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Sinistra e la politica da bar: con gli sfottò alzano la cresta

Per i simpatizzanti del centrodestra sono i giorni difficili. E sul carro del vincitore sale anche chi non lo è / BORGONOVO

Sinistra e la politica da bar: con gli sfottò alzano la cresta
Il tormento arriva strisciando via sms, subito dopo l’esito del voto. È un amico che ha votato a sinistra. Un moderato, che fino a qualche mese fa, discutendo di politica, mostrava qualche apertura a destra, commentava, apprezzandole, alcune posizioni del governo. Adesso manda messaggini del tipo: «Bella batosta, eh?». Ridacchia, come se la sua squadra avesse appena sconfitto la mia tre a zero. Soltanto che lui, quella squadra, tre mesi fa non sembrava neppure filarsela di striscio. La prova più difficile per i berlusconiani e per quanti si riconoscono nel centrodestra, nelle ultime settimane, è quella del bar. E dell’edicola la mattina, della passeggiata domenicale, del caffè alla macchinetta sul lavoro.

Speriamo che il carro del vincitore sia davvero capiente, perché ci stanno saltando sopra tutti. A Milano pare che Pisapia abbia raccolto il cento per cento dei consensi: non fai in tempo a bere il macchiato che salta fuori uno a dirti «il vento è proprio cambiato». Esci in pausa pranzo e quelli al tavolo a fianco, in giacca e cravatta o in tenuta da chic straccioni - designer, pubblicitari, architetti... - pontificano sulla fine del berlusconismo. Loro, che fino a due giorni fa sbertucciavano la sinistra in crisi, adesso sono entusiasti sostenitori del “cambiamento”. Sono dei “liberali illuminati” che hanno votato un magistrato comunista. Sembrano tanti piccoli Bersani, nel senso di Pier Luigi, l’unico uomo che imita se stesso peggio del suo imitatore Crozza, uno che ha bisogno di farsi impersonare da un altro per rendersi simpatico. È salito sul carretto del referendum all’ultimo secondo e due giorni fa si è presentato in conferenza stampa sghignazzando, come se avesse vinto al Superenalotto. Ed è ancora il male minore.

Capita, in queste ore difficili per il centrodestra, di imbattersi nei fan di Travaglio, gente convinta, sulla scia di Flores d’Arcais, che «l’Italia civile ha vinto». Ora gonfiano il petto, irridono alla stregua del loro maestrino dai ricci sempre più radi, il fu giornalista che ieri sul Fatto sputava in faccia a Giuliano Ferrara perché colpevole di aver riunito i direttori dei maggiori quotidiani di centrodestra, di averli fatti “parlare e vedere”. Non che non ci avessero odiato, fino a ieri. Ma adesso annusano il profumo di piazzale Loreto e scodinzolano per strada con l’Unità bene in mostra, fieri della superiorità morale ritrovata e ribadita nel sangue.

Una sera, alla Biennale di Venezia, ho visto amministratori e notabili locali inchinarsi all’arrivo di Nichi Vendola: erano gli stessi che stendevano tappeti rossi a Sgarbi poco fa, se ne stavano a sviolinare il pugliese nemmeno fosse la Madonna. Quando Il Pdl e la Lega stravinsero le elezioni, nel 2008, si faticava a trovare qualcuno disposto a dire: sì, io ho votato Berlusconi. Funzionava come per il Grande Fratello: nessuno ammette di seguirlo, però totalizza sempre ascolti incredibili. Con la sinistra va al contrario, anche chi non l’ha votata o non l’ama, si atteggia a suo sostenitore. Perché hanno raccattato due buoni risultati, perché i loro giornali e i loro conduttori si mostrano sprezzanti e si ergono a salvatori della patria, perché - semplicemente - fa figo.

Se il centrodestra trionfa, le Signorine Grandi Firme (più grandi le firme sulle scarpe che sul quotidiano) come Concita De Gregorio fanno a gara a spiegare che gli italiani sono imbecilli, che al massimo hanno votato per disperazione. Se il centrosinistra incassa due mezzi successi, allora il Paese è rinsavito e ci avviamo a un mondo migliore. L’arroganza non è una caratteristica dei moderati, dei liberali, dei berlusconiani, anche se da anni viene accreditata come tale. La prima dichiarazione del Cavaliere dopo il voto del fine settimana è stata: «Rispettiamo il giudizio degli elettori». E i berlusconiani rispettano, hanno sempre rispettato senza essere rispettati. Ora viviamo l’ora più buia. Un edicolante, il giorno dopo la vittoria di Pisapia, mi ha venduto il Fatto con entusiasmo e quando ho chiesto anche Libero ha accartocciato il sorriso. Mi mancano i giorni in cui potevo pensare: «Guardami male quanto vuoi, poi però nell’urna ha la meglio Silvio». Mi manca bere il mio caffè in pace. Cavaliere, regalami un’altra serata al bar senza antiberlusconiani d’accatto. Vale la pena di votarti solo per quello.

di Francesco Borgonovo

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    16 Giugno 2011 - 18:06

    l'articolo, invece, è: "La destra e la politica da cabaret"

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  • bruno osti

    16 Giugno 2011 - 18:06

    poco informata signora, dove ha vissuto fino adesso, su Marte? guardi che negli ultimi 15 anni, la sinistra ha governato per sette: non risulta sia successo quello che i suoi incubi palesano. Cerchi di liberarsene e vivrà meglio.

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  • nilo01

    16 Giugno 2011 - 13:01

    ieri brunetta ha detto che i precari sono il peggio dell'italia, personalmente ho una figlia precaria e so bene che non è il peggio dell'italia, il peggio è brunetta, e dopo questo articolo sciocchino e insipido ci sei anche tu

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  • GloriaCinti

    16 Giugno 2011 - 11:11

    loro, i soli portatori di libertà, sono pronti alla vendetta ed alla ritorsione. Probabilmente chiederanno a qualche giudice di intercettarla ed inquisirla: vedrà che qualcosa si troverà, al limite , se dovesse venire al potere la sinistra, dopo che i giornali di opposizione saranno banditi e le televisioni mediaset chiuse, le garantiranno di non avere più un lavoro. Le andrà comunque egregiamente, perchè oltre ai siti per le nuove moschee hanno già individuato quelli per i gulag.

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