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Bersani e Nichi si scannano Alla fine vince zio Miche'

Dopo il referendum la sinistra pensa già a Palazzo Chigi. Tra Vendola e il Pd è guerra. E se ne approfittasse Santoro? / PANSA

Bersani e Nichi si scannano Alla fine vince zio Miche'
Molti si aspettano la catastrofe di Berlusconi e l’avvento di un governo di sinistra. Sino a oggi, in Italia, le sinistre sono andate al potere soltanto due volte e grazie alla guida di un politico democristiano, Romano Prodi. Come sono nati e sono caduti quei due governi di centro-sinistra? Se è vero che dal passato si può intuire il futuro, ecco qualche appunto su quanto avvenne allora, nel 1996 e nel 2006.
 Il 1° febbraio 1996 cade il governo tecnico di Lamberto Dini. Il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, incarica il repubblicano Antonio Maccanico di formare un gabinetto di “larghe intese”, ma dopo due settimane l’incaricato rinuncia. Il capo dello Stato scioglie le Camere e fissa le elezioni per il 21 aprile. L’Ulivo si allea con Rifondazione comunista. La Lega di Umberto Bossi annuncia che correrà da sola. E sarà questo uno dei fattori di sconfitta per il Polo berlusconiano.
 Il 21 aprile l’Ulivo vince, ma senza trionfare. Al Senato conquista la maggioranza assoluta, mentre alla Camera la ottiene risicata e si regge soltanto grazie a Rifondazione. Prodi forma il suo primo governo. Le presidenze del Senato e della Camera vanno al popolare Nicola Mancino e al diessino Luciano Violante. Fra i ministri compare Antonio Di Pietro, incaricato dei Lavori pubblici. Ma il 15 novembre l’irascibile Tonino saluta e se ne va. 
 Il percorso di Prodi si rivela presto irto di ostacoli. Massimo D’Alema, segretario del Pds, non può soffrire il Professore e tanto meno il suo vice, Walter Veltroni, ministro della Cultura. A sentire Max, sono “i due flaccidi imbroglioni di Palazzo Chigi”. Per di più, Prodi “non capisce un cazzo di politica”.
L’8 marzo 1997, nel castello di Gargonza, in Toscana, si tiene un vertice tra politici e intellettuali ulivisti. La conclusione è fantozziana: un fiume di parole, risultati zero. L’Ulivo non sta bene di salute. E’ una mela bella da vedere, ma all’interno ha un verme: Rifondazione comunista.
 Il 1° ottobre 1997 i rifondaroli, guidati da Fausto Bertinotti, bocciano la legge finanziaria di Prodi. E il 9 ottobre votano contro il governo e lo fanno cadere. Scalfaro rimanda Prodi alle Camere. Il Professore ci mette una toppa: garantisce  a Bertinotti un decreto che fissa a 35 ore l’orario settimanale di lavoro. Soltanto così  riottiene la fiducia e riprende a governare, anche se il suo destino appare compromesso.
 Il 1998 si apre sotto il segno di nuovi contrasti interni alla maggioranza. Rifondazione ritiene il governo Prodi troppo spostato a destra, liberista e succube della Confindustria. Inizia una pre-crisi, per il momento in casa dei rifondaroli. In settembre, Armando Cossutta, sconfitto da Bertinotti, si dimette da presidente del partito.
Prodi sente i primi rintocchi della campana a morto. Chiede una nuova fiducia,  ma il 9 ottobre 1998 il suo governo viene sconfitto alla Camera per un solo voto: 312 a favore, 313 contro. Il siluro definitivo è arrivato da Bertinotti.
 Prodi getta la spugna, rifiuta il reincarico che Scalfaro gli offre e si ritira a Bologna, sdegnato. A Palazzo Chigi subentra D’Alema. Ma pure lui si dimette nell’aprile del 2000, dopo aver perso le elezioni regionali. Il centro-sinistra cerca di tirare a campare con un governo di Giuliano Amato. Tuttavia risulta chiaro che il primo ciclo ulivista guidato da Prodi si è concluso.
 Il secondo ciclo prodiano inizia dieci anni dopo la nascita del primo governo del Professore. Ritornato dall’esilio in Europa, il 16 ottobre 2005 Prodi si offre alle primarie del centro-sinistra. E le stravince con una valanga di voti, il 74,1 per cento dei 4 milioni e 300 mila elettori che si sono recati ai gazebo.
