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Rinvio a giudizio per Romano "Un cortocircuito giudiziario"

La Procura di Palermo ha depositato la richiesta: deciderà il Gup. Dura replica del ministro: "Scandaloso. Non mi dimetto"

Rinvio a giudizio per Romano "Un cortocircuito giudiziario"
La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti del ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, imputato di concorso in associazione mafiosa. Il provvedimento, firmato dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dal sostituto Nino Di Matteo, è pronto per essere inviato all'ufficio del giudice dell'udienza preliminare, che dovrà valutarlo e decidere se accoglierlo o se prosciogliere Romano.

Atto dovuto -
La richiesta di rinvio a giudizio costituisce un atto dovuto, dal momento che il Gip Giuliano Castiglia ha deciso di respingere la richiesta di archiviazione proposta dal pm Di Matteo, che aveva ritenuto non ci fossero elementi sufficienti per dare corso al processo. Il gip invece ha steso una motivazione di 101 pagine, all'interno delle quali viene spiegato perché contro il ministro si possa sostenera l'accusa

La strategia difensiva -
I difensori di Romano, gli avvocati Raffaele Bonsignore e Franco Inzerillo, non hanno ancora deciso quale strategia processuale adottare: potrebbero infatti ricorrere al rito abbreviato e in questo caso il ministro sarebbe giudicato con gli elementi finora raccolti, gli stessi elementi con cui la Procura aveva chiesto l'archiviazione. Nel caso in cui il Romano venisse assolto con rito abbreviato, non potrebbe più essere processato nemmeno in presenza del sopraggiungere di nuovi elementi.

"Cortocircuito giudiziario" - La dura reazione di Romano non si è fatta attendere: "Non intendo commentare un atto al quale la Procura di Palermo è stata obbligata dopo otto anni di indagini e due richieste di archiviazione. Continuo a non comprendere come non ci si scandalizzi invece - sottolinea il ministro - di un corto circuito istituzionale e giudiziario che riguarda chi da un lato ha condotto le indagini e chi dall’altro le ha severamente sanzionate". Romano ha poi escluso un passo indietro: "Vado avanti, non vedo alcuna ragione per dimettermi".

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  • liberodifare

    14 Luglio 2011 - 13:01

    Caro ministro, il seggiolino (o la poltrona che sia) non lascia mai vero? Non solo le dimissioni devi dare, ma nessuno del tuo partito e della maggioranza ti deve sostituire altimrnti fate sempre comunella. Occorre modificare subito la legge nel senso che chi è sottoposto ad indagine si deve dimettere obbligatoriamente e non deve essere sostituito da nessuno altro dello stesso partito o della stessa coalizione. Solo cos' si potrà salvare l'Italia. Anche per Papa non ho ancora capito cosa si deve aspettare; se domani presenta altr 16.000 pagine bisogna aspettare ancora per poterle leggere?. Perchè non facciamo dimettere quel furbacchine di Paniz che altro non sa fare che scaldare le poltrone?. Italiani svegliatevi.

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  • ciannosecco

    14 Luglio 2011 - 13:01

    Veramente,da cosa spiega nel suo commento,non è Berlusconi e compagni che sono contrari all'applicazione più severa del concorso in associazione mafiosa,ma lo sono gli stessi magistrati che hanno creato una norma come dice lei "favor rei".In realtà non è così,i magistrati non devono creare niente,devono applicare la legge e basta.Con tale norma hanno indistintamente colpito innocenti e colpevoli.Basta, per capire, studiarsi il processo Mannino,uno scandalo a cielo aperto.

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  • ciannosecco

    14 Luglio 2011 - 13:01

    La devo contraddire.La fattispecie è già ampiamente prevista dall'art.110 cp e seguenti.Il concorso esterno mafioso , a differenza dell'art. 110 cp è aleatorio ,applicabile a chiunque,anche a chi incidentalmente ,abbia contatti o frequentazioni con un mafioso.A peggiorare la situazione hanno contribuito i magistrati che applicano impropriamente tale "invenzione".Per meglio capire il mio punto di vista,le invio un link che deve assolutamente leggere,Saluti. http://www.ilfoglio.it/soloqui/3909

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  • ciannosecco

    14 Luglio 2011 - 12:12

    Riguardo alla sentenza Demitry,dimostra quanto ho asserito nel mio commento.Le Sezioni Riunite della Cassazione sono formate da magistrati,i quali hanno interpretato una situazione come reato benchè non fosse prevista ne dal codice penale ne da nessuna legge dello Stato.Questo atteggiamento ha di conseguenza prodotto giurisprudenza,ma non è flso affermare che tale provvedimento spettava unicamente al Parlamento,a cui i magistrati si sono sostituiti.Critiche a questa decisione,motivate dal diritto,sono venute da più parti,giuristi e anche magistrati che hanno eccepito il contrasto on quanto previsto dall'art.110 cp.Di seguito un link dove si eccepisce quanto detto.http://www.nassis.com/costa/pubbl/conc_assoc_mafiosa.pdf

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