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Da Santoro al Tg3: basta picchiar Silvio

Ad 'Annozero' l'impar condicio' con il deliro di Celentano. Fazio e Floris, aumenti in vista. Berlinguer, solo multa. Così si schivano le bordate dell'Agcom

Da Santoro al Tg3: basta picchiar Silvio
E dire che siamo in regime di par condicio. Figuriamoci se non lo fossimo. Chissà cosa avrebbe fatto, per esempio, Michele Santoro che ieri sera l’ha apertamente violata attaccando il premier a testa bassa, confezionando un’anteprima di Annozero da brivido, senza contraddittorio. A un certo punto chiama in diretta perfino Adriano Celentano, che dà vita a uno show antiberlusconiano dei suoi. Dice che a Milano voterà Pisapia (a cui confeziona uno spottone coi fiocchi), critica la campagna elettorale di Pdl e Lega, dice che La Russa è un «mostro», intima al Terzo Polo di far cadere il premier... Ormai è chiaro che di pari condizioni,  fra chi guarda a destra e chi guarda a sinistra, in Rai non c’è  traccia.

Ai direttori dei telegiornali ritenuti vicini alla maggioranza (Tg1 e, in misura minore Tg2) arrivano multe salatissime, mentre al Tg3 di Bianca Berlinguer viene inflitto un semplice richiamo, pur avendo commesso la stessa violazione dei suoi pari grado nelle solite testate. Se poi siete un conduttore di talk show o programma d’intrattenimento targato Rai e vi chiamate Fabio Fazio o Giovanni Floris, l’aumento delle puntate e l’incremento del compenso (il  conduttore di Ballarò ha chiesto il 10% in più) sono un atto dovuto.    Prendiamo il caso dei telegiornali. Al Tg3, diretto dalla zarina Berlinguer, è stato intimato - peraltro con un semplice richiamo - di dare spazio ad un esponente dello schieramento opposto a quello del leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro. La riparazione dovrà avvenire entro oggi. Il 20 maggio scorso, guarda caso la stessa sera in cui Tg1, Tg2, Tg5, Tg4 e Studio aperto hanno mandato in onda l’intervento del premier che ha provocato le multe notificate ieri, il Tg3 concedeva a Tonino 4 minuti  senza contraddittorio. E siccome Di Pietro ne ha approfittato  per parlare del ballottaggio di Napoli, dove è in corsa de Magistris, la violazione della par condicio è apparsa evidente ai membri dell’Agcom indicati dalla maggioranza, che hanno sollevato il caso. E così la Commissione servizi e prodotti dell’Autorità, ha deciso di richiamare il Tg3. Richiamo che avrebbe potuto essere più efficace, invece che all’acqua di rose. Del resto la zarina ieri sera  si è permessa il lusso di “censurare” il richiamo del Papa al mondo della politica. Con una solerzia piuttosto sospetta, la Commissione, alla luce dei dati del monitoraggio radiotelevisivo nella settimana 15-21 maggio ha, poi, invitato Studio Aperto ad attenersi fino alla fine della campagna elettorale a un rigoroso equilibrio dell’informazione.

E mentre l’Agcom si barcamena fra cartellini gialli e rossi,  a seconda di chi commette l’infrazione, le star di viale Mazzini sono riuscite a capovolgere la partita dei contratti. Lorenza Lei, direttore generale della tv pubblica, avrebbe voluto seguire la linea del suo predecessore, Mauro Masi, riducendo i compensi e rimodulando i palinsesti. Ma alla prima volta è stata bocciata senza appello. Fabio Fazio, per esempio, ha rispedito al mittente tutte le proposte della direzione generale, dicendosi disposto ad accettare solo la stessa cifra del contratto in scadenza, ovvero 2 milioni di euro all’anno. E proprio perché Fazio si considera un uomo di punta della Rai, l’unica concessione fatta alla Lei è stata quella di fare una serata in più. Giovanni Floris, conduttore di  Ballarò, ha posto come condizione di partenza un ritocco del 10% al suo contratto.  Il giornalista, che guadagna circa 400 mila euro all’anno, parte da una posizione di forte vantaggio nella trattativa, essendo l’unico ex dipendente Rai ad avere nel proprio contratto una clausola in base alle quale, se le cose dovessero andar male, viene riassunto.  Trattative in corso, anche in questo caso senza nessuna decurtazione sui compensi, con Milena Gabanelli e Serena Dandini. Entrambe  hanno minacciato di  fare rotta su La7, ma i diktat dei consiglieri di sinistra della Rai faranno rientrare tutto. Anche su Michele Santoro, ieri, circolavano voci di un possibile su un possibile passaggio a La7 assieme ai fidi Vauro e Travaglio. 

L’unico risultato  portato a casa dalla Lei è stato la creazione di due nuove direzioni: corrispondenti esteri e ottimizzazione utilizzo risorse. Costi su costi, mentre le nomine sono state rinviate alla fine di giugno. Prima ci sono i palinsesti autunnali da approvare. E agli investitori la Rai non può certo raccontare dei nomi da piazzare sulle poltrone. Chi paga vuole un prodotto, non una direzione.

di Enrico Paoli

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    30 Maggio 2011 - 12:12

    A te non ti voglio aiutare assolutamente,è inutile .Tra i motivi della decisione del Magistrato del lavoro,non si è fatto riferimento ad un flop oppure ad un successo,la materia di cui era al vaglio del magistrato,era sulla decisione dell'Azienda Rai.Stessa Azienda che ha decisio lo stop a Sgarbi.Se ti incarti persino nei concetti semplici,come farai quando ci saranno fatti un pò più complessi?

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  • bruno osti

    30 Maggio 2011 - 10:10

    fai prima a cambiare canale, come faccio io: se non hai il telecomando funzionante, sappi che ci sono dei pulsantini sul televisore, per fare questo.

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  • bruno osti

    30 Maggio 2011 - 10:10

    cianno, ti voglio aiutare a capire: ...(episodio noto come Diktat Bulgaro). Santoro replicherà a questo atto censorio di Berlusconi, definendo il premier come "un vigliacco, che abusa dei suoi poteri per attaccare persone più deboli di lui, alle quali non concede il diritto di difesa". Nella puntata di Sciuscià del giorno successivo, il giornalista, per protesta, inizierà la puntata intonando il canto partigiano "Bella ciao". Il 31 maggio va in onda l'ultima puntata di Sciuscià: il Cda RAI, a maggioranza di centrodestra, cancella il programma, per "motivi di tutela aziendale". Non l'hanno chiusa per un flop. Ci sei arrivato adesso???

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  • Barbadifrate

    28 Maggio 2011 - 21:09

    Lei dice che non capisce chi vuole eliminare chi non piace; ad esempio, Celentano. Si, come questo sproloquiatore è da eliminare dalle trasmissioni televisive. E' un vuoto assoluto. Ma lei, francaechiara, non ha mai reagito di chi ha cominciato nel 2008 a lavorare per eliminare un governo eletto dal popolo? Secondo lei, questi, hanno il diritto di insultare e calunniare in tale modo? Sui giornali, in televisione, al cinema, facendo conferenze all'estero nei centri "culturali" ecc... Non voglio difendere nessuno, ma siamo onesti: guardiamo con occhi puliti ciò che succende intorno a noi. E smettiamo con le calunnie.

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