 Alle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006, Prodi si presenta alla guida di una coalizione di centro-sinistra composta da nove partiti. Il suo programma di governo è di 281pagine. Il Professore ce la fa con pochi voti di scarto sul centro-destra guidato da Berlusconi. Alla Camera il vantaggio è di poco superiore ai centomila suffragi, al Senato di soli 24 mila. Viene varato un governo di ben 101 fra ministri, vice ministri e sottosegretari: è l’esecutivo più mastodontico tra i tanti dall’unità d’Italia in poi.
 Prodi inizia a governare tra mille insidie, in gran parte interne alla sua maggioranza. Quando lo incontro a Palazzo Chigi, mi dice di temere soprattutto il sabotaggio delle “frange lunatiche”, gli ultrà di questa o quella parrocchia politica, sempre pronti a distruggere più che a costruire. Il Professore mi sembra rinchiuso in un fortino, assediato non dagli avversari di centro-destra, bensì dagli alleati del centro-sinistra.
 Lo spettro della crisi di governo appare all’orizzonte il 16 gennaio 2008, a neppure due anni dal voto. La magistratura napoletana fa arrestare la moglie di Clemente Mastella, in quel momento ministro della Giustizia. Anche Mastella risulta indagato. Affermando la propria innocenza e quella della consorte, il ministro si dimette subito dall’incarico. E il 21 gennaio annuncia che il suo partito, l’Udeur, non appoggerà più il governo Prodi.
 Tre giorni dopo, siamo al 24 gennaio, Prodi va sotto al Senato. E sale subito al Quirinale per dimettersi da premier. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affida al popolare Franco Marini l’incarico di formare un nuovo governo. Però Marini rinuncia. E il 6 febbraio Napolitano scioglie le Camere.
 Le elezioni si tengono il 13-14 aprile 2008. A trionfare è il centro-destra di Berlusconi che sconfigge il nuovo candidato del centro-sinistra, Veltroni. Per i “lunatici” di Rifondazione comunista il voto è un tracollo poiché restano fuori dal Parlamento. Il 15 aprile Bertinotti si dimette da segretario del partito. Al suo posto verrà eletto Paolo Ferrero che batte per soli due voti Nichi Vendola.
 Arriviamo ai giorni nostri. Ferrero guida ancora i rifondaroli superstiti, ma i giornali e la tivù si sono dimenticati di lui. Vendola, invece, sta sempre sugli altari mediatici. Ha fondato un partito, Sinistra Ecologia Libertà, e nutre una speranza: diventare il leader dello schieramento di sinistra che tenterà di battere l’acciaccato Berlusconi.
 L’Uomo dall’orecchino ha un piano preciso. Lo spiega nell’incauto comizio di piazza Duomo, per mettere il cappello sulla vittoria milanese di Giuliano Pisapia. Urla alla folla: “Prossimo obiettivo: Palazzo Chigi. Dopo Milano, dobbiamo liberare l’Italia!”. Il passo iniziale sarà di ottenere le primarie di coalizione. Venerdì scorso dice alla 7, nel salotto rosso di madama Gruber: “Il leader lo deciderà il popolo delle primarie. Ci saranno presto, forse in autunno. E io mi candiderò”.
 Ma le sinistre italiane sono condannate a dividersi. Hanno sempre fatto così, persino nei primi anni Venti. Stava nascendo lo squadrismo fascista e i socialisti subirono la scissione imposta dalla nascita del Pci. Lo stesso accade oggi. Il segretario del Partito democratico, Pierluigi Bersani, non vuole le primarie di coalizione. E si è già detto pronto a guidare “l’accampamento” (come lo chiama Vendola) da dove partirà l’assalto al dannato Cavaliere.
 Accanto a questa coppia di compagni-nemici si agita una folla di comprimari. Proviamo ad elencarli: Rosy Bindi, Letta, Di Pietro, Casini, Fini, Rutelli, Grillo, Ferrero, Diliberto. Per non parlare dei big che vengono dalla società civile, come Montezemolo e Santoro.
Qualcuno dirà: Santoro chi? Certo, Michele Santoro. Se un demagogo come il Demagistris è diventato sindaco di Napoli, perché l’Uomo di Annozero non può proporsi di diventare un leader politico? La sua ultima uscita in tivù ha rivelato che possiede otto milioni e passa di baionette.  
 La politica è come il maiale: non si butta mai via nulla. Tanto meno quei milioni di tifosi. Michele potrebbe chiamarli a raccolta nelle primarie rosse: il costo sarà soltanto di un euro. Tanto Bersani che Vendola stiano molto attenti al serpente santorista che si dirige su di loro, nascosto sotto le foglie di un sultanato televisivo.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • igna08

