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Il siluro di Bossi: "Mondadori? Via XX settembre non sapeva"

Il Senatùr scagiona Tremonti e così accusa indirettamente Berlusconi: "Il ministro non era a conoscenza della salva-Fininvest"

Il siluro di Bossi: "Mondadori? Via XX settembre non sapeva"
Norma salva-Fininvest, ruota tutto intorno a te. Non fanno in tempo a placarsi le polemiche per il comma sui risarcimenti civili inserito nella manovra e poi ritirato dal governo che in poche ore si accavallano tesi, ricostruzioni, smentite. Insomma, il classico scarica-barile. L'ultimo a dire la sua è stato Umberto Bossi, e la sua è sembrata una cannonata a Silvio Berlusconi: del Lodo, sostiene il leader della Lega, "non lo sapeva nessuno, neanche Tremonti". E a chi gli chiedeva se ci fosse la possibilità di reinserire quel passaggio contestato durante l'iter del decreto legge, ha risposto: "Non ne so niente".

L'ultimo capitolo della querelle rischia di essere quello dalle conseguenze più pesanti per l'esecutivo. Durante la presentazione della manovra, Tremonti aveva nicchiato sul norma che congela i risarcimenti al di sopra dei 20 milioni. Via al can can con Berlusconi costretto a correre ai ripari. Il ministro dell'Economia aveva allargato le braccia: "Lodo? Chiedete a Gianni Letta". Il giorno dopo, però, il premier aveva precisato: "Tremonti lo sapeva, il comma non l'ho scritto io ma lui". Insomma, una serie di stilettate mica da ridere. Ma il malumore della Lega è l'elemento più eclatante della giornata. Anche perché c'è da aggiungere il carico del rifinanziamento alle missioni militari. Dalla Libia all'Afghanistan, nonostante i tagli annunciati, i soldati italiani resteranno per i prossimi mesi impegnati in azioni di peace keeping o di guerra. Insomma, tutto quello che il Carroccio non voleva. E ora torna d'attualità il dilemma leghista: restare con Silvio o mollarlo?

Lega, cresce la fronda anti-Silvio. Leggi l'articolo di Gianluigi Paragone

Si fa presto a dire la base. La base leghista che telefona a Radio Padania, che ridacchia quando il suo quotidiano titola “Giallo Mondadori” prendendosi beffe del premier; la base che urla dal prato di Pontida «secessione secessione», che alle feste lumbard dice tutto quel che pensa sull’alleanza col Cavaliere e molto di più ancora.

Ma il fatto è che non è più solo la base del Carroccio a non sentirsi più a proprio agio dentro i panni del centrodestra: ci sono i sindaci e gli amministratori locali, ci sono i parlamentari. Ci sono i semplici simpatizzanti, quelli che hanno votato sì ai referendum, quelli che vorrebbero una Lega con le mani più libere. E – soprattutto – c’è qualche dirigente che ha capito l’aria che tira, «ed è un’aria dove la Lega, con una mossa sola, potrebbe fare il pieno di voti e rimettersi al centro del gioco politico. Se invece tutto resta così com’è…».

Già, se tutto resta così com’è il rischio è che gli ultimatum padani si sprecano come le carte delle figurine e il mito del movimento capace di scardinare il sistema invecchia infruttuosamente. «È la fine che vorrebbe farci fare Berlusconi», dicono alcuni deputati col fazzoletto verde dentro un Transatlantico coi nervi a fior di pelle. «Berlusconi vorrebbe normalizzarci, vorrebbe che ingoiassimo ogni cosa così da dire che siamo tutti uguali. Ma noi siamo la Lega e così come non accettammo di entrare nel partito unico, cioè nel Pdl, nonostante le pressioni, ora non vogliamo passare per quelli che ingoiano tutto. Sì, siamo incazzati».

Conservare la propria identità, la propria baldanza di movimento rivoluzionario, è la voce con cui Bossi va a dormire, di ritorno da ogni festa padana. Con un orecchio ascolta le lagnanze interne, con l’altro registra i desiderata della base. Vuole ascoltare, vuole capire il livello della misura. Perché se è vero che da una parte non mancano le ragioni per far passare la buriana, dall’altra c’è però il rischio che la buriana spazzi anche quel consenso d’opinione, recente valore aggiunto.

