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Vorrebbe rompere ma non può Il dilemma e le paure del Capo

Al Senatùr conviene scaricare Silvio, e ci sta pensando. Ma teme la caduta del governo: a Pontida farà solo la faccia feroce / PANSA

Vorrebbe rompere ma non può Il dilemma e le paure del Capo
Lega. Proviamo a elencarli. Rimetterebbe in moto una stagnazione che nel centro-destra rischia di diventare una cancrena. Renderebbe più facile il ricambio al vertice del Pdl e nella leadership del governo. Cancellerebbe l’immagine di una Lega al servizio di Berlusconi e incapace di una politica autonoma. Infine ridarebbe slancio a una nomenklatura sfiduciata e silenziosa, nella quale spiccano i soliti noti. Come il parolaio Calderoli e il riottoso Maroni, un buon ministro dell’Interno che pretende di volare più alto. E proverebbe ai militanti e agli elettori che la Lega non donerà più il sangue a un Berlusca ormai destinato a tramontare.

IL RISCHIO DI ELEZIONI ANTICIPATE

Se i vantaggi sono così tanti, perché Bossi, almeno per ora, non romperà con il Cavaliere? Penso che tema di far cadere il governo e di avvicinare il rischio di elezioni anticipate, che potrebbero vedere la vittoria delle sinistre. L’Umberto è già passato per questa esperienza. Era l’autunno del 1994 e in quel momento a Palazzo Chigi ci stava Berlusconi, dopo aver vinto alla fine di marzo le sue prime elezioni.

Con il Cavaliere c’erano parecchi ministri della Lega. Oggi nessuno lo ricorda, però Roberto Maroni era il responsabile dell’Interno, lo stesso incarico di adesso. E sedeva accanto al presidente del Consiglio come vice premier, insieme a Giuseppe Tatarella, di Alleanza nazionale. Pochi mesi dopo, il governo era già andato a ramengo.Vennero all’Espresso,  invitati per un dibattito da pubblicare, tre leader: Bossi, Max D’Alema segretario del Pds e Rocco Buttiglione, che allora guidava il Partito popolare. Tutti e tre ci dissero che il primo governo Berlusconi aveva i giorni contatti. Infatti, il terzetto presentò tre mozioni di sfiducia. E il 22 dicembre 1994 il governo si dimise. Spinto a quel passo anche dall’avviso di garanzia che il Cavaliere aveva ricevuto dalla magistratura milanese, nell’ambito di un’inchiesta su tangenti alla Guardia di finanza.

La caduta del governo non portò fortuna alla Lega. Pochi mesi dopo, alla metà del febbraio 1995, durante il terzo congresso federale, i leghisti si spaccarono. Bossi vinse il congresso rivendicando una nuova posizione di centro. Ma il suo avversario interno, Maroni, si dimise, sostenendo di voler lasciare la politica.  Insieme a lui se ne andarono 55 parlamentari leghisti. Il giorno successivo, molti di loro si radunarono a Genova e fondarono una Lega italiana dei Federalisti. In quello stesso febbraio, Romano Prodi annunciò di candidarsi a premier del centro-sinistra. Il Professore ricevette la benedizione pubblica di D’Alema. L’anno successivo vinse le elezioni e formò il primo dei suoi due governi.

Sono storie vecchie, ma Bossi e il vertice attuale della Lega non le hanno di certo dimenticate. So di correre il rischio di prendere una cantonata, però non credo che oggi a Pontida l’Umberto annuncerà una rottura irrimediabile. Si guarderà bene dal provocare la caduta del Cavaliere, prima di tutto perché ha bisogno di portare a casa la riforma federalista. E si limiterà a fare la faccia feroce, presentando all’amico Silvio una serie di richieste da soddisfare senza indugio.

GLI ULTIMATUM DEFINITIVI

Nello stanco lessico della cronaca politica, è già comparsa la parola “pre-ultimatum”. A Pontida ascolteremo qualche ultimatum definitivo. Più rigore contro  gli immigrati. Basta con le bombe sulla testa di Gheddafi. Ritiro urgente dalle missioni militari internazionali. Con i soldi risparmiati varare subito la riforma del fisco, che preveda meno tasse per tutti. Infine, aiuti concreti per le piccole e medie imprese, alla faccia dei grandi padroni del vapore.  Correndo di nuovo il rischio di sbagliare, credo che Berlusconi ascolterà questi ultimatum senza batter ciglio. Giurerà sulla testa dei suoi antenati di essere del tutto d’accordo con la Lega. Farà promesse su promesse. La Lega le incasserà, riservandosi una decisione finale in autunno, forse a Venezia, durante una nuova celebrazione leghista.

Che altro può fare, Bossi? Da animale politico molto accorto, l’Umberto sa bene che il suo problema vero è un altro. Ed è lo stesso che affligge tutti i partiti di questa Seconda Repubblica. Ha un nome preciso: la vecchiaia, la senilità, la decrepitezza. La partitocrazia odierna non regge più di fronte alla nuova complessità del mondo d’oggi. E al fastidio crescente di masse di elettori sempre più vaste. Sono vecchi i leader del centro-destra. Nel prossimo settembre, Berlusconi e Bossi compiranno il primo 75 anni e il secondo 70. Messi insieme, di anni ne faranno 145. Si possono guidare governi e partiti avendo sulle spalle un carico tanto pesante? Silvio e Umberto pensano di sì, dal momento che nessuno dei due appare propenso alla pensione. Il guaio è che pure i loro partiti, come quelli d’opposizione, accusano tutti gli acciacchi dell’età anziana.

