Cerca

Basta, aboliamo le province: tutte in rosso tranne Milano

I soldi delle tasse non bastano: per stare in piedi succhiano denaro allo Stato. Bene solo la Madonnina / SPECCHIA

Basta, aboliamo le province: tutte in rosso tranne Milano
Provincia mia, Provincia mia per piccina che tu sia tu mi sembri una badia.
Sostiene Roberto Formigoni: «Ci sono invece tante altre Province che non servono, che hanno debiti enormi e continuano ad accumularne. Quelle sono da eliminare. Stabiliamo un limite temporale: due anni. Se entro quella data queste Province non avranno messo i conti in ordine e non avranno i bilanci in pareggio, allora andranno abrogate. Dimostrino di farcela, altrimenti su di loro calerà la scure». La scure è, onestamente, una bella immagine. E mentre il governatore la perfeziona ricordandoci di quanto le Province italiane incidano sulle nostre tasche (ricordiamolo: 17 miliardi, di cui solo circa il 27% è stato di supporto ai cittadini. Il restante 73% è servito per pagare i dipendenti, le spese di rappresentanza e quelle di mantenimento, le auto blu....), be’, emergono gli allegri bilanci in rosso delle Province italiane. I ricercatori del Centro Studi Sintesi hanno prodotto una simulazione per Libero (dati risalenti al 2008, quindi sono esclusi gli ultimi 25 nuovi enti): sono state messe a confronto le spese correnti di tutte le province italiane con le entrate fiscali proprie.


Stando ai dati di bilancio i 100 distretti amministrativi hanno bisogno, per funzionare, di oltre 8,228 miliardi di euro l’anno. Tra addizionali e imposte provinciali gli amministratori provinciali riescono a drenare circa 5,113 miliardi di euro. Ma per far quadrare i conti servono almeno altri 3 miliardi, e senza considerare gli eventuali investimenti. Confrontando quindi entrate e uscite attuali emerge che soltanto la Provincia di Milano riuscirebbe a far fronte dall’oggi al domani alle competenze con le tasse che già preleva dal suo territorio di competenza. Seguono, a breve distanza, solo le Province di Roma e Verona che, con modesti sacrifici, grazie soprattutto alle loro municipalizzate, potrebbero continuare ad erogare i servizi che già offrono.
La lista va da Agrigento che avrebbe una differenza spese/entrate di 25,7 milioni a Viterbo con 26, 3 per un totale di -3,115 miliardi di tutte le Province d’Italia. Alcune delle quali, anche le più all’apparenza virtuose, hanno cercato di rimediare affannosamente. Per esempio, il bilancio della Provincia di Belluno oggi è sotto di ben 8 milioni di euro; e il presidente Gianpaolo Bottacin (Lega) non si capacita dei motivi che l’hanno spinto sull’orlo della bancarotta. Forlì-Cesena è stata costretta a vendere beni immobili a causa dei conti in rosso di Seaf, la partecipata che possiede il 15% delle quote della società che gestisce l’aeroporto Ridolfi. Chieti ha ricevuto 11 offerte per la vendita all’asta dei 28 beni immobiliari di sua proprietà inseriti in un apposito avviso per poter ottenere liquidità. Lecce con un buco di 17 milioni aveva posto in vendita la sede dei Vigili del Fuoco. E, per carità di patria, non citeremo altri casi di grandi storiche burocrazie con amministrazioni alternate. I bilanci disastrati sono politicamente trasversali.
Si considerino poi, altri elementi. Per cercare di galleggiare sull’onda debitoria, gli enti locali si sono buttati sui derivati: è una zavorra biblica per i conti di 476 Comuni, Province e Regioni. Gli enti locali hanno in bilancio totale derivati per un valore nozionale di 33 miliardi. Solo le Province sono vincolate per 38 enti per 113 contratti a questo strumento finanziario nefasto: contratti per un capitale nozionale di 3.053.473.723 euro, cioè quasi il 10% della finanza spazzatura in Italia. Qualcuno, intuendo di essersi messo il cappio al collo, si è ribellato. É il caso della Provincia di Pisa che, ricorrendo alla procedura di “autotutela” ha richiesto -e per certi versi ha ottenuto ragione dal Tar-  l’annullamento delle delibere con cui aveva deciso di stipulare i contratti derivati; pure se giuridicamente questo pare non provocherà  la morte dei derivati stessi. E sussiste anche un’altra situazione paradossale. Lo Stato, in tutto questo caos, ha un debito nei confronti delle Province che ammonta quasi a 3 miliardi di euro. Il federalismo, finora, pare abbia incasinato di più le cose. Sopprimere le Province, a questo punto sarebbe eutanasia gentile.

di Francesco Specchia


Per partecipare alla nostra campagna mandate una dichiarazione di adesione all'indirizzo e-mail vialeprovince@libero-news.it, oppure un fax al numero 02/99966264 o una lettera alla redazione di Libero: viale Majno, 42 - 20129, Milano.


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • prodomoitalia

    11 Luglio 2011 - 13:01

    ..............all'eliminazione della Provicie ??? Ci ho provato ben tre volte con risultato : ZERO !

    Report

    Rispondi

  • darkstar

    11 Luglio 2011 - 12:12

    Pensiamo anche a migliaia di piccoli comuni, che non hanno altro senso che mantenere sindaci, assessori ed innumerevoli bidelli, usceri, funzionari e messi comunali di paesini sperduti.

    Report

    Rispondi

  • Daniele.Cardella

    11 Luglio 2011 - 12:12

    Caro Presidente Strassoldo,chi dovrebbe gestire le strade provinciali? i comuni più vicini alla strada.Chi dovrebbe gestire la motorizzazione ?il comune più di pertinenza al territorio.Chi dovrebbe gestire i trasporti provinciali? semplice anche questa,la regione.Chi dovrebbe gestire gli istituti superiori?i comuni.La tutela dell'ambiente?Uffa,regione .E così via dicendo.Come vede carissimo presidente Strassoldo,e mi scusi per issimo,basterebbe la volontà politica.Quella che è venuta a mancare in questi anni nell'Italia unificata.Come ha detto pure Gentiloni:i serbatoi della politica. Ebbene da cittadino che paga le tasse regolarmente alla fonte,vorrei tanto che le cose cambiassero, in meglio.E mi fermo.

    Report

    Rispondi

  • UnicoBatman

    UnicoBatman

    11 Luglio 2011 - 11:11

    L'abolizione delle province è una cosa da farsi, come per tutti gli altri enti inutili, ma è illusorio pensare che dia benefici economici se non nel lungo termine, così come tutte le bonifiche strutturali. Dove si pensa di metterne tutti i dipendenti? licenziarli è ridicolo, quindi rimarranno comunque sul libro paga per almeno una generazione. E dove li mettiamo? nelle sedi attuali, ovviamente, quindi non possiamo vendere neppure quelle. E come la prenderanno i "grandi lavoratori " della Regione nel dover fare lavori in più? Sì, forse tra mezzo secolo risparmieremo qualcosa, ma nel frattempo avremo già inventato nuovi posti ove buttare il denaro.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog