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Pisapia cerchiobottista tra Israele e Palestina

In piazza Duomo la manifestazione contestata dai centri sociali. In cambio il sindaco gliene propone una nel 2012

Pisapia cerchiobottista tra Israele e Palestina
Un colpo al cerchio e uno alla botte: Giuliano Pisapia fa pace con Israele senza rompere con gli ultrà filo-palestinesi.  Le tensione nate intorno alla esposizione di Israele in piazza Duomo -  in programma fra una settimane  -  sembrano infatti destinate a dissolversi con la promessa del neo Sindaco di dedicare altrettanto spazio "alla conoscenza della realtà attuale della Palestina". Pertanto, la manifestazione si terrà a piazza Duomo.  "Milano non può in alcun modo diventare la sede in cui si produce uno scontro - ha detto Pisapia, aggiungendo che la città - ospiterà, come previsto, la manifestazione 'Unexpected Israel' e proporrà nei prossimi mesi un' iniziativa perchè venga conosciuta la realtà attuale della Palestina". E la pace è fatta, o almeno si spera.

L'esposizione in piazza Duomo- La decisione di confermare come sede della rassegna 'Unexpected Israel in Piazza Duomo a Milano è stata al centro anche del primo incontro tra Pisapia e il prefetto Gian Valerio Lombardi. Anche se sono almeno due le manifestazioni organizzate dai centri sociali e movimenti antagonisti milanesi per protestare contro la kermesse che si terrà dal 12 al 23 giugno in piazza Duomo. La prima è prevista per sabato 11 giugno alle 15 nella stessa piazza Duomo: si tratta di un presidio organizzato per ricordare i bambini di Gaza. I centri sociali hanno annunciato poi diverse iniziative per tutta la settimana della kermesse israeliana. L'intenzione è quella di concludere con una manifestazione nazionale in programma il 18 giugno alle 15 in largo Cairoli a Milano. Martedì mattina il comitato formato da associazioni filo palestinesi ha tenuto un presidio sotto Palazzo Lombardia, sede della Regione. Dopo la decisione di confermare la manifestazione, il comitato dice di temere teme ora "qualsiasi genere di provocazione da parte dei filo sionisti", ha detto il portavoce Filippo Bianchetti. La tensione rimane alta. 

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  • cioccolataio

    09 Giugno 2011 - 18:06

    Se una persona e' stata sradicata a forza dalla propria terra, se chi e' rimasto vede ancora oggi le sue terre occupate a mano a mano dai coloni, cambia qualcosa se "non e' un popolo" perche', a detta di un tale, "e' uguale ai siriani"? Per dire la verita', tutte quelle nazioni e le conseguenti divisioni sono abbastanza artificiali, con confini tirati con la riga da inglesi o francesi alla caduta dell'impero ottomano, talvolta senza tener conto dei popoli che vi abitavano (vedi problema serio dei drusi e degli sciiti, cioe' il cosiddetto Iraq, totalmente artificiale). Tuttavia le persone sono persone ed hanno tutto il diritto di non sentirsi stranieri a casa propria. Inoltre Israele ha un enorme problema: come disse un loro grande politico, Israele non puo' essere allo stesso tempo grande, democratico e uniconfessionale ed il problema con il tempo aumenta, visto il diverso tasso di natalita', quindi prima si trova un accomodamento, se ci si riesce, e meglio e', altro che vana retorica!

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  • bisnonna!

    09 Giugno 2011 - 15:03

    Ho tentato, già prima ,d'inviare un commento, ma...non è passato, per cui cerco di riformularlo in modo diverso anche per potere riflettere su qualcosa che è un po' diverso dal solito:almeno credo. Zahir Muhsein, leader dell'Olp tra il 1971 e i 1979, sosteneva che il popolo palestinese non esiste, perchè in realtà oggi non c'è differenza tra giordani,palestinesi,siriani e libanesi.Sosteneva pure che la creazione di uno stato palestinese è solamente un mezzo per continuare la loro lotta per l'unità araba contro lo stato di Israele.

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  • cioccolataio

    09 Giugno 2011 - 13:01

    Israele, con il pieno sostegno dell'Occidente, si e' insediata di forza in un territorio non suo, cacciandone gli abitanti (petrolio dice su questo minchiate). Molti dei cacciati, i piu' poveri e ignoranti, sono rimasti in campi profughi da allora, anche perche' questo faceva comodo a certi governi arabi. Mi sembra ovvio che contro Israele ci sia stato, ci sia e, se non si fa nulla, ci continui ad essere un odio mortale e che quindi Israele debba essere pronta al peggio in ogni momento, spendendo piu' del normale e dell'accettabie nella Difesa. Questo non cambia di uno spillo il baco iniziale, cioe' l'insediamento di forza (il programma originario di acquisto dei terreni copri' una piccola parte del territorio di Israele). Se qualcuno viene nella sua citta' e la costringe ad emigrare, lei lo accetterebbe e lo perdonerebbe facilmente? Si ponga onestamente questa domanda e capira' perche' ho detto e continuo a dire che dare ragione solo a una parte e' profondamente errato.

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  • leonardopitocco

    09 Giugno 2011 - 13:01

    Se Israele, come Lei sostiene, "investe" 1/3 delle sue risorse per difendersi, una ragione deve pur esserci.Quale? Veda Lei.Però, non ha risposto in merito alla mia, di domanda. Ricorda la "guerra di piero"?....ed imbraccìata l'artiglieria non gli ricambia la cortesia.Cordiali saluti.

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