Le parrocchie politiche della Prima Repubblica erano durate la bellezza di 47 anni, dal 1945 al 1992. Ma avevano cambiato pelle e leader di continuo. Cercando di mantenersi all’altezza dei mutamenti sociali dell’Italia uscita da una guerra terribile. E mostrando di saper governare l’enorme energia vitale di un Paese che voleva trovare un po’ di benessere. Oggi non è più cosi. Sono bastati 19 anni a rendere decrepito il nostro sistema partitico. La casta odierna è screditata quanto la casta incappata in Tangentopoli. La corruzione è rimasta quella di prima, anzi appare sempre più diffusa. Le collusioni con il crimine organizzato risultano sbalorditive. I costi dei partiti lievitano. Sono gli unici soggetti che, pure in tempi di cinghia tirata, spendono e spandono, sempre a spese del popolo bue. 

La burocrazia pubblica è diventata più asfissiante. Chiunque abbia a che fare con un potere elettivo (Comuni, Province, Regioni e i loro derivati) quasi sempre ha di fronte dei centurioni arroganti o dei dinosauri paralizzati. Il cittadino che chiede quanto gli spetta, di solito viene trattato come un questuante, una pezza da piedi. Da far soffrire, da vessare, da allontanare.
 Tutto questo accade sullo sfondo di una crisi finanziaria ed economica globale, che suscita di continuo allarme e apprensioni nei risparmiatori, nelle famiglie, nei giovani alla ricerca di un lavoro che non possono, e spesso non vogliono, trovare. Questa volta vorrei sbagliarmi, ma ho l’impressione che il sistema politico italiano sia entrato in una crisi che può essere definitiva.

IL DESIDERIO DI PARTITI PIU' AGILI E DEMOCRATICI

 I cittadini senza potere non odiano la politica. Sanno che non se ne può fare a meno. Così come non si può fare a meno dei partiti. Ma vogliono strumenti più agili, veloci, liberali e democratici nel governo della cosa pubblica. Sta iniziando una rivoluzione silenziosa. Non l’ ha di certo creata Internet. È nata nella testa di milioni di persone che non hanno mai maneggiato un computer, non frequentano il web, non possiedono un blog e non sanno neppure che cosa sia una pagina di Facebook. Però sono incazzate. E faranno di nuovo sentire la loro rabbia non appena ritorneranno in una cabina elettorale.

I primi partiti che si renderanno conto di questo terremoto ne ricaveranno un vantaggio davvero grande. Lo stesso accadrà ai giornali più pronti a captare il vento nuovo che comincia a spirare. In questi chiari di luna, che cosa farà la Lega? Ecco la vera domanda che attende al varco Bossi, sulla spianata di Pontida. Un Bossi che forse sarà da solo davanti alla sua gente. Ma avendo alle spalle il competitore di sempre, il giovane Maroni, anni 56.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • limick

    26 Agosto 2011 - 17:05

    Poi spereranno nel PDL, poi di nuovo nel PD che nel frattempo avra' cambiato nome, poi nuove elezioni e vai col PDL che avra' un altro galoppino di berlusconi al comando...... e cosi' via'... e vivranno come schiavi. pero' soddisfatti di essersi scelti volta per volta da chi farsi fottere. C'e' soddisfazione! Meglio la Libia, almeno alla fine sai con chi prendertela!

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  • freefaber

    22 Agosto 2011 - 00:12

    Il Capo in canotta e sigaro d'ordinanza non me lo vedo proprio far la faccia feroce; ha una faccia simpatica, tutto sommato, quest'attempato politico...a limite potrà far qualche gioviale sberleffo che si risolverà, come di prassi, in una tempesta in un bicchier d'acqua!

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  • bruno osti

    20 Giugno 2011 - 17:05

    "La storia è quella dell’invito a comparire – spesso erroneamente scambiato per un avviso di garanzia – recapitato a Silvio Berlusconi il 22 novembre 1994 e annunciato il giorno prima dal Corriere della Sera con un vero e proprio scoop, proprio nei giorni in cui il presidente del consiglio presiedeva una conferenza internazionale sulla criminalità organizzata a Napoli – spesso erroneamente scambiata per il G7 di Napoli, che si tenne qualche mese prima" ............"L'avviso di garanzia è un atto dovuto dalla Magistratura al cittadino a carico del quale viene aperta una indagine che lo vede come possibile imputato di un reato. L'invito a comparire è un ordine che la Magistratura dà ad un cittadino di presentarsi a rispondere a domande che lo riguardino, direttamente o indirettamente (wikipedia)".

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  • paolog.0575

    20 Giugno 2011 - 08:08

    per quanto riguarda la rabbia, penso che sia molto più forte, dura e "feroce" di quanto lei stesso scriva, e che alle prossime elezioni (che penso saranno ben prima del 2013) sarà un disastro per il centrodestra, e soprattutto per Berlusconi. Ha avuto la più grande maggioranza parlamentare da decenni a questa parte, e non ha fatto uno zero virgola zero di quello per cui i suoi elettori lo avevano fatto vincere, ma ha perso tempo nelle sue beghe giudiziarie e nelle sue serate ad Arcore zeppe di zoccole e nullità: gli italiani, che sentono i morsi della crisi e di uno Stato costosissimo e che non rende nulla in termini di servizi, non glielo perdoneranno mai. Per quanto poi riguarda i costi e privilegi immondi della politica, sono d'accordo con lei: non è possibile sentire di innalzamenti dell'età pensionabile per i cittadini e vedere che la proposta di abolire il vitalizio dei parlamentari dopo 5 (!) anni di mandato parlamentare, è stata seppellita con 498 no e 22 si. Ce ne ricorderemo.

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