno ,in caso di investitura, che se uno non e' approvato dai magistrati non puo governare ......e questo e' il lato iquietante di tutta la vicenda.L'opposizione purtroppo e' in mano a personaggi estremi che usano il turpiloquio ,l'insulto,l'ira per confrontarsi, insomma progetti politici nessuno...mi dispiace questo e' quello che passa il convento.cordialmente.

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  • megatron

    23 Maggio 2011 - 22:10

    ... si è lasciato cuocere. Come la rana, che messa in una pentola d'acqua sul fuoco non si accorge della temperatura che sale finché non è troppo tardi. Invece di rispondere con fatti e riforme vere e concrete, ha preferito seguire le opposizioni sul loro terreno, dove giocavano avvantaggiate (la cosiddetta "macchina del fango" di CDX fa ridere confronto a quelle di Repubblica e soci). In più doveva seguire da anni i consigli di quelli come Feltri, invece di offendersi per le loro critiche, che erano sempre costruttive. Infatti. avesse dato le dimissioni sull'onda del "che fai? mi cacci?" di Fini, e all'indomani della vittoria elettorale avrebbe avuto molti punti di vantaggio. Sarebbe stata colpa di tutti tranne che di lui. Adesso invece paga lo scotto di strategie sbagliate di pessimi consiglieri - e noi con lui temo. non importa che la sinistra stravinca quando il CDX rischia di perdere così come a Milano. Ora restano due anni di legislatura, appesi ai responsabili. Sarà dura..

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  • Nino38

    23 Maggio 2011 - 19:07

    Premetto che ho sempre votato Berlusconi e mi sono sempre fidato delle sue promesse ma, nonostante avesse tutti i numeri, non le ha mantenute e le riforme annunciate, per l'interesse del paese, sono al di là dall' essere fatte. Ritengo che alla fine del suo mandato non si debba presentare e, se attento,in questo lasso di tempo dovrebbe fare delle riforme a costo zero, come suggerisce Galli della Loggia sul Corriere di oggi, e fare la riforma del fisco a favore dei lavoratori dipendenti e pensionati che sono gli unici che non possono evadere e che pagano le tasse alla fonte. Con questo non dico che la sinistra mi ispiri fiducia poichè non ha mai presentato un disegno di legge, sulle promesse fatte durante la campagna elettorale, che avrebbe dovuto mettere il governo difronte a scelte ben precise. Ha solo saputo attacare Berlusconi senza fare nulla di più. I parlamentari dovrebbero rimanere in carica per due legislature e poi il ricambio. Ci possiamo sperare? Annibale Antonelli

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  • spalella

    23 Maggio 2011 - 17:05

    Sono perfettamente d'accordo, B. è cotto o meglio ci ha stufati. E se alle prox politiche il centrodx non si presenterà con un nuovo leader, capace ed innovativo, credo avremo un'altro governo da schifo come quello di prodi.... ma val bene tutto per toglierci di torno chi non vuole capire che c'è bisogno di aria nuova.

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