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Pansa: conta salvare la cassa. Perciò Tremonti non si tocca

Il momento è critico e un altro Giulio non c'è. I risparmiatori si fidano, Monti e Bini Smaghi non saliranno sulla barca

Pansa: conta salvare la cassa. Perciò Tremonti non si tocca
Che cosa pensa, teme e spera un risparmiatore italiano, di orientamento moderato? È un cittadino uguale a tanti: ceto medio, fedele pagatore di tasse, nemico delle spese folli, con un po’ di fieno in banca, il frutto di una vita dedicata al lavoro e alla famiglia. Ne conosco molti così. E parlo spesso con loro. Per questo sono in grado di stendere un catalogo abbastanza preciso dei pensieri tetri che oggi gli attraversano la mente.
Il primo riguarda il premier, Silvio Berlusconi. Per anni, il signor Moderato ha  avuto fiducia in lui e lo ha votato sempre, a partire dal 1994 sino al 2008. Ma adesso non sa prevedere se alle prossime elezioni lo farà di nuovo. Non riconosce più il Cavaliere. Lo vede stressato, confuso, incapace di tenere una linea coerente, con difficoltà ogni giorno crescenti nel guidare un partito e un governo straziati da troppi contrasti interni. Una specie di astiosa Balcania, come urlava mia nonna quando vedeva noi ragazzi litigare in cortile.
Il signor Moderato teme che Berlusconi non riuscirà a tornare il leader dei primi tempi. Certo, sta da anni sotto scacco da parte di molti magistrati che si sentono militanti della sinistra. È il politico più processato in Europa. Il gigantesco risarcimento che dovrà pagare all’ingegner Carlo De Benedetti (560 milioni di euro) lo manderà al tappeto ancora di più. E purtroppo il tappeto, per ingiusto che sia, è pur sempre il luogo meno comodo e felice per un leader politico.
Silvio deve prepararsi all’uscita. Senza pretendere di decidere lui chi occuperà il suo posto a Palazzo Chigi e chi sarà il nuovo presidente della Repubblica. Il signor Moderato pensa che il Cavaliere non sia il Padreterno. Dunque si limiti a concludere con dignità il proprio ciclo pubblico. E poi, se ne avrà la forza e la voglia, ritorni a occuparsi delle sue aziende. Oppure scelga di andare in pensione. Non avrà problemi a campare da ricco.
 Il secondo pensiero del nostro Moderato ha per soggetto Giulio Tremonti, il ministro dell’Economia. Lo considera il miglior ministro possibile per un compito da far tremare i polsi: tenere in ordine i conti dello Stato, portare a termine la manovra finanziaria che ha progettato, salvare l’Italia dal rischio di cadere nel caos come la Grecia. È un giudizio positivo espresso, senza esitazioni, anche da due grandi banchieri europei: Jean-Claude Trichet e Mario Draghi. E dal presidente Giorgio Napolitano.
Dunque, sarebbe un errore terribile sfiduciare Tremonti. Soprattutto se questa sfiducia gli arrivasse dall’interno del governo. Del resto, chi potrebbe sostituirlo? In questi giorni si è sentito parlare di Mario Monti e di Lorenzo Bini Smaghi. Ma sono voci senza fondamento. Nessuno dei due salirebbe mai su una nave che rischia il naufragio.
 Dell’affare Milanese, il collaboratore del ministro che rischia l’arresto, al nostro elettore-risparmiatore non importa nulla. In tutti i paesi e attorno a tutti i ministri circolano sempre persone troppo disinvolte e avide, oppure dei veri e propri farabutti. Se l’ex ufficiale della Guardia di Finanza si è comportato così, paghi quel che deve. Ma è assurdo farne il tallone d’Achille del ministro dell’Economia. La colpa di Tremonti sarebbe quella di aver dormito qualche notte nella casa di Milanese? Ma non facciamo ridere! Nei governi occidentali si è visto e si vede ben di peggio.
 In proposito, il signor Moderato ha le idee molto chiare. Dice: in questa fase così accidentata, l’obiettivo primario è salvare i risparmi degli italiani. È l’unico modo per evitare che il paese vada alla deriva, preda di una violenza orribile. Tremonti è in grado di riuscire a farlo? Tutti sostengono di sì. Giulio ha un brutto carattere? Succede sempre con gli uomini di carattere. Non fa gioco di squadra e si ritiene un primo della classe? Ma sono i primi della classe a vincere, in tutte le professioni. Non le squadre mediocri.
