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P4? Reati zero. Le spese tante: "Intercettare costa 1 miliardo"

Alfano ridimensiona l'inchiesta: "Nulla di penalmente rilevante. Ma che spese...". Però i ministri tremano: è caccia ai brogliacci

P4? Reati zero. Le spese tante: "Intercettare costa 1 miliardo"
La P4 fa tremare i ministri e Angelino Alfano prova a rassicurarli. Come scrive Franco Bechis su Libero in edicola oggi, giovedì 23 giugno, i più stretti collaboratori di Silvio Berlusconi temano di rimanere invischiati nel gioco sporco delle "intercettazioni pubbliche", quelle cioè che finiscono a stretto giro di posta sui giornali e mettono alla berlina questo o quel politico. Negli ultimi giorni è toccato alla Prestigiacomo, alla Gelmini, a Bocchino, a Ronchi. Tutti beccati al telefono con l'uomo-chiave dell'inchiesta napoletana dei pm Woodcock e Curcio, Luigi Bisignani. Il ministro della Giustizia ha voluto sottolineare che 'Tutte le intercettazioni che leggiamo oggi sui giornali, non sono penalmente rilevanti". Di reati, insomma, finora non c'è ombra. Piuttosto, le intercettazioni lasciano segni sulle tasche degli italiani: "Non sono gratis - ricorda Alfano -. Il debito accertato nei confronti delle ditte e degli operatori telefonici è di un miliardo di euro". E, secondo problema tutto politico, lasciano segni sui rapporti nel Palazzo. Veleni, gossip, malelingue, giudizi espressi in camera caritatis che rischiano di compromettere relazioni personali e istitizionali. "Anch'io ho sparlato di Silvio", si è lasciato andare qualche papavero che preferisce restare anonimo. Nel servizio di Bechis, le paure dei corridoi della politica.





Leggi l'articolo di Franco Bechis su Libero di giovedì 23 giugno

I brogliacci al momento non sono ancora usciti, e individuarli fra le migliaia di pagine che li racchiudono è impresa disperata e lunghissima. Ma a Roma si è diffusa un’indiscrezione autorevole: sono almeno tre i ministri del governo attuale che avrebbero parlato con una libertà che non era usuale e forse neanche nota dei comportamenti privati e pubblici del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E non sono gli unici. Perché lo stesso infortunio sarebbe capitato ad almeno altri cinque politici dell’attuale maggioranza. Per chi scrive come per molti colleghi resta un’indiscrezione, e anche fosse vero il fatto sarebbe comprensibile: in una telefonata o in colloquio privato in un paese libero si sfogano rabbia, sentimenti, perfino giudizi un po’ tranchant. Per i diretti interessati però tutto ciò è una certezza: conoscono i loro sfoghi telefonici, sanno per filo e per segno cosa hanno detto e a chi, magari per compiacere l’interlocutore di quel momento. Ed è per questo che all’interno del governo, della maggioranza e perfino di gruppi parlamentari dell’opposizione è scoppiata una vera e propria psicosi dell’intercettazione. Chi ha parlato negli ultimi sette-otto mesi con Luigi Bisignani è terrorizzato dalla possibile pubblicazione di quella telefonata. Non per le noie che si potrebbero avere in procura. Per gran parte di loro quel problema è passato: sono già stati ascoltati come testi dal pm di Napoli Henry John Woodcock. Il problema vero ce l’avrebbero con il premier e con i colleghi di partito e di governo. E i filoni “telefonici” che preoccupano sembrano essere principalmente due. Uno più squisitamente politico, e riguarda le telefonate fra novembre e dicembre scorso. In quei brogliacci sarebbe evidente che autorevoli esponenti del Pdl non condividessero affatto la linea Berlusconi dello scontro frontale con Gianfranco Fini- battaglia che fra l’altro stava mettendo all’epoca seriamente a rischio le loro poltrone. In alcuni colloqui oltre ad apprezzamenti poco lusinghieri sulla lucidità politica del presidente del Consiglio più di uno ha aggiunto giudizi taglienti sui colleghi di partito che provenivano da Alleanza Nazionale che secondo loro stavano utilizzando Berlusconi come strumento per una vendetta personale. Bisogna tenere presente che Bisignani stesso probabilmente non condivideva quello scontro all’arma bianca, e per questo aveva mantenuto in quel frangente ottimi rapporti con i finiani, già dimostrato dalla serie di telefonate intercettate con Italo Bocchino, a cui venivano proposti emendamenti in singolare alleanza trasversale con Stefania Prestigiacomo, Mariastella Gelmini e Franco Frattini.

