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Bersani: "Premier si dimetta" Di Pietro lo fredda: "Non ora"

Il referendum divide Pd e Idv. Tonino: "No a strumentalizzazioni". E Fini gode e si prende meriti: "Questè è un no al governo"

Bersani: "Premier si dimetta" Di Pietro lo fredda: "Non ora"
Si fa presto a dire, come Antonio Di Pietro: "Pensiamo a costruire l'alternativa senza criminalizzare l'avversario". Perché la vittoria dei quattro sì al referendum divide ancora una volta il centrosinistra, come da tradizione. Pd e Idv, infatti, non riescono ad andare d'accordo nemmeno sui festeggiamenti, figurarsi sull'eventuale azione di governo. Il segretario democratico Pier Luigi Bersani, convinto di prendere la palla al balzo (senza accorgersi che lui, con i no su acqua e nucleare, non aveva molti punti in comune), ha chiesto subito le dimissioni di Berlusconi: "E' stato un referendum sul divorzio. Quello tra governo e italiani. Il premier si dimetta, vada al Colle". Gelato immediatamente dal leader di Italia dei Valori, lui sì vero promotore dei quesiti: "Noi da tempi non sospetti chiediamo le dimissioni di Silvio Berlusconi perché pensiamo che sia sceso in politica per motivi personali e non per il bene del Paese. Ma chiedere le dimissioni del suo esecutivo sulla base del risultato di questo referendum significa fare una strumentalizzazione". E così Di Pietro fa la figura del leader moderato (nonostante si tratti, parole sue, di una "vittoria irreversibile") e Bersani quella di un Diliberto qualsiasi (non è un caso, il leader comunista ha davvero chiesto le dimissioni del Cav). E Tonino rifila a Pier un'altra stoccata: "D'altronde se dovessero andare a casa tutti coloro che non hanno creduto ai referendum per i quali noi abbiamo chiesto le firme, il palazzo resterebbe vuoto...".

I futuristi ridono - Altro paradosso di questo referendum. Gode più di tutti Gianfranco Fini, il presidente della Camera approfitta della vittoria per dare una picconata alla sua ossessione, Silvio Berlusconi - "Il sì ai referendum è un no grande come una casa a questo governo - si legge in una nota del Terzo polo -. E' tempo che Berlusconi ne prenda atto". Fini, insieme a Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli, insomma, sgomita per mettersi in prima fila e intestarsi l'improbabile vittoria. E Roberto Menia, coordinatore nazionale di Fli, è al settimo cielo: "Il risultato dimostra con plastica evidenza che Berlusconi non rappresenta più la maggioranza degli italiani". "A Milano aveva chiesto più di 50.000 preferenze personali, i milanesi gliene hanno date meno della metà - ricorda Menia -. A Napoli aveva detto che solo i 'senza cervello' potevano votare contro il suo candidato, i napoletani hanno votato per il 75% contro il suo candidato. Infine, per il referendum il premier e i suoi ministri hanno chiesto esplicitamente di non votare, gli italiani sono andati a votare e, per la prima volta dopo 16 anni, si è raggiunto il quorum. A questo punto Berlusconi si chieda, e si risponda in fretta, quanto rappresenta oltre la sua 'acquistata' e 'responsabile' maggioranza parlamentare e qual è il suo comune sentire con il paese reale".

"Riscossa civica" - Al di là di acqua, nucleare o legittimo impedimento, il referendum sta sempre più assumendo, per volontà dell'opposizione, il ruolo di plebiscito anti-Cavaliere, l'ennesimo. "Il dato politico è molto significativo", non sull'onda dell'emotività per quanto avvenuto col nucleare in Giappone ma in continuità con la "riscossa civica" iniziata nel Paese, incalza Rosy Bindi, presidente del Pd. La Bindi aveva già avvertito il premier: "L'aria è cambiata, ora il 22 giugno (giorno della verifica) in Parlamento può succedere di tutto". Un nemmeno troppo velato riferimento a voci come crisi e sfiducia. "Siamo soddisfatti. Questo risultato dimostra ancora una volta che il centrodestra non è più maggioranza e che tutte le questioni di merito su cui il centrodestra prende posizione sono in dissonanza con quello che pensano i cittadini", ha aggiunto un altro esponente democratico, Nicola La Torre. Per Nichi Vendola, leader di Sel, non si tratta "di una vittoria politica, ma della vittoria di una vita su questioni che ci hanno visto in minoranza per decenni". Dimenticando, però, che da governatore della Puglia non ha fatto nulla per cambiare l'amministrazione privata dell'acqua nella Regione nonostante le promesse elettorali. E, giusto per non uscire dal coro, su Twitter ha aggiunto: "E' stato sul referendum sul berlusconismo, dall'esito inequivocabile".

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Commenti all'articolo

  • Vito la Civita

    14 Giugno 2011 - 13:01

    Se al posto di Di pietro ci fosse stato il giuda Fini, il referendum non avrebbe superato il quorum! L'unico che non si può godere la vittoria è propri il voltafaccia Fini! Non sono un simpatizante di Di Pietro, ma bisogna riconoscere che è più serio e coerente di Bersanenko e Fini. Questi due elementi, saranno sicuramente accantonati da Di Pietro per la loro inaffidabilità.Dimenticavo il BOTTACERCHISTA Casini!!!!!!

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  • vin43

    14 Giugno 2011 - 13:01

    Si può assistere a tali pagliacciate? “Togliti tu che mi metto io”? In coscienza potete fare meglio del governo in carica? Che B. abbia 74 anni! Che significa? Ha energia fisica e psichica da vendere! Piuttosto entrambi i vincitori del referendum non patricassero ostruzionismo. Lasciassero lavorare il governo sino al 2013. Poi si vedrà. Secondo me qualsiasi manovra contro il governo è una manovra contro l’Italia.

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  • boss1

    boss1

    14 Giugno 2011 - 10:10

    fate la cosa più furba uno si dimetta l'altro lasci. poi lasciteli scannare.

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  • ortensia

    14 Giugno 2011 - 09:09

    Di Pietro dovrà spiegare a Fini, Rutelli, Casini e Bersani che loro non hanno proprio vinto un bel niente. L'abbiamo capito persino noi che loro non ci "azzeccano" niente. Se poi Bersani si candiderà per fare il Premier gli consiglierei di nominare la Rosi Bindi presidente dei giovani esploratori. La vedrei bene con la divisa.

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