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Storia di Pontida, 2001-2010: la Lega detta la linea

Ventuno anni di 'Pratone'. Negli ultimi dieci Bossi guida la forza di governo. Dalla devolution allo spostamento dei ministeri i temi caldi

Storia di Pontida, 2001-2010: la Lega detta la linea
Era il 20 maggio 1990 e Umberto Bossi chiamava a raduno tutti i leghisti a Pontida, dove  veniva rievocato il giuramento della Lega Lombarda contro il Barbarossa del 1167. Alcuni accorsero addirittura nelle vesti di cavalieri medievali. Erano circa 800 i militanti eletti nei comuni, province e regione che giurarono fedeltà alla Padania, ma quella non era di certo la prima volta che i leghisti si ritrovavano nel Comune bergamasco. Di certo, quella fu la chiamata ufficiale a un appuntamento che balzerà agli onori delle cronache anche per quel "Roma ladrona" urlata da Bossi. Il Carroccio a Pontida c’era già stato, negli anni ottanta, anche se più in sordina. La svolta, arriva nel 1994, con la vittoria  alle elezioni dell'alleanza con Forza Italia. Da allora, è stato un crescendo di adesioni nella valle bergamasca. Negli ultimi dieci anni - dalla rinnovata alleanza tra Bossi e Berlusconi -, Pontida è diventato un appuntamento fondamentale nell'agenda politica del Paese. E' qui che il Senatur di volta in volta detta la linea del Carroccio.  

2001 - "Ho giurato come un padano che si accinge al lavoro"   - E' l'anno in cui Bossi ricuce con Berlusconi e con il centrodestra. La ritrovata amicizia porta dritti alla vittoria elettorale e la Lega entra di nuovo nel Governo. Un matrimonio d'interesse che sin dal primo momento il Senatur ha spiegato come propedeutico all'attuazione del Federalismo, tant'è da allora in poi ha sempre ricoperto la carica di ministro delle Riforme. Fu lui stesso, sul palco di Pontida, a mettere i puntini sulle 'i'. Quello che si stava svolgendo era un raduno divero dagli altri, perché era "la prima volta che i partiti che hanno vinto le elezioni politiche grazie alla Lega hanno sottoscritto con la Lega l'impegno a sostenerre un forte cambiamento della carta costituzionale", a cominciare dal devoluzione e dal Federalismo. La ragione dell'alleanza era tutta concentrata lì, in quella che lui stesso definì "scelta obbligata in un momento storico difficile per la democrazia". "Quando ho giurato davanti al Presidente della Repubblica ho giurato come un padano che si accinge al suo lavoro- spiegò ai suoi, che esplosero in fragorosi applausi -, affinchè tutti i popoli dello Stato italiano possano sentirsi a casa propria sul loro territorio, non oppressi ma liberi".

2002, "Battaglia per la devoluzione" -  E' l'anno dell'ultimatum a Berlusconi: "O federalismo, o morte!". Dal palco di Pontida il Senatur affronta nel suo discorso il tema che più gli sta a cuore, dettanto i tampi dell'agenda politica. "Si sta preparando la macchina che ci porterà da ottobre in poi a dilagare nelle piazze" arringò ai suoi, promettendo "un anno di battaglie popolari a sostegno della devoluzione, della Corte Costituzionale regionalizzata e territorializzata, a sostegno dei 'tre parlamenti', cioè il coordinamento delle regioni del Nord, del Centro e del Sud, già previsto dalla Costituzione".Un messaggio chiaro e scandito, poi, un messaggio alla Cdl. Si illudeva certo che pensava alla Lega come a "un feudo di palazzo - spiegò -. Noi, non siamo un fattore temporaneo", bensì una "forza della natura" che ha già "condizionato vent'anni di storia politica del paese".

2003 -"Berlusconi mantenga il patto elettorale" -
  Quell'anno Pontida arriva un pelo prima della tornata elettorale, le amministrative per molti comuni, province e regioni del nord Italia. Da Bossi, allora, ci si aspettava un messaggio chiaro e lui non deluse le aspettative. La parola d'ordine fu ancora una volta "devolution a tutti i costi". Bossi parlò davanti ai suoi, ma si rivolgeva a Silvio Berlusconi cui chiedeva il mantenimento del l'impegno strappato. "E' il momento della verità, del mantenimento del patto elettorale - rimarcò, sottolineando poi che - finché non sarà stata assicurata la libertà federalista vera" sarà pronta "la reazione dura contro il centralismo romano e i partiti che lo sostengono", Udc e An in primis. Poi, la chiamata al voto: "Se la Lega vince le elezioni amministrative tutti diventano più malleabili e le riforme vanno avanti, se no non bastano i patti sottoscritti perché possono sempre stracciarli".

