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(E risposta). Tremonti furioso: "Silvio, tu mi fai pedinare"

Il ministro accusa il premier di usare servizi segreti per controllare le sue mosse. Tra loro rapporti mai stati così tesi / BECHIS

(E risposta). Tremonti furioso: "Silvio, tu mi fai pedinare"
Lo scontro è avvenuto in un faccia a faccia, lunedì all’ora di pranzo ad Arcore. In quel momento nella residenza del premier c’era anche Umberto Bossi, ma non era nella stanza in cui solo Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti per pochi minuti si sono guardati negli occhi. È stato il ministro dell’Economia ad avere uno scatto di nervi come mai è avvenuto in 17 anni di rapporto fra i due. È stato uno scatto violento, che ha scosso Berlusconi e che ancora 24 ore dopo faceva sentire i suoi effetti.

Martedì il Cavaliere lo ha raccontato ad almeno tre interlocutori incontrati in giornata. Da loro abbiamo raccolto la versione che collima in ogni particolare su quel che sarebbe accaduto in quella stanza. «Tu mi hai fatto spiare!», ha sibilato il ministro dell’Economia davanti a un Berlusconi esterrefatto. «Hai messo i servizi segreti alle mie calcagna!», ha proseguito Tremonti mentre l’interlocutore restava sbacalito, biascicando un «ma cosa stai dicendo?». Minuti di gelo, terribile, cui sono seguite parole assai grosse, anche minacciose. Una sorpresa, perché se sono mille e poi mille i testimoni degli sfoghi del premier su Tremonti e del ministro dell’Economia su Berlusconi, i due non si sono mai affrontati a muso duro una volta messi di fronte. Anzi, è sempre stato un “Giulio sei un campione!”, seguito “ma Silvio, figurati!”. Riferiscono collaboratori e amici che Tremonti da qualche settimana fosse assai più nervoso del solito, ed è effettivamente è sbottato in sfuriate a cui non erano abituati interlocutori di lungo corso. Il nervosismo era giustificato dalla delicatezza del momento politico ed economico e anche dagli evidenti contrasti con il premier, accompagnati per la prima volta da una certa freddezza fra i vecchi amici della Lega Nord.

Lunedì, nell’istante topico dello scontro è entrato in stanza anche Bossi, che era arrivato ad Arcore insieme a Tremonti. Ha sentito qualcosa e provato subito a stemperare le tensioni. Poi per fortuna sono giunti in villa gli altri ospiti attesi e sia pure in un clima surreale è iniziata la riunione di cui abbiamo riferito ieri su «Libero». Riunione assai affollata, e poi c’era la festa dei carabinieri ad attendere gran parte degli invitati a Roma, in piazza di Siena. Così si è reso necessario un secondo round, nella notte fra martedì e mercoledì. Il clima è stato quello immaginabile, eppure chi ha sentito ieri il Cavaliere non lo ha più trovato sotto choc, anzi. Probabilmente come accade negli scatti d’ira, quel che si sono detti Berlusconi e Tremonti lunedì non ha più avuto seguito. Quando si sono nuovamente incontrati- non più a quattr’occhi- hanno fatto come nulla fosse avvenuto. Ma il contrasto non è venuto meno.

Questa volta sui contenuti della manovra economica. Tremonti non si è mai spostato di un millimetro: bisogna varare subito i tagli da 40 miliardi in tre anni approvando la manovra prima dell’Ecofin dell’ultima settimana di giugno. La riforma del fisco? Solo per legge delega, meglio se a settembre. Berlusconi ha chiesto di non esagerare con la correzione sul 2011, e di spostare la manovra triennale 2012-2014 quasi tutta sul terzo anno. Si è ipotizzato di spalmare i 40 miliardi così: 5-5 e 30 finali. Il Cavaliere ha aggiunto: «anche 60 sul terzo anno, se vuoi». Ma Tremonti non ha mollato, pronto a mettere come spesso è accaduto sul piatto le sue dimissioni. Non lo ha fatto perché questa volta è intervenuto Bossi. Non a sostegno del vecchio amico ministro, ma della tesi del premier: «non possiamo permetterci di più ora». La sensazione è stata che se in quel momento il ministro dell’Economia avesse messo sul piatto le sue dimissioni, sarebbero state accettate senza proteste da parte della Lega. Deve averlo capito bene anche Tremonti, che non ha replicato quando gli è stato detto: «se non te la senti di presentare tu le cose, possono arrivare per via parlamentare».

Lo scontro resta, e la tensione fra presidente del Consiglio e ministro dell’Economia (che pubblicamente ancora viene negata come sempre è accaduto), questa volta è assai seria. Qualche preoccupazione ieri è venuta quando senza avere preannunciato l’iniziativa, Tremonti è salito al Quirinale per fare il punto con Giorgio Napolitano. Ufficialmente ha spiegato al Capo dello Stato l’impianto della manovra (il suo) e il clima internazionale che l’accompagna. Ma nessuno può escludere che sia stato riferito anche qualcosa del terribile scontro di lunedì.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • Verifiability

    14 Giugno 2011 - 11:11

    Incredibile, per una volta siete riusciti a riportare una notizia e non solo un'opinione interessata. Sembrate quasi dei giornalisti, bravi, continuate pure.

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  • imahfu

    10 Giugno 2011 - 23:11

    Per perderla bisogna averla. Qui non é il caso. Che analisi l'Economist: perfetta! Tutto lo conferma. Persino le tasse che Berlusconi vuole risparmiare nel proprio portafoglio, agli altri le briciole.

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  • Lupetto99

    10 Giugno 2011 - 20:08

    Abbiate il coraggio di lasciare i conti i ordine. Scaricare la manovra da 40 miliardi sui governi che verranno è un atto vile, perchè quei soldi verrano presi sicuramente dal taglio dei servizzi e dall' aumento di accise e balzelli che gravano sulla nostra vita. Bisognerebbe abolire le province, risparmieremmo circa 30 dei 40 miliardi che ci servono, non dovremmo tagliare scuola e sanità e non dovremmo mettere nuove tasse, ma i leghisti sono contrari perchè devono piazzare parenti e amici su quelle poltrone.Berlusconi è arrivato alla fine della sua parabbola politica, lasci con un colpo di reni propositivo che abbatta quel pezzo di stato improduttivo. La miglior difesa è l' attacco, attacchi lo spreco delle province.

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  • mignottocrazia 1

    10 Giugno 2011 - 07:07

    Povera italia in che mani sei finita.

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