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Berlusconi rifila una spallata a Bersani, Di Pietro e Fini

Verifica alla Camera, la maggioranza tiene ancora. Il Cav esulta: "Siamo forti, andiamo avanti". Brutto ko per chi tifava contro: il Pd fugge e litiga con Tonino, Gianfranco incassa. E Napolitano tace. Fuori, i violenti attaccano

Berlusconi rifila una spallata a Bersani, Di Pietro e Fini
"Un, due, tre, spallata". La sinistra e le opposizioni ci sperano da immemore tempo. Cominciarono a crederci quando a Gianfranco Fini furono rubate le frasi sul "cesarismo" di Silvio Berlusconi. Parole troppo pesanti perché quell'alleanza potesse reggere. E in effeti, di tensione in tensione, passando per Montecarlo e per il "Che fai? mi cacci", quell'alleanza è collassata. Fini se n'è andato, ha creato la pattuglia futurista e ha cominciato a sussurrare: "Un, due, tre, spallata". Lo scorso 14 dicembre più che un sussurro - quello di Fini e con lui Bersani, Casini, Di Pietro e compagnia bella - era un grido di battaglia. Era tutto pronto. Era tutto sicuro. Berlusconi sarebbe stato sfiduciato. E invece...

Solito copione - Il copione negli ultimi mesi non è cambiato molto. Ogni occasione è buona per sotterrare questo governo e lasciarsi alla spalle, definitivamente, il ventennio marchiato dal Cavaliere. Così arrivano le amministrative vinte da Pisapia e De Magistris. Non esattamente due esponenti della formazione politica che oggi sostiene di rappresentare la maggioranza relativa, ovvero il Partito Democratico. Ma il ritornello non è cambiato: tutti sul carro del vincitore, tutti a dire che la maggioranza si è squagliata, che la maggioranza c'è soltanto in Parlamento (come se quest'ultimo fosse un dettaglio di poco conto). Questa maggioranza, però in aula esiste ed è solida: l'ultima dimostrazione è arrivata martedì con la fiducia sul dl Sviluppo. I numeri crescono. Questo accade grazie anche ai cosiddetti Responsabili, i 'fuoriusciti' da diversi partiti che si sono reinventati terza gamba del governo e proseguire nel piano di riforme. Questi Responsabili hanno - per l'ennesima volta - costretto Giorgio Napolitano a bacchettare la maggioranza. "L'esecutivo è cambiato - argomentava il Capo dello Stato -. Serve una verifica in Parlamento sulla nuova formazione".

Sfiducia e fiducia - La richiesta di Napolitano era arrivata prima della amministrative e prima del referendum. La tornata referendaria si era trasformata - ancora una volta e nonostante la posizione soft tenuta da Berlsconi - nell'ultimo test su Cavaliere: se vincono i 'no' sarà vita, se vincono i 'sì' sarà morte (del governo, chiaro). Lo stesso Napolitano, sui quesiti, ha voluto dire la sua: "Andrò a votare". Il responso dell urne è stato nettisimo: hanno vinto i 'sì' a valanga. E così, da gran parte dell'arcobaleno parlamentare, dagli schermi delle televisioni, dalle piazze gremite dalle pattuglie anti-berlusconiane, ha cominciato a levarsi il solito coro: "Un, due, tre, spallata". In questo clima da caccia alle streghe, si è arrivati al già citato voto di fiducia sul dl Sviluppo. Risultato? Nessuna spallata. I numeri parlano di un governo ben in sella, mai così saldo dai tempi dell'addio di Gianfranco Fini. Dal Capo dello Stato, però, non è arrivato nemmeno un cenno istituzionale, nemmeno una parola che certificasse lo stato di buona salute del governo, riuscito a ricompattarsi anche dopo l'adunata leghista di Pontida, dopo le tensioni per il trasferimento dei ministeri e quelle per l'impegno militare in Libia.

L'ultima verifica - Successivamente al voto sul dl Sviluppo, Berlusconi è tornato a Montecitorio: il giorno della verifica per la maggioranza è arrivato, anche se di 'test', come ha ricordato martedì Angelino Alfano, "ce ne sono già stati tantissimi a partire dallo scorso 14 dicembre". Fuori dalla Camera, intanto, i virtuosi della democrazia (studenti, centri sociali e Cobas) facevano sfoggio delle loro prerogative: petardi, sampietrini, bombe carte, uova marce e chi più ne ha più ne metta. Anche loro vogliono, bramano fortissimamente, la spallata. Che non arriva. E non arriverà.

