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Bossi si riscopre manettaro per avvisare il Cavaliere ma deve fare i conti con i suoi: c'è chi rema contro

Tutti i motivi per cui la Lega è per l'arresto: il Carroccio vuole smarcarsi dal Pdl, ma occhio alle correnti interne / PARAGONE

Bossi si riscopre manettaro per avvisare il Cavaliere ma deve fare i conti con i suoi: c'è chi rema contro
Sulla richiesta d’arresto di Alfonso Papa la partita è per lo più politica, alla faccia del diritto. (Ma del resto si può ancora parlare di diritto in un Paese dove le misure precauzionali, tra cui appunto l’arresto preventivo, sono diventate una pena a prescindere? Certo che no, e qui Berlusconi ha un bel po’ di colpe visto che la sempre annunciata riforma della giustizia galleggia da quindici anni e dio solo sa quanto sarebbe auspicabile.) Il sì deciso ieri dalla giunta per le autorizzazioni con alzata di mano dei soli deputati dell’opposizione e con l’astensione della Lega è più che un segnale del malessere nella maggioranza. E’ un elettrochoc. Il Pdl infatti aveva abbandonato la commissione, sperando di far uscire allo scoperto i leghisti divisi tra il sì fin da subito e il buttar avanti la palla. Qualche ora prima Bossi aveva già fatto capire l’aria che tirava: li faremo stare sulle spine.

Detto, fatto. Non è stato un sì, ma ne è l’antipasto. «In aula voteremo a favore», dichiarava il capogruppo Reguzzoni prima che Bossi sganciasse la bomba: «Papa deve andare in galera». E dopo che Berlusconi faceva sapere che «Noi non facciamo processi in aula, sosteniamo il non arresto. La magistratura andrà avanti ma chi è parlamentare deve mantenere il suo incarico. Papa va salvato». Due posizioni decisamente opposte.
E’ chiaro che la partita è, come dicevamo, politica. La Lega insiste nella sua strategia di smarcarsi sempre più dal Pdl (da qui anche la frase sibillina pronunciata dal Senatur sul governo tecnico: «Chi lo vuole deve parlare con me») e dalle sue contraddizioni; di contro il Pdl sta cercando un nuovo passo per arrivare a quel partito degli onesti di cui ha fatto menzione Alfano stando in equilibrio tra le ombre delle indagini e il garantismo. Nei giorni scorsi Bossi aveva scaldato le mani dei militanti lumbard con comizi che riportano il Carroccio a vecchie parole d’ordine: fuori chi pensa di far soldi con la politica.

Come già altre volte avevamo scritto, nel tastare il polso alla militanza leghista Bossi sta impostando la campagna d’autunno, una campagna tutt’altro che priva di spine per il premier. Sarà un continuo distinguo, dove questione morale, economia, tasse e battaglie contro il Palazzo si terranno insieme. «Li faremo stare sulle spine».
Le spine sono tante, tra cui anche quelle giudiziarie. Ieri era la volta di Papa, poi non va dimenticata l’accusa pesante contro il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano (e quelle che in passato hanno coinvolto Cosentino): per un partito che esprime il ministro dell’Interno, con risultati che sono il fiore all’occhiello dell’esecutivo, è difficile adottare una scelta diversa o cerchiobottista. «Papa deve andare in galera», dice Bossi senza troppi giri di parole e anche lamentandosi in privato coi suoi per la scelta tiepida dell’astensione. Pare infatti che il Senatur volesse già in commissione un voto favorevole, anche se la mozione era stata presentata dall’opposizione.
A ciò va poi aggiunto un altro dato che, se confermato, diventerebbe un elemento di analisi fondamentale per capire i passi del Carroccio. Alcuni sondaggi rileverebbero una percentuale di elettori leghisti scontenti di Berlusconi e “attirati” da Di Pietro dopo le mosse su acqua, nucleare e giustizia. Non a caso infatti uno dei commenti più duri ieri contro l’astensione del Carroccio è arrivato proprio dall’Italia dei Valori: «Oggi abbiamo scoperto che la Lega non è guidata da Bossi, che era favorevole all’arresto, ma va al traino di Papa». Se ciò fosse vero e soprattutto se questa tentazione fosse giudicata credibile in via Bellerio, si potrebbe spiegare l’accelerazione leghista in tema di giustizia e lotta alla casta.

Per ora agli atti resta il voto non solo contro Papa ma soprattutto contro la linea berlusconiana. Il resto lo capiremo sotto l’ombrellone: il periodo estivo è sempre servito a Bossi per posizionarsi in attesa dell’autunno. E mai come quest’anno l’autunno ci svelerà molte cose sulla tenuta di una stagione politica che, a detta di molti, potrebbe finire soffocata dalla crisi economica da una parte e dalle indagini o dai processi dall’altra. Uno scenario per nulla inedito, uno scenario che Umberto Bossi conosce molto bene…

di Gianluigi Paragone

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Commenti all'articolo

  • moranma

    17 Luglio 2011 - 10:10

    non siamo più alle famose comiche finali, ormai siamo a " giù il sipario". Bossi e le sue giravolte sono l'espressione lampante di una debolezza infinita sua e del suo alleato B. Ormai per sapere cosa pensa la lega dobbiamo leggere i comunicati stampa almeno ogni tre ore, altrimenti rischiamo di rimanere indietro........Bossi non conta più nulla e sta solamente diventando il megafono ora di questa ed ora di quella fazione interna!! La cosa che mi domando è come la base leghista continui a credere in questo partito....forse perchè a capito l'importanza capitale di avere i ministreri a Monza??

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  • depil

    16 Luglio 2011 - 18:06

    e sragioni sempre più, lascia questa testata e vai al Fatto o all'Unità più idonee al tuo pensiero attuale. E magari fatti pure tu una casa a Montecarlo.

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  • Dieguz99

    16 Luglio 2011 - 18:06

    “Voglio che il PDL sia il partito degli onesti, e non tutti sono onesti". Ma se ritiene onesti Berlusconi, Dell’Utri, Ciarrapico, Cosentino, Verdini, Papa, Romano, Scajola, la domanda sorge spontanea: CHI SONO I DISONESTI?

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  • maxgarbo

    16 Luglio 2011 - 18:06

    SAREBBE PIU' CREDIBILE. NON SE NE PUO' PIU' DELLE SUE SPARATE, DEGLI AVVISI AI NAVIGANTI: HA FATTO IL SUO TEMPO, BASTA!

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