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Comunque vada, a Pontida non ci saranno strappi / di GIANLUIGI PARAGONE

Tra una settimana la festa della Lega. Pesano i risultati del referendum, ma Bossi spera ancora di invertire la rotta senza rotture con Berlusconi

Comunque vada, a Pontida non ci saranno strappi / di GIANLUIGI PARAGONE
Partiamo dalla peggiore delle ipotesi (peggiore ma non remota, va ammesso), cioè che i referendum raggiungano il quorum e dunque i sì vincano. Si tratterebbe di un secondo colpo duro ai danni del governo perché, come anche sta scrivendo Belpietro in questi giorni, gira e rigira la spinta che sta montando investe strettamente il governo. Prova ne è il fatto che il tema ha preso piede sul clima generato dalle vittorie delle opposizioni a Milano e a Napoli.
Pertanto da martedì ci potremmo ritrovare a rifare i conti con il più gettonato tra gli interrogativi: che farà ora il centrodestra? E gli occhi si concentreranno sulla Lega a pochi giorni dal suo raduno di Pontida. Da quando il risultato verrà ratificato, analisti, politici, osservatori e curiosi rilanceranno la domanda sulle reali intenzioni di Bossi. Per la verità il Senatur ha già risposto più di una volta: non succederà un bel niente. O almeno non nel breve periodo.
Non per questo, però, Pontida scivolerà come l’acqua sul marmo. Di Pontida difficili ce ne sono state parecchie e il compianto (e mai dimenticato) Guido Passalacqua nel suo “Il vento della Padania” ne fa una carrellata impeccabile: la stagione dello strappo col Cavaliere (rottura che spesso viene citata in queste settimane, ma non mi sembra che le condizioni siano replicabili), il proclama della secessione, la pacificazione con Berlusconi e il deludente risultato elettorale, la malattia di Bossi e la ripartenza fino ai successi degli ultimi anni. Insomma Pontida ha un valore enorme nel racconto politico del Carroccio, in particolar modo di Bossi, il quale resta il sacerdote inimitabile di questa liturgia.
Dicevo che sul pratone del giuramento domenica prossima arriveranno nodi ingarbugliati, faranno capolino attese e bruschi risvegli. La Lega sperava in un risultato più rotondo e soprattutto non aveva messo in conto che le difficoltà del premier fossero così accentuate. In più dalle parti di via Bellerio non s’aspettavano di arrivare alle elezioni amministrative con troppi fronti aperti: l’immigrazione, l’economia, il fisco e... la giustizia intesa come questione di vita o di morte per l’alleato di Arcore. A ciò si aggiunga lo spettro di una manovra correttiva che, vera o presunta che sia, è entrata nel dibattito politico. «Tirare a campare non è possibile»,  ripete Bossi ai suoi. Dunque? Dunque «occorrerà accelerare», spiegherà Bossi nel suo intervento specificando verso quale direzione. Il Senatur parlerà al suo popolo ma ancor più al suo alleato: il federalismo fiscale va fatto in fretta perché solo ridisegnando l’intelaiatura dello Stato i cittadini vedranno la dichiarazione dei redditi come un passaggio dell’anno un po’ più normale. Anche l’insistenza sul trasferimento dei ministeri va letta in quest’ottica. Il Senatur sa benissimo che non è portando un ministero a Milano che guadagna consenso, il leader del Carroccio vuole tenere il punto per cominciare ad aprire la seconda fase del federalismo, vale a dire quello istituzionale: competenze specifiche per le Regioni, Senato delle Regioni, magistratura più vicina al territorio e così via.
Infine, il Capo di via Bellerio ribatterà sul tasto dell’immigrazione: l’Europa deve aiutare di più l’Italia sul fronte del Mediterraneo oppure ci deve lasciar controllare quelle acque con piglio più duro. «Le immagini degli sbarchi ci hanno fatto perdere punti; almeno tra i nostri», va ribadendo Umbertone ai suoi aggiungendo: «E meno male che c’era lì Maroni a tamponare altrimenti sarebbe stato un disastro».
Se abbiamo intercettato bene il clima della vigilia, nonostante quello che accadrà nell’urna referendaria (Bossi sa che una buona parte della sua base andrà in cabina e non farà nulla per fermarla perché considera il referendum come una valvola di sfogo) a Pontida non dovrebbero essere previsti strappi sostanziali, anche perché nessun altro scenario sarebbe possibile alle condizioni attuali. A parte le dichiarazioni di protocollo, il voto anticipato non converrebbe nemmeno al centrosinistra: sia le amministrative che l’ondata referendaria (partita sulla scia fortunata del primo fattore) hanno evidenziato un movimento che pur ancorato a sinistra chiede contenitori nuovi, parole d’ordine nuove e soprattutto battaglie nuove. Insomma chiede quel che il Partito democratico ancora non dispone.
Pertanto Bossi, Berlusconi e Tremonti hanno solo una carta in mano per invertire la rotta: dimostrare al loro elettorato che qualcosa è effettivamente cambiato. Non è facile ma è l’unica soluzione possibile.

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • giusebono

    30 Luglio 2011 - 16:04

    Egregio Paragone, ricorda a Umberto che ha Pontida Bossi ha preso l'impegno di risolvere il preblema Equitalia, la vera causa per cui l'italia non può creare sviluppo, essendo le imprese sul lastrico da Equitalia perche l'anatocismo è sempre in vigore per le cartelle pregresse.

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  • bruno osti

    14 Giugno 2011 - 11:11

    ma è mai possibile che a questi campioni di intelligenza dei leghisti, tra tutti i gravi problemi che angustiano l'Italia, venga solo in mente la possibile accoglienza di 10/100/500 mila extracomunitari? (tra l'altro, fino a poco tempo fa lo erano i Romeni, finché Berlusca non li ha voluti inEuropa; tra non molto non lo saranno i croati, gli sloveni e i serbi o è solo perché sono negher?) Gli extracomunitari hanno creato migliaia di aziende, tra le quali impiegano anche degli italiani, incapaci di fare impresa ma solo i dipendenti di qualcuno; e producono un elevatissimo PIL, oltre che consumare. Ma di che c...o state parlando!!??

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  • blu521

    13 Giugno 2011 - 09:09

    E' un carroccio funebre

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  • eaman

    13 Giugno 2011 - 02:02

    Dopo il successone delle amministrative a Milano (e nel resto del paese) e il risultato del referendum l'unico modo per non strapparsi sara' che Bossi vada ad Antigua invece che a Pontida. Provi ad astenersi come ha fatto per il referendum.

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