I fronti aperti sono troppi per pensare che la traversata possa giungere a compimento: c’è la vecchia battaglia contro i privilegi della Casta (battaglia degli esordi: Roma Ladrona era lo slogan che sintetizzava l’ostilità verso il Palazzo, verso la politica lontana dalla gente) e i tagli agli enti locali in barba a qualsivoglia principio di virtuosità e merito; c’è l’ombra di una riforma delle pensioni e le recenti disposizioni sui bot rifugio per tanti piccoli investitori; e poi ancora la mannaia sulle quote latte e una riforma del fisco ben di là dal vedere la luce; i soldi dati per le missioni militari all’estero e i soldi che invece non girano più in quel nord locomotiva a singhiozzo. Insomma, troppe cose non girano per il verso giusto. Dunque una decisione andrà presa. Lo scrivevamo qualche settimana fa: più che Pontida, sarà Venezia l’appuntamento verità. Sarà lì che Umberto Bossi dovrà svelare – al netto degli ultimatum – il percorso prossimo venturo del Carroccio. E da qui a settembre (tempo che la Lega ha sempre utilizzato al meglio sotto il profilo della comunicazione), il Senatur dovrà schivare i colpi di chi da sinistra gli rimprovera di stare col Miliardario.

Che rapporti terranno i dirigenti leghisti con l’opposizione? Di accordi organici, nemmeno a parlarne (questo è chiaro), tuttavia su federalismo, manovra economica e nuova legge elettorale, un minimo di intesa andrà compiuta. Con chi? Con Bersani, emiliano che ben conosce le pulsioni del popolo rosso-verde? O con Casini, nell’ottica di un diverso centrodestra de-berlusconizzato? Sono tante le domande cui in autunno la Lega dovrà dare una risposta.

I comportamenti del premier certo non aiutano a semplificare le mosse. L’articoletto pro-Mondadori dentro la manovra ha mandato su tutte le furie i vertici leghisti per le ricadute sulla gente e per il metodo con cui, quella norma, è arrivata nero su bianco. «Noi non ne sapevamo niente», ribattono in Transatlantico. «Il caso Libia (quando cioè il premier schierò l’Italia con la Francia senza avvertire Bossi) a Berlusconi non ha insegnato proprio nulla…».

Sondando gli umori in casa Lega sembra che tutto ormai sia privo di una logica. Si vive alla giornata nell’attesa di trovare un’idea vincente che tiri fuori tutti dall’empasse. Nel frattempo è bene che la base si sfoghi, che ai militanti nessuno metta la mordacchia: la Lega vuole sentirsi diversa. Perciò una decisione andrà presa, «anche a costo di mollare Silvio». La spinta che arriva dai sindaci sta trovando parecchia presa sulla gente, nel territorio. Le parole forti di Tosi sul premier o quelle del sindaco di Varese, Attilio Fontana, contro i tagli ai Comuni sono soltanto una spia di quel che nelle città e nei paesi della Padania si dice senza veli. L’alleanza con Berlusconi irrita e frena il movimentismo, l’idea di tirare a campare è mal sopportata, e l’ipotesi di viaggiare in autonomia non fa per nulla paura. Cosa deciderà Bossi?

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • vin43

    09 Luglio 2011 - 11:11

    Credo che non siano fesserie quello che ha scritto Paragone, come qualcuno ha detto. Prendo spunto da quest’articolo per alcune considerazioni. La Lega col 10% al massimo non potrà mai governare da sola. L’UDC con il 4,8 % al massimo non potrà mai governare da solo. Fli con 1,50% non potrà mai governare da solo. Allora? Possono sperare i rispettivi rappresentanti di raggiungere il 51% nelle prossime competizioni? Possono mai avere la PdC? Possono mai rivoluzionare il tutto? Credo di NO. E allora ancora. Non resta loro che confluire nel Pdl e lavorare assieme. Nella Lega ci sono ragazzi in gamba e seri. Nell’UDC altrettanto. Anche quel Mario Baldassarre del Fli potrebbe essere veramente utile. A sinistra è da fare la stessa considerazione. Non mi azzardo, perché sono troppo variegati. Spero solo nel bipolarismo. Diversamente non si può. La Spagna di Zapatero sta andando in default proprio per la conflittualità che esiste nella maggioranza. Perché non si capiscono queste cose elementari?

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  • bruno osti

    08 Luglio 2011 - 09:09

    e ci avete messo venti anni per accorgervene? l'area da dove la Lega pesca voti, è SEMPRE stata stra-democristiana. Era lo zoccolo duro di quel partito, assieme alla Sicilia.

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  • frabelli

    07 Luglio 2011 - 21:09

    Probabilmente Bossi dovrebbe informarsi meglio, visto che sia Tremonti che il ministro della Lega ne erano a conoscenza.

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  • robi52

    07 Luglio 2011 - 19:07

    Anche io anni fa ho votato Lega ma mi sono accorto che ormai è democristianizzata Pensa ai posti negli enti locale e nelle banche Vi chiedete perchè non vuole la soppressione delle Province?. Ovvio perchè ne amministra molte Credo che più che il cavaliere in crisi sia la lega

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