2005 - "L'Europa? Sapevamo che non poteva durare" - E' forse l'appuntamento che ha più emozionato il popolo del Carroccio. Dopo il silenzio dell'anno precedente (il raduno non si tenne perché Bossi fu colpito da un ictus), sul palco di Pontida il Capo ritorna a parlare alla sua gente. I militanti leghisti lo attendevano trepidanti e lui salì sul palco ringraziandoli. "Sono riuscito a superare il periodo di malattia anche grazie alla Lega, ai militanti della Lega, che mi accompagnavano ospedale per ospedale, io li vedevo dai corridoi e questo mi tirava su di morale", disse. P
oi, Bossi passò al tema più importante: il crollo dell’ Europa superstato. "Sapevamo che non poteva durare": quello è l'anno della crisi dell'Unione europea e della moneta. La Lega lancia l'operazione "Euro no- Grazie": a Pontida i leghisti sono chiamati ad esprimersi con un referendum sul ritorno alla lira o l'affiancamento della moneta nazionale a quella comunitaria e Calderoli annunciò l'intenzione di coniare una moneta padana, mai portata a termine. "L'euro è roba da pazzi", disse l'allora Ministro alle Riforme Calderoli  - subentrato al Senatur per via della malattia - tanto che sul pratone i panini potevano essere acquistati solo con il "neuro", una banconota che assomigliava alle vecchie 2 mila e 5 mila lire. 

2007 - Dopo l'anno sabbatico - I leghisti ritornano a Pontida ancora una volta dopo un anno di silenzio. Nel 2006 il raduno fu rimandato. "Quando sarà il momento andremo a Pontida, perchè lì vado a dire delle cose, a prendere delle decisioni, davanti al popolo. Quindi la faremo quando sarà il momento" spiegò Umberto Bossi. Quiell'anno fu duro per il Carroccio. Le politiche avevano sancito la vittoria dell'Ulivo contro la Casa delle Libertà e nel referendum co
nfermativo sulla riforma costituzionale che istituiva il federalismo era prevalso il fronte del "no", per cui il Carroccio vedeva almeno temporaneamente archiviato il sogno federalista. Nel 2007, però, si torna sul campo di battaglia.

2008 - "O si fa il federalismo o si muore" - Il raduno ha un significato molto particolare per la Lega: arriva dopo il successo elettorale che riporta il centrodestra al governo e perché vede Umberto Bossi ancora una volta nel ruolo di ministro delle Riforme. Il Senatur torna a farsi carico del lavoro cominciato nel 2001 ma poi non portato a termine per la bocciatura, nel giugno 2006, "Ma questa volta – assicurò Bossi – non sarà così. Questa volta o si fa il federalismo o si muore". Perché se così non fosse, dice il leader guardando negli occhi la sua gente, "ci sono centinaia di migliaia di uomini, forse milioni, disposti a lanciarsi nella mischia per conquistare la libertà contro il centralismo italiano". "Un giorno quando saremo liberi potremo spiegare ai nostri figli che eravamo stati schiavi. Ma Dio non ci ha creati schiavi di Roma, siamo nati liberi e quindi torneremo ad esserlo".
 
2009 - "Federalismo prima di tutto" e la consacrazione del 'trota' - Camicia verde d’ordinanza, Bossi apparve combattivo più che mai e ha subito ricordato che: "Noi non abbiamo fatto la Lega per vincere qualche elezione, l’abbiamo fatta per la nostra libertà. Il federalismo – ha aggiunto – è l’unica possibilità per risolvere i problemi del Paese, del Nord come del Sud". Poi, ha ribadito l'alleanza con Berlusconi, salda perché lui stesso ha ricordato: "E' stato di parola, ci ha dato i voti". Ma, ha affermato anche: "D'altra parte non abbiamo problemi a fare accordi con chicchessia, perché la Lega non è scomponibile: siamo uniti dall'amore per la Padania. Non ci dividono. Siamo saldi. E siamo pronti fino a portare fino in fondo la lotta per la liberazione". Quello è stato anche l'anno del 'trota'. Renzo Bossi è salito sul palco per la prima volta per parlare della nazionale padana della squadra di calcio del Carroccio, la Padania di cui era team manager.

2010 - "Spostiamo i ministeri da Roma" - E’ la volta in cui Umberto Bossi rivendica il ruolo di padre del Federalismo. "C'è un solo ministro per il federalismo e sono io" disse appena salito sul palco per mettere a tacere la polemica con aldo Brancher, nominato ministro per l'attuazione del federalismo prima e poi per la sussidiarietà e il decentramento.  "Per il federalismo - ha poi aggiunto - la coppia è sempre quella, io e Calderoli. Ad Aldo Brancher si è pensato di dare il decentramento, che è certo importante ma è un'altra cosa. Non è cambiato nulla". A proposito di decentramento il leader della Lega ha poi proposto di spostare da Roma i ministeri: "Siamo il Paese più centralista del mondo, spostare i ministeri significa spostare anche migliaia di posti di lavoro che adesso sono tutti a Roma". Spiega che "decentramento significa distribuire i poteri della capitale" e ha citato Torino, Milano e Venezia. Quindi ha chiarito il cambio di marcia rispetto ai tempi in cui invitava i leghisti a imbracciare le armi: "So quanti di voi sono pronti a battersi, anche milioni, ma io ho scelto la strada pacifica rispetto a quella del fucile. La lotta della Lega non finirà fino a quando la Padania non sarà libera". Il pubblico gridava "secessione, secessione".





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