    16 Giugno 2011 - 16:04

    Ma dove vanno ? Ma ci pensate, la Vendola con Casini, cioè il diavolo e l'acqua santa , A parte il fatto che il voltagabbana di Casini è capace di tutto, ma non credo che arrivi a tanto.

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  • manuelbegood

    13 Giugno 2011 - 20:08

    Caro Pansa, lasciando per un attimo da parte il taglio giornalistico sportivo da "squadra del cuore", che può non lo nego appassionare e portare aleggere tutto l'articolo Le chiedo: ma davvero siamo un Paese che deve solo spartirsi quello che c'è in un inesorabile e lento declino economico; o è ancora possibile un Governo che possa guidare il Paese verso una competizione su scala globale? che produca un benessere diffuso? Io mi vedo alla Sua età fra 50 anni, lei ovviamente sarà nella Pace. Sarà forse questo il problema dell'Italia? A progettare il futuro ci sono i settantenni? Glielo dico con rispetto...ed inesorabile constatazione della realtà, non me ne voglia. Un cordialissimo saluto.

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  • pallina

    13 Giugno 2011 - 13:01

    Con i referendum, non si esprime nessuna valutazione politica e quindi non bisogna temere nessuna spallata e i politici di destra non dovrebbero essere presi dal panico e nè reagire in modo risentito. Era da prevedere che l'afflusso alle urne è stato soprattutto per il nucleare che ha sempre spaventato. Dopo la catastrofe del Giappone era prevedibile che gli italiani si muovessero in tal senso. Ha fatto bene il centro destra a dare libertà agli elettori così come fa mal il centro sinistra a sentirsi importante. Questo voto non è nè di destra e nè di sinistra. Quindi calma e andiamo avanti fino alla fine della legislatura. Dopo si vedrà.....

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  • marisk

    13 Giugno 2011 - 10:10

    gli spettatori di Santoro sono un fatto ... ma perchè non vi indignate di pagare programmi come l'isola dei famosi ... x factor... il truccatissimo gioco dei pacchi... le ore e ore pomeridiane su yara e sara .. i servizi del tg1 sul fuxia colore dell'anno per tingersi le unghia dei piedi!!! mi spiegate quand'è che la rai fa tutti questi spettatori??? festival e formula 1 !!!! SANTORO è UN PROFESSIONISTA e le sue querelle con la direzione generale rai non interessano solo lui ma in primis tutti gli spettatori che aspettano il giovedì.. e lo sapete ... SIAMO TANTISSIMI!! MA ALMENO IL QUINTUPLO DI QUELLI CHE HANNO SEGUITO ... SGARBI!!! e magari si candidasse Santoro!!! purtroppo temo che non lo farà mai

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