Al Colle - Dopo il voto, il premier è salito al Quirinale per un confronto con il presidente. Nessuno si aspetta che Napolitano scriva una nota per spiegare alle truppe cammellate dell'antiberlusconimo militante che questo governo morirà di morte naturale, plausibilmente arrivando al termine della Legislatura. Ma un intervento del Capo dello Stato per stigmatizzare il comportamento dei violenti - o anche quello del Partito democratico che abbandona l'aula, perché no - come al solito si fa attendere. All'infinito.

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Commenti all'articolo

  • Liberovero

    24 Giugno 2011 - 15:03

    se il paragone è improponibile perchè molti fans del cavaliere continuano a farlo? Perchè invece di prendere atto del fallimento politico di questa maggioranza e guardare avanti per cercare di creare alternative serie e credibili nel centro-destra, si continua a guardare indietro azzardando paragoni imporponibili e comunque obiettivamente controproducenti? Lasciate Prodi riposare in pace e preoccuatevi, per il bene dell'Italia, di fare quanto prima il funerale politico a Silvio Berlusconi. Ma non vi rendete conto che costui fa gli stessi discorsi che faceva nel 1994? Ma non riuscite a capire come mai la più grande maggiorazna della storia repubblicana dopo poco più di due anni si regge sulla stampella di Scilipoti & Co. mentre il Paese langue? L'Italia ha bisogno di una svolta non da destra a sinistra ma verso una politica SERIA fatta da politici SERI e responsabili.

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  • Megas Alexandros

    24 Giugno 2011 - 01:01

    Sono auspicabili le dimissioni di una vera e propria palla al piede quale il tanto decantato Presidente della Repubblica. Basta con elogi bipartisan ad un comunista parziale che più parziale non si può. Quest'uomo mi disgusta, mi sento offeso dal suo atteggiamento irrispettoso dei cittadini che hanno conferito il mandato governativo a Berlusconi. Il Presidente ha il dovere di difendere e tutelare il Primo Ministro chiunque esso sia. E' vergognoso che non abbia mai condannato gli insulti rivolti al Premier, le violenze, gli affronti ai Ministri di questo Governo! Io personalmente e, fino a prova contraria, la maggioranza relativa del Paese li ha scelti perchè fossero propri rappresentanti. Non mi sento rappresentato dal Sig. Giorgio Napolitano, un patetico opportunista, ipocrita e vigliacco. Onori il suo incarico ed adempia al suo dovere di difesa della Costituzione la quale attribuisce la sovranità al popolo il cui volere sta platealmente tradendo e delegittimando! Vergogna Presidente!

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  • imahfu

    23 Giugno 2011 - 23:11

    La crisi é stata presa in considerazione con due anni di ritardo lasciando marcire le difficoltà'. Si é creduto di porre un rimedio con il taglio del costo della manodopera. Un fallimento perché il minor reddito (dovuto a 'tagli' di personale) si é risolto in un minor consumo, percio' minori imposte alla Stato. Si é creduto ad una crisi passeggera (di collegamento tra le punte superiori e inferiori del ciclo economico) Ed é stato un altro fallimento perché si é seguito un assunto liberistico non piu' valido e ora si vede che la crisi é strutturale. Il che ha messo a nudo la carenza di vecchia data (il governo del fare non ha fatto un bel nulla); non si é pensato che tre nuovi paesi (Cina, India e in minor misura il Brasile) si sono presentati sul mercato invadendoli e togliendo all'occidente gli sbocchi che hanno avuto per piu' di mezzo secolo. Questi i guai italici (cui aggiungerei evasione /elusione fiscali, fondi allestero e evasione ma anche una colossale disonestà e imprepar

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  • ciannosecco

    23 Giugno 2011 - 20:08

    Paragone improponibile,il governo attuale è stato investito da una crisi finanziaria mondiale , che per poco non ci cappottava come la Grecia.Mentre Prodi millantava i tesoretto,che non si è mai trovato,noi facciamo i salti mortali ,contro le difficoltà oggettive e con la mancanza di collabrazione di una irresponsabile opposizione.

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