E allora, spiega il nostro elettore, Tremonti va sostenuto senza esitazioni. Lo conferma un quesito elementare. È meglio un ministro dell’Economia efficiente anche se malmostoso e con qualche passo falso alle spalle? Oppure un ministro angelico e circondato da monaci, ma incapace di fare il proprio mestiere? Nessun dubbio: meglio il primo.
Dal caso Tremonti nasce un altro pensiero tetro del signor Moderato. Il ministro dell’Economia ha presentato una manovra finanziaria da lacrime e sangue. Ma è il primo passo per arrivare al pareggio del bilancio ed evitare il crac del paese. Tuttavia nel governo, e nella maggioranza di centro-destra, sta emergendo un esercito nemico della manovra tremontiana. Pronto a tutti i colpi bassi. Che cosa accadrà in Parlamento? La finanziaria verrà snaturata? Gli interessi particolari avranno la meglio sull’interesse generale?
Chi sa di economia, sostiene che è rischioso far conto su di un solo ministro per difendere scelte impopolari anche se necessarie. Occorre la forte coesione di tutto il governo. Però non sta andando affatto così. A cominciare dal premier, molti si dicono decisi ad affossare la manovra, con una sfilza di cambiamenti non secondari. Ma questo sarebbe un comportamento demenziale e suicida, pensa il signor Moderato. Si aprirebbe non una porta, bensì un portone, alla speculazione finanziaria internazionale che ha già iniziato a mordere.
Ormai persino gli studenti di ragioneria sanno che le maledette agenzie di rating sono pronte a colpirci. E possono farcela perché l’instabilità politica e le incertezze del governo Berlusconi stanno giocando a loro vantaggio. Vogliamo fare le quinte colonne di un gruppo di signor superpagati ai quali non importa nulla dei nostri risparmi?
Se vogliamo evitare il peggio, devono finire le risse nella maggioranza. Certi atteggiamenti, anche di qualche ministro, rasentano l’alto tradimento. A punirli ci penseranno molti dei loro elettori, quando si tornerà alle urne. È già avvenuto alle amministrative. Accadrà di nuovo, e in una misura assai più devastante.
Il signor Moderato sa di dover fare molti sacrifici. Prima o poi, questo governo, o un altro di colore opposto, lo metterà di fronte a un’imposta patrimoniale. Sarebbe più disposto a pagarla se vedesse onorato l’impegno che sente sbandierare da anni: ridurre il costo della politica. Il nostro risparmiatore-elettore è diventato un esperto in materia. Vuole un Parlamento fatto di un solo ramo. L’abolizione delle province. Un taglio deciso agli stipendi e ai benefici degli eletti alla Camera e al Senato.
È rimasto stupefatto nell’apprendere che i parlamentari italiani costano il doppio di quelli degli Stati Uniti. Sperava di veder sparire le province, insieme alla loro burocrazia asfissiante e spendacciona, con un corteo infinito di presidenti, assessori, consiglieri, consulenti, capi di enti inutili. Ma si è visto gabbato dal voto della maggioranza, alleata con l’opposizione di sinistra. Si è reso conto dell’esistenza di una complicità ferrea tra Pdl, Lega e Partito democratico, divisi su tutto tranne su un fatto: mantenere intatte le rispettive clientele e garantirsi i voti che controllano.  Il nostro Moderato sta perdendo fiducia nella politica italiana. Vede in entrambi i blocchi gli stessi difetti: arroganza, corruzione, incapacità. Insieme a una resistenza accanita nel conservare il marciume odierno. Ne trae una conclusione amara: nessuno, forse, ci salverà da un declino inesorabile. E medita di non andare più a votare. Lasciando a secco tanto il centro-destra che il centro-sinistra.
 Gli domando se, nel fare così, non rischi di alimentare una tendenza pericolosa: l’antipolitica, il rifiuto nei confronti di qualsiasi partito e della stessa repubblica parlamentare. Il signor Moderato mi risponde: forse sì, ma quando uno si sente nauseato dall’andazzo di oggi non potrà comportarsi in modo diverso.  
Poi accadrà ciò che Iddio vorrà. Spunterà all’orizzonte un protagonista autoritario, un Mussolini del Duemila? Il signor Moderato si stringe nelle spalle. Riflette, poi risponde: spero di no, ma di certo io non sarò in grado di impedirlo.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • bobbon