Il secondo filone di telefonate che agitano i sonni dell’esecutivo è meno politico e riguarda intercettazioni compiute fra il gennaio e il febbraio scorso. È naturale che in quelle settimane sia capitato a Bisignani e ai suoi autorevoli interlocutori istituzionali di commentare le novità che arrivavano dall’inchiesta sul bunga-bunga. E anche qui può essere scappato qualche giudizio privato severo sulla condotta del premier che mai e poi mai sarebbe stato pronunciato in luogo pubblico.
Quelle telefonate stanno certamente innervosendo i malcapitati protagonisti, creando un panico che si coglie con evidenza a Roma. Negli ultimi due giorni alcuni membri degli staff sono stati sguinzagliati per cercare di capire dove si poteva (anche nelle redazioni) quale brogliaccio fosse pronto alla pubblicazione. Ed è l’effetto principale provocato dall’inchiesta di Woodcock, ben noto a chi aveva seguito l’attività del magistrato quando lavorava presso la procura di Potenza. Con una attività di intercettazione e di intelligence come quella messa in campo allora ed oggi a così ampio raggio è possibile che in qualche reato ci si imbatta davvero, al di là delle suggestioni. A Napoli emergono ora indizi forti sulla fuga di notizie dalla stessa procura, ed è stato individuato un pubblico ufficiale che ne era il tramite, ma forse non il solo protagonista. Altri indizi emergono sul tenore di vita di qualche personaggio, non compatibile con i redditi dichiarati e per altro accusato di avere ottenuto illeciti finanziamenti da alcuni imprenditori che si sentivano ricattati. Tutto il resto in realtà sembra riguardare più il costume e l’etica politica che non la violazione di singoli articoli del codice penale. Tanto è che il gip ha sfrondato pesantemente i capi di accusa ipotizzati dai pubblici ministeri. Quelli restati in piedi non sembrano giustificare una mole quantitativa e qualitativa di indagini come quella messa in campo. Ma un effetto sicuro stanno provocando: l’ennesima destabilizzazione per via giudiziaria del quadro politico e l’intimidazione indiretta di molti esponenti delle istituzioni, delle forze di sicurezza e dell’impresa pubblica e privata.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • perfido

    29 Giugno 2011 - 14:02

    Bisogna inventare un meccanismo alle bobine sulle quali si registrano. Un lavoro da ingegnere, cioè: creare le bobine antireverse e con scatto di chiusura automatica, una volta registrata tutta. Già immagino la risposta di qualche "intelligentone": così chi inventa il suddetto meccanismo, provvede anche a sboccare la bobina, all'occasione, su richiesta dell'Autorità. Saluti.

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  • Liberovero

    27 Giugno 2011 - 12:12

    la colpa della corruzione non è dei PM ma di coloro che corrompono e di quelli che si fanno corrompere. I PM cercano di scoprire i reati e nella stragrande maggioranza dei casi ci riescono, tanto è vero che le nostre galere scoppiano per la sovrabbondanza di reclusi. Non tutte le ipotesi di reato che i PM hanno l'OBBLIGO di perseguire poi sfociano in condanna alla fine di TRE gradi di giudizio (in realtà sono molti di più se consideriamo il riesame contro le misure cautelari ecc.). Se in Italia c'è stata (e c'è ancora) tangentopoli la colpa non è dei PM ma dei politici che continuano a rubare. Le leggi le fanno i politi e questa maggioranza ha nel cassetto da circa tre anni la legge anticorruzione che inasprisce le pene. Perchè non viene varata? Si faccia questa domanda e si dia una risposta.

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  • VincenzoAliasIlContadino

    25 Giugno 2011 - 19:07

    Evidente che, né Cascini, né Palamara, hanno sentito e visto show di Magistrati sbattere dei presunti mostri come Enzo Tortora, Rino Formica e Calogero Mannino o il carcerato Filippo Pappalardi, papà dei due fratellini di Gravina, Ciccio e Tore, mentre veri mostri lasciati liberi a ripetere reati gravi o d’omicidio come per il mostro del Circeo, così come premio un posto al Csm: dopo entrare nei Partiti Catto Comunisti Fascisti: provate e verificare tutti i membri entrati nell’Anm dagli anni ‘70. In poche parole, perché a livello Nazionale non elegge un Addetto Stampa della Giustizia ed avere una sola voce? https://profiles.google.com/vincenzoaliasilcontadino/posts/QMH9BfiAYat http://vincenzoaliasilcontadino.blogspot.com/2011/06/magistrati-star-di-media-con-carriera.html

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  • ITALYA LIBERA

    25 Giugno 2011 - 07:07

    Ci chiediamo ormai da tempo tutti sanno che questo tipo di intercettazzioni cosi come vengono fatte sono solo un grande....bordello...la domanda nasce spontanea come diceva un noto giornalista...possibile che i politicanti ormai sono solo questo...non riescono a fare più una giusta legge per regolarizzare questo servizio che sicuramente può essere utile in tanti casi ma certamente non lo si deve applicare nella totalità di tutti cittadini...che sono ormai spiati anche quando vanno in bagno nella loro casa...non si sono stancati di sentire la "puzza"... che ormai regna nel nostro bel Paese...la segreteria di Italia Libera

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