    07 Agosto 2011 - 19:07

    Mi sembra evidente che degli incapaci ignoranti come capre (almeno in larga maggioranza) che vivono come principi rinascimentali non cederanno un atomo dei loro vergognosi privilegi (si fanno pagare anche il lavaggio dell'auto!) se non di fronte al rischio di finire male. E forse non li sveglierebbe dal loro delirio di onnipotenza neanche un vero rischio personale

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  • Dieguz99

    11 Luglio 2011 - 14:02

    Il signor Moderato, protagonista del suo articolo, è il moderato della seconda repubblica, una geniale creazione di Berlusconi, subito cavalcata anche dalla Lega. Dopo anni di campagna di persuasione mediatica il premier è riuscito a plasmare un nuovo esemplare di moderato: il sig. Moderato berlusconiano. Il requisito principale per far parte della sua categoria, era il cattolicesimo. Per il sig. Moderato la religione doveva essere una tradizione, una cultura, più che una fede. Il governo, scaltramente, ha usato la Chiesa e il cattolicesimo per le sue battaglie contro le altre religioni, contro gli stranieri, contro i diversi, contro gli omosessuali, contro le coppie di fatto, contro i progressi della ricerca e della medicina, conquistandosi il suo entusiastico consenso. Per il signor Moderato Manipolato, tutto ciò che era laico era sinonimo di comunismo. Era bigotto, ma all’occorrenza libertino, razzista, maschilista, intollerante ed antidemocratico. Da qualche mese, dott. Pansa, come d’incanto, tutto è cambiato. Il sig. Moderato si è svegliato, si è reso conto di non corrispondere al suo stereotipo, ragiona con la sua testa, ha capito di essere stato manovrato, di essere stato usato. Alle prossime elezioni, al contrario di quanto sostiene lei, voterà, vedrà come voterà!

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  • AGOUNTER

    11 Luglio 2011 - 10:10

    La verità è che tutte le democrazie, e sottolineo democrazie,sia di cdx che di csx, funzionano se a dirigerle ci sono persone oneste, e se i cittadini che votano, sono disposti a non votare i disonesti, gli imbroglioni, i bugiardi. In caso contrario succede quello che stiamo vivendo in questo momento. Il dramma caro Pansa è che a raddrizzare la baracca, ci sono quelli che l'hanno stortata, perchè non è , che tutto è successo per caso, ci sono precise responsabilità. Se non ci si rende conto di questo, non potremo altro che peggiorare.

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  • Vioz

    10 Luglio 2011 - 20:08

    Ieri, imboccando la via Prina, a Milano, per associazione di idee ho pensato a Tremonti. Giuseppe Prina, cui è dedicata la via, è stato un ministro delle finanze del primo ottocento, nell’epoca napoleonica. Detestato per tale ruolo, fece una tragica fine: nel 1814 fu linciato a morte dalla folla inferocita. Mi permetto di suggerire un articolo sul personaggio, le cui vicende mi sembrano molto istruttive.

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